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Friday, 9 January 2009

Gwenaël Delhumeau - L'invention du béton armé

Libro studiato come approfondimento per il seminario bibliografico del corso di storia dell'architettura contemporanea tenuto da Zucconi: 302 pagine in francese sulla storia del brevetto e dell'organizzazione che fece la fortuna di Hennebique.

Il libro è diviso in sezioni tematiche ordinate cronologicamente coprenti il brevetto, l'organizzazione, il sistema di agenti e concessionari, la strategia commerciale e pubblicitaria (compresa la rivista Le Beton Armé): la parabola di Hennebique dagli eventi che portarono al brevetto dell'8 agosto 1892 alla nascita e crescita della sua società, al controllo del 50% del mercato ed infine al parziale declino e alla morte è tracciata con rigore, dovizia di particolari e una quantità impressionante di basi documentarie.

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Sunday, 14 December 2008

Palladio 500 anni - Palazzo Barbaran da Porto, Vicenza


Mostra del cinquecentenario dalla nascita del Palladio, allestita in pompa magna a palazzo Barbaran da Porto a Vicenza come produzione del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, della Royal Academy of Arts di Londra e del Royal Institute of British Architects, ed il contributo di una serie di personaggi eccellenti quali James Ackerman, Howard Burns, Mario Piana, Aldo Cibic e Giorgio Ciucci.

Divulgativa ma non superficiale, e specialistica ma non troppo, la mostra propone il classico percorso formazione-maturità-lascito attraverso media differenti: dai disegni autografi del Palladio alle ricostruzioni ed alle schede su ville, palazzi ed opere pubbliche, ad una quantità rilevante di modelli a grande scala (peraltro piuttosto terribili nella loro pedissequità, esclusa qualche luminosa eccezione quale lo spaccato di S. Giorgio Maggiore con evidenziata la bicromia tra parti intonacate e parti in laterizio dipinto di rosso). Non mancano infine, e sono forse le presenze più interessanti, disegni dei contemporanei del Palladio, medaglie, sculture, mappe e dipinti.

La mostra è stata occasione per ripassare la teoria di Burns sulla modularità del sistema spaziale palladiano, di confrontare la mano di Palladio con quella (più felice) di Antonio da Sangallo il giovane, ed ha permesso di scoprire un inedito Palladio creatore di disegni di strategia militare.

A cura di Guido Beltramini e Howard Burns. Ottimo logo (Cibic).

Thursday, 11 December 2008

Carlo Aymonino - Lo studio dei fenomeni urbani

Testo in bibliografia del primo laboratorio integrato di architettura per la città.
Aymonino cerca di dare un taglio disciplinare allo studio delle trasformazioni sette e soprattutto ottocentesche di città capitali quali Londra, Parigi e Vienna (e, entro certi limiti, Berlino). Il libro è piuttosto deludente - sono argomenti che forse negli anni Settanta, all'epoca della pubblicazione del libro, saranno stati nuovi o addirittura rivoluzionari, ma che per me non fanno altro che confermare quanto già sapevo da altri testi (Aldo Rossi et alii ) e dai corsi di storia dell'urbanistica e dal corso di storia dell'architettura contemporanea parallelo al laboratorio integrato.
Interessante la premessa che viene fatta su Padova, accompagnata dai rilievi degli edifici sui lotti gotici; piuttosto utili le piante di città capitali nel loro sviluppo storico poste a confronto tra loro alla medesima scala.

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Wednesday, 12 November 2008

Gianni Fabbri - Venezia, quale modernità. Idee per una città capitale.

Suggeritomi da Ciacci in seguito alla mia richiesta di bibliografia che dia un taglio meno usuale alle questioni veneziane, il libro è un'analisi dei territori della Grande Venezia. Non si tratta però di un'analisi fine a se stessa: Fabbri ragiona con mentalità progettuale, individuando gerarchie, sistemi spaziali e funzionali, e presupponendo una certa conoscenza dello status quaestionis da parte del lettore, cosa che gli permette una scrittura più agile.
La migliore intuizione è probabilmente l'individuazione dell'asse Marghera - S. Giuliano - Canale della Giudecca - Bacino di S. Marco - Lido come polarità di concentrazione delle trasformazioni, e la conseguente necessità di ragionare su di esso come su di un sistema unitari anche a livello progettuale.

