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Monday, 31 December 2012

Marek 'Orko' Vácha - Tančící skály

Babička ve snaze mi vyjít vstříc mi neustále klade na srdce, abych rozšířil své obzory a abych mimochodem navázal nějaký kontakt na pana Halíka, který je inteligentní a vzdělaný a ne tak zkostnatělý jako zbytek katolické církve. Ona sama Halíka čítávala jíž delší dobu; teď objevila Marka Orko Váchu, chytrého, vzdělaného, zcestovalého, který byl ovšem nepochopen a zkostnatělou hierarchii odsunut někam na venkov aby neškodil, až si ho pan profesor Halík vzal k sobě do Prahy.
Já sám moc neznám ani prvního ani druhého; nějaké Halíkovy texty jsem přečetl, teď vzhledem k tomu, že to doma bylo a že mi to babička nabídla, jsem tedy zkusil i Váchu.

Je zajímavé, že už samotné jednoroční studium fundamentální teologie a trocha pastorační činnosti mi umožnili knihu číst zásadně jinýma očima než kdybych ji býval četl loni: mám totiž na ni interpretační kategorie. Vácha vystudoval molekulární genetiku, takže i jeho výuka náboženství na biskupském gymnáziu bere plnýma rukama z tohoto pole - snad s prospěchem, vzhledem k tomu, že naše generace vidí ve vědě měřítko téměř všeho. Cyklus přednášek (už označení 'přednáška' je mi protivné, to ovšem přejdu protože i Vácha si na samotném začátku bere od náboženství jako od předmětu vyučování energický odstup) vychází z údivu nad světem, nad přírodou a nad člověkem, a táhne dál teologické zamyšlení nad smyslem života, nad Bohem, nad životem samotným, vše prolínaje úvahami o evoluci, Aristotelem, vědeckými 'fakty' (v uvozovkách s ohledem na Poppera) a šetrnými citacemi z Písma. Je to vlastně  tradiční způsob, jak se i u nás snaží uvést mladé lidi na práh setkání s Bohem; rozdíl je ovšem - jako vždy - v intelektuálním a kulturním kalibru uvaděče.

Na druhé straně, právě lpění na intelektu mi jde trochu na obtíž. Já sám jsem velmi intelektuálně založená osobnost, a přesto moje setkání s Bohem se událo v úplně jiné rovině - bylo to osobní setkání (jinak můj první zážitek i ty další, více či méně zapuštěné do každodennosti, nemohu ani označit); jsem si také jist, že něco podobného prožili a prožívají i Vácha, Halík a většina těch, kdo se kněžími stali, i v Česku. Takže proč tolik váhy publikacím, akademickému působení, cestám na Antarktidu či do Argentiny? Toto všechno přece není to zásadní, není to důvod, proč odpovídáme 'ano' na Pánovo povolání žít jen pro něj. Možná, že je mi to nepříjemné proto, že já sám jsem se ještě nevyrovnal s obavami o tom, co bude s mým vlastním kulturním životem, že jsem se ho ještě nevzdal, abych ho znovu našel a přijal z rukou Pána. A tento kulturní deník je toho vlastně jakýmsi důkazem.

Marek Orko Vácha, Tančící skály. O vývoji života na Zemi, o člověku a o Bohu, Cesta, Brno 2003
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Friday, 28 December 2012

José Saramago - Il Vangelo secondo Gesù

Quando oggetti potenzialmente provocatori atterrano nei pressi del mio stagno non vedo mai l'ora di raccoglierli e di vederli più da vicino. Fu così con Le relazioni pericolose, con Lolita, con Chéri e con altri romanzi scandalo; la cosa divertente e vagamente paradossale è che l'occasione per Saramago mi è stata data da un feroce articolo antinichilista incontrato nel corso di un recente modulo di catechesi di don Andrea.