Un grande pregio del libro è inoltre la sua relativa novità: pubblicato nel 2005, a distanza di 3 anni permette ancora un approccio relativamente fresco alla problema veneziano ed alle sue dinamiche presenti e future.

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Monday, 10 November 2008

Francesco Dal Co (a cura di) - 10 immagini per Venezia

Il libro raccoglie i 10 progetti del concorso di idee per l'area ex Saffa (Cannaregio ovest) tenutosi alla fine degli anni Settanta, costituendo di fatto un catalogo della mostra ospitata presso l'ala napoleonica nell'aprile 1980. Lo scritto di Dal Co funge da introduzione e spesso da chiave di lettura, mentre protagonisti sono i 10 progetti con i loro testi di corredo e le loro immagini.

Raimund Abraham (con Kevin Bone, Joseph Levine) propone un sistema di piazze dalle geometrie rigidissime, basate sul quadrato, chiamato Città della duplice visione. L'elemento lungo del Muro dei viaggi perduti interfaccia l'intervento con l'area della stazione nei pressi di Lista di Spagna, mentre due rette ortogonali tra loro poste ad angolo quasi arbitrario individuano nella loro intersezione una Torre della Sapienza, elemento aghiforme nella Sacca della Misericordia.

Carlo Aymonino
(con Vanna Fraticelli, Carlo Magnani) riempie il vuoto liberatosi con due interventi a modulo iperripetitivo, in cui è la spazialità delle stecche di duplex ad avere il sopravvento, cercando allo stesso tempo caratteristiche di venezianità.

Peter Eisenman (con David Buege, John Nambu, Joan Ockman) parte dalla griglia corbusieriana per dare origine a piccoli eventi localizzati sui suoi nodi o nel mezzo delle sue maglie, scandendo in questo modo uno spazio liberato di tutte le funzioni industriali precedenti.

Le Tredici torri di guardia di Cannaregio di John Heiduk sono affacciate su un campo grandissimo, pavimentato con tante lastre di pietra quanti sono gli anni della nostra era. Un progetto pessimista, come rimarca Dal Co, visionario, che si mette in scena sotto forma di racconto ed immagini tra il fantastico ed il metafisico e che si ricollega al progetto precedente di Heiduk del Cimitero delle ceneri del pensiero. Le torri sono divise in stanze sovrapposte, abitate da 13 persone (o meglio, personae) scelte dalla città; sulla stessa piazza vi è la Casa di colui che rifiutò di partecipare.

Bernard Hoesli (con Beat Affolter, Gérard Butz, Daniel Gerber, Jürg Jansen, Luca Maraini, Theo Meyer, Andy Raeber, Bruno Scheuner, Tobi Stoeckli, Ursula Z'Graggen) mette insieme pezzi di città in modo quasi "analogo", ma partendo con i piedi ben piantati per terra: per rivitalizzare l'area concentra i suoi sforzi sul fare sì che l'abitare a Cannaregio ovest diventi un'esperienza glamour, introducendo funzioni di prestigio e spazi di rappresentanza come la calle dei negozi.

Rafael Moneo riprende le linee tracciate dalle geometrie dell'ospedale di Le Corbusier, facendo notare la natura piatta di una città orizzontale sull'acqua, i cui edifici si presentano all'occhio sempre col fronte, verticale e bidimensionale.

Valeriano Pastor
(con Maria Pia Cunico, Lorenzo Marcolin, Silvio Paolini e Renato Rizzi) si distingue per un ferreo ed interessantissimo testo suggerente una suddivisione analitica degli spazi veneziani a seconda dell'organizzazione - a manica lunga, che connette molti organismi funzionali mediante il principio del portico/galleria anche sopraelevato; a zattera, con volumi arenati nello spazio vuoto che vanno ad occupare; mediante binomio chiesa-ponte (Scalzi, S. Geremia-Guglie, S. Giobbe-Tre archi), o mediante il semplice fondo oro o bianco che costituisce astrazione spaziale suprema.

Brillante l'intervento di Gianugo Polesello e Giuseppina Marcialis (con Pier Luigi Grandinetti e Franca Pittaluga), che a forme intelligenti di rappresentazione uniscono una logica trasportistica, proponendo un terminal acqueo ed apparati per lo scambio intermodale con ferro e gomma; resta da parte il ragionamento sugli spazi veneziani.

Non spregevole, ma probabilmente sopravvalutato l'apporto di Aldo Rossi (con Giulio Dubbini, Aldo De Poli e Marino Narpozzi), che si ferma alla realizzazione di un terminal acqueo e di retrostante albergo/muro, senza scendere nello specifico della natura spaziale di Venezia.

Deludente il progetto di Luciano Semerani (con Adriano Cornoldi e Filippo Messina), che dopo aver analizzato le tipologie di insule veneziane non giunge ad una proposta chiara.

Thursday, 30 October 2008

Biennale di architettura 2008: architecture without building.

Architecture without building è lo slogan dell'undicesima mostra internazionale di architettura ospitata alla biennale di Venezia e curata da Aaron Betsky.

Il problema fondamentale è che Betsky è uno storico dell'arte: il suo approccio è quello, a ragione ipercriticato, che fa dell'architettura un'arte figurativa sottostante alla logica dell'ars gratia artis. Di conseguenza, le installazioni tendono all'autoreferenzialità, sottraendosi in gran parte dei casi a ragionamenti progettuali in favore di figurazioni più o meno riuscite, ed il visitatore si trova a passare dalle monadi leibnitziane, critiche nei migliori dei casi, delle Corderie dell'Arsenale e del Padiglione Italia alle stratificazioni bulimiche di progetti ospitate dai padiglioni nazionali, illeggibili nei tempi compressi che la visita ad un'esposizione impone.

Eccezioni notevoli sono state in questo senso la città per macchine volanti presentata da MVRDV; s1ngletown, insieme di dispositivi spaziali per persone che vivono sole in un mondo sempre più popolato, ideata da un collettivo olandese, e la sempre olandese presa in giro delle ultime tendenze progettuali (sotto forma di fotomontaggio); apprezzabili (finché non se ne legge l'abstract) la megastruttura astronaviforme francese ed il canyon/caverna-teatro, forse perché giocando con le grandi dimensioni accendono l'immaginario dei sogni erotici proibiti di un architetto.
Le cose più fastidiose alla fine però non sono le installazioni dall'ermetismo programmatico, quanto quelle che sembrano voler gridare a squarciagola "Natura!", "Verde!", o "Sostenibile!", senza per questo porsi in modo riflessivo rispetto a questi temi, prediligendo una retorica del colore e dell'alberello facile.

** (*** solo perché in quanto Biennale stimola comunque la mente).

Tuesday, 6 May 2008

Kevin Lynch - The image of the city

Part of Leonardo Ciacci's Theories of Urbanism course bibliography; and yet again, a book which made me change the way I used to think. Lynch performs a smart analysis of three case studies - Boston, Jersey City and Los Angeles - abstracting from them the principles for a visual design of a city or, better, for an imageability of the city itself.
According to Lynch, for a citisen/dweller/worker/tourist to be pleasant, a city must help his orientation by offering him enough elements of visual, tactile, smelly and audio nature in order for him to be able to build his own mental image of the city, an usable map that will make him feel safe, secure and oriented.

Lynch isolates five core elements in the imageability of a city. Paths, Edges, Districts, Nodes, and Landmarks are the cathegories people most frequently use in their conscious and subconscious process of mental organisation of the information related to their relationship towards the place they find themselves in; hence, in order for them to be effective they must mutually reinforce and not contradict each other.

Wednesday, 30 April 2008

Ludovica Scarpa - L'arte di vivere felici e scontenti

Regalo di compleanno di Corinna, si tratta anche di uno dei testi fondamentali del corso di Teoria e tecnica della comunicazione e trattativa tenuto da Ludovica Scarpa al corso di laurea triennale in architettura. Si è trattato di un'incredibile coincidenza: Corinna infatti non sapeva che stavo seguendo il corso!