Alla prosa di Saramago bisogna un po' abituarsi: è un torrente di parole a stento arginato dalla punteggiatura e affatto scandito dai dialoghi - sembra quasi di leggere i testi di Miloš Macourek per Mach a Šebestová. Il suo premio Nobel per la letteratura non è comunque immeritato; se formalmente la prosa può lasciare spiazzati, la sua capacità di evocare situazioni e stati d'animo senza descriverli affatto e quasi parlando d'altro è una virtù che lo proietta nel firmamento dei grandi scrittori: si vedano in questo senso i passaggi relativi al concepimento di Gesù o al suo incontro con Maria di Magdala.
Ovviamente si tratta di un'opera di letteratura: lo scandalo insorge se lo si vuole in qualche maniera collocare sullo stesso piano delle narrazioni evangeliche, ad esempio accusandolo di smentire dogmi come la verginità di Maria. Ma come opera di letteratura funziona molto bene: alla fine dei conti quanto  Saramago compie non è altro che l'antichissima operazione di perpetua rinarrazione del μύθος - in questo caso del racconto evangelico, bene o male tuttora fortemente presente nel subconscio culturale dell'intera civiltà occidentale. E il racconto viene rinarrato, forzato, stravolto, si sovrappone all'originale assente (i Vangeli nascono plurali, non c'è "originale") combaciando e differendo, smontando e rimontando. Così va a finire che è Giuseppe a finire in croce a trentatré anni, che Lazzaro non risorge per davvero perché Gesù non ha il coraggio di farlo; la visione di fondo è pessimistica, di un non senso generale, in cui Pastore/Diavolo è in fondo più benevolo del Dio egoista, sanguinario e insensato di cui costituisce e rappresenta l'opposto; gli eventi si susseguono senza eccessivi patemi d'animo, con un velo di indifferenza. L'unico punto fermo è quello che punto fermo è per davvero: l'amore autentico, profondo, incondizionato - in questo caso quello di Maria di Magdala, prostituta pentita, per Gesù, vero uomo e vero Dio. Quindi alla fine Saramago non è poi così blasfemo come potrebbe sembrare. Certo, c'è la distinzione paolina tra έρος, άγαπη e φιλία, ma questo è un altro paio di maniche.

Generalmente molto ben documentato nelle descrizioni, se non fosse per un piccolo dettaglio che da classicista e architetto-urbanista non mi sono lasciato sfuggire: nei villaggi di Israele non poteva esserci piazza, perché la piazza è un'invenzione greca, esportata solo in quella porzione del mondo ellenizzato che ellenizzata era effettivamente, quindi al massimo Sefforis e non certo Nazareth o Cafarnao...

José Saramago, Il Vangelo secondo Gesù, Bompiani, Milano 1993
[O Evangelho segundo Jesus Cristo, 1991]
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Wednesday, 12 December 2012

Il rito

Avendo già visto L'esorcista, Rosemary's Baby e L'esorcismo di Emily Rose, sapevo più o meno che cosa attendermi: atmosfere thriller e risvolti psicologici potenzialmente culminanti in qualche plateale scena di possessione/esorcismo ricca di effetti speciali. E in effetti non sono andato molto lontano dal vero.
La trama è semplice: seminarista scettico a ridosso dell'ordinazione si trova a frequentare un corso di esorcismo. Ovviamente rimane scettico, ovviamente viene indirizzato da un prete dai metodi poco ortodossi, ovviamente si trova faccia a faccia con indemoniati veri.
La vera forza del film non è nel suo apparato iconografico o nelle interpretazioni (non d'eccezione), ma sta nel non detto, nelle pieghe della trama stese tra un effetto speciale e l'altro. Quanto è autentica (o inautentica) una scelta di consacrazione quando le ragioni che l'hanno mossa sono perlomeno da purificare, se non semplice opportunismo? Michael Kovak in seminario ci è fuggito, eppure la sua era una vocazione autentica, da scoprire e da far fiorire. E la tentazione funziona esattamente come il film suggerisce: il nemico, letteralmente διάβολος, che cerca in tutti i modi di frapporsi tra l'uomo e Dio, che cerca la separazione, e che usa le debolezze personali di ognuno, le colpe passate e presenti, facendo disperare della possibilità di redenzione.
Toccante, come suggello finale, il bacio alla croce sulla stola viola prima di entrare in confessionale.