Il libro è di fatto una scatola di strumenti mentali mediante i quali affrontare situazioni problematiche dal punto di vista comunicativo e relazionale: il passaggio chiave è infatti quello della presa di coscienza, in cui l'individuo arriva a riconoscere la situazione in cui si trova e ad osservare con "sguardo etnografico" il proprio sé e le sue sensazioni, prendendone le distanze ed arginando in questo modo gli apporti negativi con lo strumento della conoscenza.
E' evidente un'impostazione di stampo buddhista ed un approccio filosofico di tipo sistemico e costruzionista, in cui il mondo vero diventa favola e non è la realtà vera a contare, in quanto inconoscibile, ma la realtà del secondo ordine come costruzione dell'individuo. Tuttavia, sapendo con cosa si ha a che fare si può anche stare al gioco, e usare nella pratica gli strumenti che un tale approccio teorico fornisce.

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Monday, 28 April 2008

Сергей Михайлович Ейзенштейн (Sergej Michajlovič Ejzenštejn) - Il montaggio

Libro in bibliografia base del corso di progettazione architettonica ed urbana tenuto da Alberto Ferlenga (nonché nelle bibliografie di molti altri corsi IUAV), presente sulla mia lista di libri da leggere e fin dal primo anno.

Ejzenštejn mi ha cambiato la vita: come ogni "grande" testo, ha introdotto una nuova prospettiva nel mio modo di guardare l'architettura - e in questo caso anche tutta una serie di altre arti, dalla poesia al cinema. Il saggio fondamentale della raccolta è sicuramente Il montaggio verticale, testo del 1940 in cui Ejzenštejn si occupa di teoria del colore, montaggio letterario (analizzando composizioni poetiche russe del XIX secolo), montaggio visivo e musicale, ed infine porta tutto nella pratica analizzando una scena del suo Aleksander Nevskij dal punto di vista del rapporto tra l'inquadratura, il commento sonoro e il messaggio veicolato.

Anche il resto dei testi presenta apporti interessanti, sebbene non della stessa densità ed organicità de Il montaggio verticale; il messaggio più utile, tuttavia, è quello in cui Ejzenštejn sottolinea come tutti gli artifici debbano essere interiorizzati in modo da produrli in automatico, focalizzandosi invece sulle caratteristiche intrinseche dell'opera - il poeta, il pittore, il compositore, l'architetto e il regista scrivono senza pensare a *come* stanno scrivendo, ma semplicemente fanno, e l'oggetto del loro fare si traduce in un'esplicitazione del loro apparato teorico senza che questo interferisca consciamente nel processo produttivo. Il giusto rapporto tra la teoria e la pratica.

Contenuti:
  • Fuori campo
  • Drammaturgia della forma cinematografica
  • La quarta dimensione nel cinema
  • L'errore di Georges Méliès
  • «Eh!» la purezza del linguaggio cinematografico
  • Montaggio 1938
  • Il montaggio verticale

  • Il montaggio delle attrazioni
  • Il montaggio delle attrazioni cinematografiche

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Tuesday, 25 March 2008

Aldo Rossi - L'architettura della città

Libro in bibliografia base del corso di laurea in architettura per la città, nonché parte della bibliografia base del corso di progettazione architettonica ed urbana tenuto da Alberto Ferlenga.

Sono giunto alla conclusione che si tratta di un libro da avere in biblioteca: i suoi pregi superano i (numerosi) difetti. Rossi critica tutte le teorie che vorrebbero ridurre semplicisticamente la città ad uno schema - primo fra tutti il funzionalismo ingenuo - e vi oppone la propria fortunatissima formulazione dei "fatti urbani" come monumenti, opere d'arte che permangono nel tessuto cittadino al di là di qualsiasi riduzione tipologica e che organizzano la città nel corso della sua evoluzione storica. Inaccettabile tuttavia resta la fede politica dell'autore, che tenta costantemente di ridurre le problematiche ad una matrice comunista - basti pensare allo spropositato peso accordato alle peraltro corrette analisi di Engels, al continuo sottolineare l'oppressione della componente proletaria/operaia nelle dinamiche storiche del Sette, Otto e Novecento o alla critica alla proprietà privata del suolo.

Memorabili le pagine sulla struttura urbana di Atene, il confronto delle teorie urbanistiche oweniane e lecorbusieriane e dei rispettivi prodotti - garden city e ville radieuse con le allora relativamente recenti teorie di psicologia ed ecologia urbana - prima fra tutti quella Lynch, l'analisi della soluzione del problema residenziale in Germania nonché la critica alla rilevanza del ruolo degli espropri nel processo di hausmanizzazione di Parigi, che secondo Rossi (aggiungerei inevitabilmente, data la sua matrice filosofica) semplicemente non poteva non avvenire.
Dal cilindro sono riemersi anche concetti, come quello da me subito in salsa Ciruzzi, del genius loci.

Sezioni:
  • Individualità dei fatti urbani
  • Gli elementi primarii e l'area
  • Individualità dei fatti urbani. L'architettura
  • Evoluzione dei fatti urbani
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Thursday, 20 March 2008

Sabbioneta

"Gita scolastica" fatta nell'ambito del seminario Teatri greci e romani tenuto da Monica Centanni ed Alberto Ferlenga, con meta primaria nel Teatro all'antica costruito su progetto di Vincenzo Scamozzi e secondo teatro stabile al mondo dopo l'Olimpico di Vicenza.



Più che una città ideale, Sabbioneta è una città analoga, costruita da Vespasiano Gonzaga mettendo insieme i pezzi di quanto da lui vissuto, visto ed amato nei suoi anni di condottiero alla corte di Filippo II. Così vi troviamo delle mura, in un'epoca ed in un luogo in cui non ce ne sarebbe stato alcun bisogno, e una collezione assolutamente inusitata di spazi e viste sempre nuovi e cangianti ad ogni passo, composta mediante edifici di dimensioni ridotte: palazzi cittadini di due, massimo tre piani, chiese che sembrano miniature o modelli al vero di costruzioni cinquecentesche romane, piazze la cui scala viene messa in crisi dal confronto con le automobili in esse parcheggiate. La città di Sabbioneta risulta frutto della propria epoca, in cui l'antico è guardato non più con lo spirito agonistico dell'umanesimo e del rinascimento, ma già con lo sguardo erudito e nostalgico del tardo manierismo che vede conclusa e consumata la parabola rinascimentale.

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Sunday, 16 March 2008

Rem Koolhaas - Delirious New York

Libro in bibliografia base del corso di laurea specialistica in architettura per la città, nonché in bibliografia del corso di Progettazione architettonica ed urbana tenuto da Alberto Ferlenga.

Koolhaas è stato, insieme a Zenghelis, il fondatore di OMA: la sua opera, e questo libro in particolare, comprende alcune tra le più lucide analisi partorite dalle teorie dell'architettura del Novecento. Koolhaas studia il caso New York in funzione di Manhattan e della "religione" da essa derivata - Manhattanism - andando a ricercare i meccanismi che portano alla costituzione della città di grattacieli, ed individuando come nucleo fondamentale il tema dell'estraneamento, esplicitato inizialmente dai parchi a tema sperimentati a Coney Island, e successivamente introdotto nella costituzione stessa della città attraverso l'invenzione del grattacielo. Manhattanism è una forza autonoma, basata sulla congestione e sulla densità: chiunque progetti per Manhattan è costretto a farci i conti o a vedersi sconfitto (tra le illustri vittime, lo stesso Le Corbusier).

La scrittura inglese di Koolhaas è agile e pregnante, non appesantita dalla ricchezza del lessico; la trovata editoriale più creativa risulta l'adozione, per ogni paragrafo, di un'unica parola in funzione
di titolo univoco.

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Saturday, 15 March 2008

Egle Renata Trincanato. Venezia: forma e rinnovamento - Fondazione Querini Stampalia

La mostra, intitolata alla studiosa veneziana ed allestita in collaborazione con lo IUAV, rivaluta l'operato di una personalità decisamente sottovalutata nei tempi passati (basti pensare che il suo opus magnum, Venezia minore, non è stato ristampato dalla data della sua pubblicazione, nonostante sia un libro unico per contenuti e costituisca tuttora il testo più autorevole sull'edificato abitativo veneziano).