Il rito, di Mikael Håfström, USA, New Line Cinema, 2011
***+

Monday, 25 June 2012

Il principe d'Egitto

Quattordici anni dopo la sua uscita, finalmente anch'io riesco a vedere questa pietra miliare del cinema di animazione - miliare nel senso che probabilmente rappresentò la prima vera sfida alla Disney Renaissance, che guarda caso si esaurì nel 1999 (l'anno successivo) con Tarzan. Una sfida che a dire il vero venne condotta secondo le regole esistenti, senza tentare di ridefinire il canone: protagonista orfano di almeno uno dei genitori, tante belle canzoni, momenti deliberatamente comici uniti a passaggi ricchi di pathos. La stilizzazione dei personaggi e degli sfondi è portata a un altissimo livello, stile Pocahontas; l'epica è davvero epica.

Tuttavia non sta qui il maggiore pregio del Principe d'Egitto, che altrimenti si esaurirebbe, per quanto mi riguarda, con un paio di canzoni memorabili (When you believe e The plagues) e poco altro. La scena più sorprendente infatti è quella del roveto ardente e della vocazione di Mosè: mi aspettavo qualcosa di pomposo in stile I dieci comandamenti, e mi sono trovato con un'interpretazione radicalmente diversa. Il prodigio è qualcosa come un fuoco fatuo, non preternaturale in sé; la voce di Dio è di fatto la stessa voce di Mosè. Come a dire che l'esperienza dell'incontro con il Radicalmente Altro è sempre un'esperienza interpretabile anche 'ordinariamente', che parla la stessa lingua dell'uomo, lasciando intravvedere il mistero dietro le sagome delle cose e degli eventi senza mai svelarlo apertamente.

Ultima annotazione: mi ha colpito come, visivamente, la fiamma del roveto sembri anticipare un'altra fiammella simboleggiante Dio - quella di Tree of Life, di dodici anni successivo.

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Wednesday, 16 November 2011

Tree of life

Regia di Terrence Malick
Con Brad Pitt, Sean Penn, Joanna Going, Fiona Shaw.
Splendida fotografia di Emmanuel Lubezki

Uno di quei film che lasciano senza parole, e qualsiasi commento, lì per lì a caldo, sembra di troppo.
Il mistero della vita raccontato in flashback e flash forward fra gli anni Cinquanta e il presente, in piccoli frammenti di grande poesia e significato. L'affetto e i limiti di un padre autoritario, che teme il mondo, e la dolcezza di una madre sognatrice. La morte del fratello. L'incanto della musica, del gioco nelle strade del quartiere. Genitori e figli alla ricerca di Dio, di quella fiammella oscillante nel buio, di quell'Essere che rende reale il reale, alla cui presenza, come direbbe Guardini, esistiamo.

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Friday, 31 October 2008

Joseph Ratzinger - Gesù di Nazaret

Primo approccio all'opera di Joseph Ratzinger, nonché primo libro pubblicato dal teologo tedesco dall'elezione al soglio pontificio.

Ratzinger analizza Gesù con occhio cristiano, senza per questo rinunciare ad una sistematica meticolosità in un approccio che integra dati storici, interpretazione storiografica, esegesi della scrittura e vera e propria catechesi; il tutto in un testo che studia Gesù Cristo soprattutto nel contesto della sua vita pubblica, partendo quindi dal battesimo e finendo però con la trasfigurazione, scelta che prelude alla pubblicazione di un secondo volume, conclusivo.

Estremamente ricchi sono gli spunti di catechesi, particolarmente felici in due grandi aree tematiche: l'annuncio del Regno di Dio inteso come "essere Signore di Dio", e il Discorso della montagna nelle sue grandi parti costituite dalle Beatitudini e dall'istituzione del Padre Nostro, che viene sviscerato verso per verso.

Di grandissimo valore è infine la considerazione di partenza: perché la casta sacerdotale ebrea avrebbe dovuto chiedere la crocifissione di Gesù se questi fosse stato un messia politico? I sacerdoti lo hanno invece fatto crocifiggere per il suo messaggio teologico, per essi blasfemo in quanto implicante che egli fosse davvero il Figlio di Dio. Ed ancora, non è più probabile che la cristologia di I secolo si fondi su una realtà piuttosto che su un'invenzione "dogmatica" di per sé controproducente nel contesto romano/ellenico/giudaico dell'epoca?