Egle Renata Trincanato è stata una personalità assolutamente di primo piano nella scena architettonica nazionale: allieva e poi collaboratrice di Samonà, direttrice di Palazzo Ducale e docente di disegno allo IUAV, è stata la guida di Wright durante la sua visita alla città lagunare.

Pur non essendo all'altezza del suo lavoro di studiosa, la sua opera architettonica comprende progetti di pregio, quali l'edificio dell'INAIL a S. Simeon Piccolo di fronte alla stazione di S. Lucia, una sistemazione del nuovo Danieli che non vinse il concorso, e numerosi edifici residenziali a nell'area lagunare (uno fra tutti, il complesso di Parco S. Giuliano).

La visita della mostra è stata in l'occasione per vedere finalmente la sistemazione della parte destra del pianterreno della Querini Stampalia e l'annesso giardino, opera di Carlo Scarpa.

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Thursday, 6 March 2008

Françoise Choay - La città. Utopie e realtà.

Libro in bibliografia base del corso di Teorie dell'Urbanistica tenuto da Leonardo Ciacci.

Si tratta essenzialmente di una raccolta di testi significativi di preurbanistica ed urbanistica propriamente detta, divisi cronologicamente e per macrocorrenti: progressisti, culturalisti e naturalisti, con l'inclusione di teorie più recenti (novecentesche) riunite sotto le categorie di antropopoli (di stampo antropologico-psicologico) e tecnotopia; conclude la raccolta una sezione dedicata alla filosofia della città.
L'autrice, oltre a stendere un assai illuminante saggio introduttivo nel quale illustra meriti e limiti di ogni corrente, ha raccolto ed editato i testi proposti in modo da condensare il più efficacemente possibile il pensiero degli autori citati.

Grazie a questo libro ho scoperto:
  • Jane Jacobs: fautrice della grande città, di cui analizza la mixité costitutiva con senso pratico tutto femminile
  • Kevin Lynch - La riconoscibilità visiva della città
  • Georg Simmel: filosofo tedesco del primo Novecento basante il suo pensiero sull'analisi del ruolo del denaro, e dell'economia in generale, sulla realtà
  • Oswald Spengler: debitore a Simmel di molte idee, sostiene, con parallelismi storici, l'idea della megalopoli come segnale del tramonto della civiltà che l'ha prodotta
  • Martin Heidegger: autore di una magistrale interpretazione del concetto di "abitare" in relazione all'essenza stessa dell'uomo. Lo stimo già solo per le sue affascinanti deduzioni etimologiche.

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Friday, 11 January 2008

Bernardo Secchi - Prima lezione di urbanistica

Libro nella bibliografia base del corso di laurea in Architettura per la Città; ovviamente era anche in bibliografia base del corso di progettazione urbanistica della Viganò.

Secchi è saggio - c'è poco da dire: nel suo libro condensa una serie di tematiche e considerazioni che sono principalmente il frutto di un'esperienza di vari decenni nel campo urbanistico. Grazie a questa esperienza, Secchi isola esattamente i termini delle problematiche considerate, andando a cogliere nel segno per quanto riguarda i loro modi e le possibili modalità di risoluzione.

Da leggere e rileggere - è il classico libro chiave per l'approccio della materia, da consultare quando si è in dubbio, e da rileggere alla ricerca di nuovi stimoli: non cesserà mai di dire qualcosa di utile.

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Tuesday, 8 January 2008

Edwin A. Abbott - Flatlandia

Libro suggeritomi da Vladimiro Valerio durante il colloquio che ebbi con lui qualche tempo dopo la fine del suo corso di geometria descrittiva. Non posso credere di averlo letto solo ora, specialmente considerando le sue qualità.

Un delizioso trattato di geometria descrittiva raccontato con i toni della satira sociale vittoriana: Flatlandia è in primo luogo un gioco, dove una volta stabilite le regole si va avanti per consequenzialità in modo assurdo e coerente al tempo stesso, secondo la logica stringente che descrive la vita di uomini poligonali in un mondo dotato di due sole dimensioni; il gioco, sempre ironico e bonario si trasforma a tratti in una critica sottile, ma non per questo meno mordace, dell'establishment dell'epoca, e delle vicissitudini storiche degli ultimi secoli (impagabile in questo senso la Rivoluzione dei colori); non mancano tuttavia passi più cupi dove lo stile lascia quasi presagire quello delle antiutopie del XX secolo.

Si sviluppano parallelamente le affascinanti tematiche geometriche: il Quadrato protagonista ha una visione (omologica oserei dire!) di Linelandia, un mondo ad una sola dimensione; poi, con l'aiuto di una Sfera, è strappato all'esterno di Flatlandia, facendo esperienza di Spacelandia, il mondo tridimensionale, vedendo Pointlandia, un mondo adimensionale ed arrivando a teorizzare mondi a quattro, cinque, sei dimensioni, dove le figure generate dalle proiezioni omologiche successive incrementano i loro vertici con progressione geometrica e le loro facce con progressione aritmetica: in questo modo Abbott apre la porta su possibilità geometriche inconcepibili dalla mente umana, dimostrando come ogni parte di ogni dimensione sia perfettamente intellegibile da un osservatore posto in una di grado superiore ad essa, e come tuttavia le capacità intellettuali di un individuo non riescano senza aiuto esterno a compiere il salto verso la dimensione superiore nemmeno avendolo già compiuto in precedenza.

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Friday, 28 December 2007

Slavné jihomoravské vily - Dům Umění Města Brna

Výstava, kterou jsem navštívil se Jamesem, navazuje na předchozí výstavu brněnských vil, a je také podobně uspořádána. Provází návštěvníky moderní českou architekturou, specificky potom architekturou na jižní Moravě se zaměřením na rodinné bydlení. Na vybraných příkladech, bohatých informacích, fotografiích, plánech slavných vil a literárně zpracovaných příbězích o architektech, stavebnících, stavitelích a lidech kolem moderní české architektury prezentuje vývoj vilové architektury v tomto regionu od konce 19. století po současnost.

V prvním patře, tam kde se v předchozím díle výstavy nacházel model vily Tugendhat, byla postavena rekonstrukce tzv. Husákova 3+1 - panelového třípokojového bytu s dobovým zařízením, ve kterém jsem poznal nespočet předmětů z mého dětství v Brně a připomněl jsem si neopakovatelnou atmosféru, pro mne velice šťastnou, dýchající z jíž celkem dalekých normalizačních sedmdesátých a osmdesátých let.

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Monday, 17 December 2007

Leonardo Benevolo - Le origini dell'urbanistica moderna

Libro in bibliografia base del corso di laurea in architettura per la città.

La tesi avanzata è che l'urbanistica contemporanea sia sorta al tempo della rivoluzione industriale, senza però configurarsi come una disciplina vera e propria per l'intera durata del XIX secolo, durante il quale tutti gli interventi sarebbero stati dettati piuttosto da ragioni strettamente legate a necessità concrete quali la soluzione delle problematiche igieniche e sociali poste dagli alloggi operai. Sono riportate in modo dettagliato le utopie economico-politico-sociali primo-ottocentesche (di stampo socialista) ed il loro riutilizzo, depoliticizzato, un paio di generazioni di seguito, calcando tuttavia la mano sulla reazionarietà, presunta o reale che sia, di queste operazioni di riforma urbana e sociale, che secondo Benevolo sarebbero stati volte semplicemente a permettere la conservazione dello status quo politico ed economico.

Non posso evitare di chiedermi se ci debba essere una ragione per cui tutti questi testi fondamentali, o proposti come tali, siano spudoratamente pendenti a sinistra (e ancora Benevolo in questo senso si contiene per la maggior parte del libro, se escludo le copiose citazioni di intere pagine di Engels!)...

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Friday, 30 November 2007

Manfredo Tafuri - La sfera e il labirinto

Libro in bibliografia base del corso di laurea in Architettura per la città, in realtà messo in bibliografia praticamente da tutti i corsi IUAV. La domanda che sorge spontanea è perché?