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Tuesday, 3 June 2008

Contro Ratzinger

Libello anonimo, come si usava fare nel Seicento quando i rischi di inquisizione erano reali: l'autore, di medio-alta estrazione culturale, compone, un po' per gioco e un po' per davvero, una critica peraltro nemmeno eccessivamente fanatica del pensiero e dell'operato di papa Ratzinger, confrontandolo a tratti con il suo illustre predecessore e vivisezionandone le presunte e reali debolezze filosofiche.
La principale accusa mossa a Ratzinger è quella di essere un moderno critico della modernità, cioè di usare per la critica all'impianto scientista strumenti da esso stesso prodotti; la sua seconda debolezza sarebbe in estrema sintesi quella di agitare lo spauracchio di un futuro nefasto come principale argomentazione alle proprie tesi.

Il libretto è ben impostato, molte delle considerazioni sono fondate e ben sostenute; allo stesso tempo tuttavia presenta numerosi passaggi che rasentano la disonestà intellettuale, laddove l'autore tenta deliberatamente di forzare le parole per ridurle a sfere di significato a lui favorevoli (esemplare in questo senso la definizione di Ratzinger come di relativista, per il suo sostenere che l'essenza dell'uomo si manifesta in relazione con Dio).

In mancanza di un autore identificabile, l'editore (ISBN edizioni) si assume, la piena paternità delle idee espresse.

Saturday, 29 March 2008

Benedetto XVI (Joseph Ratzinger) - Spe salvi

Seconda lettera enciclica di Ratzinger dal suo insediamento al sognlo pontificio: dopo la Deus Caritas Est, Spe Salvi sembrerebbe preludere ad una sorta di trilogia dedicata alle virtù teologali fede, speranza e carità. La prossima, in arrivo a maggio, sarà di tematica sociale, ma intanto l'attesa per l'enciclica sulla fede rimane.

Il testo è come sempre intellettuale ma chiaro, di una logica stringente, sostentato da magistrali citazioni esemplari sia dalle scritture e dai padri della Chiesa che dall'opera di pensatori moderni e contemporanei; non manca allo stesso tempo una nota di gioia ben lontana dall'immagine di un Ratzinger gelido e conservatore.
Esemplare è la critica al materialismo marxiano e alla trasformazione dell'attesa escatologica in quello scientismo attraverso cui l'uomo, a partire da Bacon, tenta di costruire il regno di Dio sulla terra, negando di fatto la libertà e giungendo a quella Fine di tutte le cose preconizzata da Kant.

Spe salvi facti sumus - siamo stati resi salvi dalla speranza. Forse non è stato un caso che sia finalmente riuscito a leggere questo testo in tempo pasquale, quattro mesi dopo la sua emanazione: il cardine della speranza cristiana infatti è la salvezza in Cristo in quanto redentore del mondo, vero Dio e vero uomo, sacrificio con il quale l'amore di Dio per l'uomo ha colmato la misura della propria giustizia infliggendo a sé stesso la pena di riscatto per la colpa umana.
La nostra grande speranza, coltivabile e apprendibile attraverso la preghiera, l'esperienza dell'agire quotidiano e della stessa sofferenza, e attraverso il Giudizio, non è riconducibile a categorie umane. Piuttosto, è definibile dalle parole di Gesù in un meraviglioso passo del Vangelo (di Giovanni, naturalmente!): "Vi vedrò di nuovo, e il vostro cuore si rallegrerà, e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia".

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Sunday, 23 March 2008

Clemens Brentano - La dolorosa passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo le visioni della Beata Anna Katharina Emmerick

Parte del regalo di compleanno di monsieur Puvy de Celles fattomi ancora due anni fa, non ero mai riuscito a trovare il tempo e la voglia di affrontarlo: per farlo ho colto infine l'occasione del triduo pasquale di quest'anno.

Suor Emmerick, una santa e mistica tedesca, visse all'inizio dell'Ottocento in pieno anticlericalismo napoleonico: le sue stigmate furono oggetto di indagine scientifica con il risultato che lo stesso medico che la sottopose ad osservazioni (controverificate da un'equipe esterna) ne divenne fervente seguace. La santa da un certo punto della propria vita era stata costretta a restare a letto per i dolori generati dalle sue piaghe stimmatiche e dalle visioni in cui riviveva la passione di Gesù; nonostante le condizioni penose in cui era ridotta riusciva ad esercitare un grande fascino intellettuale, oltre che spirituale, sulle persone che la incontravano: la più celebre è sicuramente il poeta tedesco Clemens Brentano, che divenne suo intimo amico e raccolse da lei i racconti delle visioni, pubblicandoli poi in veste letteraria (peraltro assolutamente ortodossa).

Al di là di qualche piccola incongruenza temporale, il libro resta affascinante per la la ricchezza di dati storici e geografici - non ultima la data esatta della passione - e il meraviglioso ritratto di un Gesù pienamente divino e pienamente umano allo stesso tempo, in preda alle paure, alle angoscie e alle atroci sofferenze fisiche che resero la passione probabilmente la più pesante tortura fisica e morale mai subita da una persona.

E in questo si compie il mistero di un Dio che ha amato gli uomini a tale punto da offrire come sacrificio riparatore per tutte le nostre iniquità (Shoah compresa) sé stesso fatto uomo, e torturato fino a colmare la misura della propria giustizia.

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Friday, 21 March 2008

Via Crucis 2008 - Oggi come allora

Seconda Via Crucis importante guidata dal gruppo animatori.

Dopo il trionfo ottenuto lo scorso anno con Le mie mani ferite e la rappresentazione della Via Crucis sotto forma di quadri viventi, era necessario rispondere alle aspettative con qualcosa che fosse possibilmente diverso. Bocciata dal CPP la proposta di rendere la Via Crucis itinerante, si è ripiegati sull'attualizzazione di ogni stazione con il racconto di un suo equivalente contemporaneo, accompagnato da un'immagine fotografica eloquente. Si è utilizzato del materiale già pronto, il cui testo è stato drasticamente tagliato, riformulato e dotato di riflessione conclusiva; inutile dire che il passaggio più difficile è stato trovare le immagini che si adattassero esattamente alla situazione descritta e al tema della stazione.

Io, Matteo e la Giulia Bolzan abbiamo curato i 14 intermezzi che dovevano servire al raccoglimento, alleggerendo il tutto. Lisa ha cantato l'Ave Maria di De André (non ho potuto impedirlo) e, insieme a Pamela, Mani (che ho suonato io). I miei brani di intermezzo sono stati: Kleine Präludium Aus Dem Klavierbüchlein Für Wilhelm Friedemann Bach BWV 931 in la minore (Gesù cade la prima volta), Präludium 12 Aus Dem Wohltemperierte Klavier, 1.Teil BWV 857 in fa minore (Gesù è aiutato da Simone di Cirene) e Kleine Präludium Aus Der Sammlung Johann Peter Kellner BWV 940 in re minore (Gesù è inchiodato alla croce).

Struttura:
  • Vangelo
  • Immagine; lettura del commento
  • Riflessione
  • Musica
Il video della via crucis si trova sul sito della Tenda TV.

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Sunday, 9 March 2008

Anselm Grün - Lottare e amare

Regalo di Natale di mia mamma. Grün, tuttora vivente, prese i voti monacali all'età di diciannove anni; i suoi scritti hanno una forte angolazione psicologica.

Il libro prende in esame l'uomo in quanto maschio, portatore di forza e di virilità, e ne isola i due nuclei fondamentali e complementari del guerriero e dell'amante. Ogni uomo per essere veramente tale deve avere in sé entrambi i poli, altrimenti rischia la violenza o, all'estremo opposto, la mollezza: solo l'uomo che abbia conciliato in sé il lato del guerriero e quello dell'amante è in pace con sé stesso, portatore di energia maschile, di aggressività e tenacia, potenza sessuale e sensuale.