Non posso esimermi dal pensare che si debba trattare di uno strisciante complesso di inferiorità nei confronti del mito-Tafuri, in quanto non credo proprio che tutti coloro che lo hanno inserito nelle proprie bibliografie abbiano effettivamente letto queste 370 pagine comprendendole. Anche perché non so proprio cosa ci sia di rilevante in un libro che assegna ai singoli capitoli-saggi di cui è composto (anche qui, operazione oltremodo discutibile) titoli rigorosamente non pertinenti all'argomento trattato. Dal titolo del volume avevo sempre dedotto che questo dovesse essere uno scritto sulla forma, mentre mi sono scontrato con un incoerente collage di scritti a tema vagamente architettonico piuttosto che vagamente urbanistico, ma che in realtà trattano tutt'altro, tutto e niente al tempo stesso, e che spaziano impunemente da Piranesi alle avanguardie, alle utopie socialiste dell'unione sovietica e della repubblica di Weimar, all'opera di Stirling e di Aldo Rossi, a suggestioni minimaliste riuscendo al contempo a non parlarne affatto (il sottotitolo Avanguardie e architettura da Piranesi agli anni'70 è purtroppo estremamente semplificatore).

I capitali difetti di Tafuri sono la complessità e il citazionismo: ogni singola parola è continuo rimando ad altro, opere ed articoli specialistici di ambiti criminalmente vari che vengono dati per scontati ed allegramente amalgamati in periodi criptici. Per quanto indice di una cultura immensa, tale modo di esprimersi risulta farraginoso, di difficile lettura e faticosa comprensione, e soprattutto non permette nemmeno al lettore medio-elevato di districare nella selva di rimandi il fil-rouge che dovrebbe correre all'interno dei singoli capitoli e tra di essi (anche se devo ammettere che se ne intuisce, lontana, la presenza).
La sfera e il labirinto è un libro ermetico per le azzardatissime e costantemente sottintese sintesi che propone, e proprio per questo non è in grado di svolgere una vera e propria funzione didattica; tuttalpiù può essere per Tafuri un modo di comunicare la propria posizione ad un uditorio almeno altrettanto erudito, ma sicuramente fallisce completamente nel ruolo di trasmettitore del sapere (teoretico piuttosto che pratico), ed ancor più in quello di veicolo di emozioni.

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Contenuti (apparentemente adamantini!!!):
  1. "L'architetto scellerato": G.B. Piranesi, l'eterotopia ed il viaggio
  2. Storicità dell'avanguardia: Piranesi e Ejzenštein (con in appedice il saggio di Ejzenštein Piranesi o la fluidità delle forme)
  3. La scena come "città virtuale". Da Fuchs al Totaltheater (con in appendice Le sovrascarpe della felicità, sceneggiatura di Bruno Taut)
  4. Urss-Berlino 1922: dal populismo al'"internazionale costruttivista"
  5. Verso la "città socialista" (Urss 1917-28)
  6. The New Babylon: i "giganti gialli" e il mito dell'americanismo (in appendice: Una città sotto un unico tetto, di Raymond M. Hood)
  7. Sozialpolitik e città nella Germania di Weimar (appendice: La socializzazione dell'attività edilizia, di Martin Wagner)
  8. "L'architecture dans le boudoir"
  9. Le ceneri di Jefferson

Wednesday, 17 October 2007

Le Corbusier - Verso un'Architettura

Per la serie, bisogna conoscere il nemico. Dopo tre anni di architettura, finalmente mi azzardo a leggere l'iperosannata e superinfluente opera di quello che allo IUAV è considerato un dio dell'architettura. Sono rimasto sorpreso: al di là dell'impostazione e dell'iconografia evidentemente programmatica, volutamente polemica e rivoluzionaria (le cui vestigia si trovano ancora oggi in molte presentazioni di studenti bravi, pseudobravi e pseudointellettuali, o che semplicemente si sanno vendere), si tratta in effetti di un libro chiave, che taglia ogni ponte con l'architettura del passato (o che perlomeno finge che non siano esistiti precedenti tentativi), e cerca di affermare un nuovo punto di partenza. Non mancano idee pregevoli; il grandissimo difetto di Le Corbusier tuttavia resta l'arroganza con la quale impone la propria visione come se fosse l'unica possibile e degna di valore, affermando la superiorità del freddo raziocinio sia tecnico che compositivo, e dimenticando completamente (anche se programmaticamente) l'elemento emotivo, lo spirito del tempo e del luogo, ciò che rende in altre parole l'architettura amata dall'uomo che la vive.

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