Grün quindi prende a modello 18 uomini biblici, da Adamo a Gesù, paragonando ciascuno con l'archetipo che egli incarna: il re piuttosto che il pellegrino, il profeta, il padre o il furbastro. Ogni archetipo maschile ha punti di forza e di debolezza a lui propri, ognuno degli uomini proposti viene psicanalizzato con criteri junghiani, la sua storia personale interpretata: fondamentale per ciascuno a questo proposito è l'incontro (o scontro) con il proprio lato ombra, l'altro sé oscuro, con cui ogni uomo è chiamato a confrontarsi e la cui metabolizzazione è necessaria per il raggiungimento dell'equilibrio e il pieno sviluppo della propria personalità.

E si scoprì che non fu Dio a chiedere ad Abramo il sacrificio di Isacco, ma fu Abramo stesso a convincersene e a venire fermato appena in tempo..

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Tuesday, 19 June 2007

Padre Giuseppe Gamelli - Mandami una m@il

Inviatomi per posta dallo stesso padre Giuseppe Gamelli, è il frutto del mio impastoiamento vocazionale. Distingue tempi, modi e segni della chiamata di Dio, analizzando le risposte ed i dubbi che sorgono all'interno di chi ne viene investito (o che crede di esserne investito). Seconda parte dedicata alle grandi vocazioni bibliche, sia vetero che neotestamentarie.

Tuesday, 8 May 2007

Antonio Socci - Il quarto segreto di Fatima

Regalo di compleanno in ritardo da parte di Diego. Iniziato a leggere con le molle, data la mia opinione di Socci (che considero - o forse consideravo - su posizioni clericaliste, mentre forse effettivamente c'è qualcosa di più in lui), mi ha coinvolto più o meno da metà in avanti. Forse la sua forza è il fatto di non presentare il terzo mistero (o meglio, la parte probabilmente non svelata) con toni millenaristici: tralasciando eventuali scenari di persecuzione della chiesa, che alla luce della situazione attuale non mi paiono irrealistici per il futuro, posto che le condizioni geopolitiche arrivino ad un punto di rottura, e che hanno ridato voce a quella parte di me che sta pensando al sacerdozio, la tesi dell'apostasia all'interno della chiesa è condivisibile. Effettivamente, ciò che mi ha colpito di quel libro è stato come il probabile contenuto del segreto (peraltro suffragato da un'analisi accurata) abbia esplicitato l'esatta natura di quello che consideravo essere un mio semplice malessere nei confronti della chiesa. Grande merito del libro è stato quello di riavvicinarmi alla Madonna da un altro lato, meno mistico eppure sicuramente non "razionale" e storicistico, ed ha sancito definitivamente la mia stima per Ratzinger.

Saturday, 31 March 2007

Istituto buddista italiano Soka Gakkai - Felicità in questo mondo

Regalo di Mattia di karate. Un libro che mi ha turbato, in quanto la dottrina buddista nella versione Nichirien Daishonin (Giappone, XIII sec.) è una religione vera e propria, non una filosofia. E l'assoluta razionalità dell'approccio mi ha scosso: per quanto vagamente immanentistico, propone la felicità qui ed ora, attraverso metodi "sperimentabili". Mi sono chiesto se la mia fede cristiana è profonda quanto ho sempre creduto. E' un libro che apre la mente, per certi versi, ma costituisce un po' una tentazione. Tuttavia molti principi li posso ritrovare anche nel cristianesimo, se solo diventassi un buon cristiano nel vero senso del termine.

Saturday, 10 March 2007

Konrad Lorenz - Osm smrtelných hříchů lidstva

Decisamente un libro saggio, cha dà qualcosa su cui pensare. Lorenz è un etologo/biologo, ed applica gli stessi principi anche alle attuali condizioni dell'umanità (massificazione, perdita dei valori). Il punto problematico forse è l'impianto filosofico: non sono riuscito a comprendere del tutto se ci sia del trascendente, e dove inizi. Ma la critica al materialismo e al causalismo è già lodevole. La prima reazione alla sua lettura è stata il desiderio di andare a vivere in qualche sperduto paesino dell'Alto Adige dove si parla solo tedesco ed integrarmi lì.