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Wednesday, 6 August 2014

Wu Ming 4 – Stella del mattino

Romanzo di Wu Ming 4, del collettivo Wu Ming, e mio primo, piacevole, approccio al loro New Italian Epic. Ucronia (storia alternativa) ben ricercata, prosa superiore alla media in ricchezza e uso della lingua.

Robert Graves, Clive Staples Lewis, John Ronald Reuel Tolkien. Tutti giovani letterati di Oxford, tutti reduci dall'orrore delle trincee della Somme e della Grande Guerra, tutti alle prese col tentativo di riprendere una esistenza normale. L'incontro con T.E. Lawrence, loro coetaneo eroe di guerra, affaticato artefice e portatore mito di Lawrence d'Arabia, suscita reazioni diverse. Ma la chiave per esorcizzare il male, alla fine, sarà per tutti la parola: la poesia, la scrittura, la narrazione: strumenti vecchi come l'uomo, che trasformano la guerra in Iliade, Lawrence in un eroe mitologico, che evocano mondi. Graves finirà per occuparsi di miti greci, Lewis si convertirà al cattolicesimo, Tolkien inizierà a sdipanare i suoi racconti perduti e le lingue della Terra di Mezzo. La stella del mattino è Eärendel, ma è anche Venere, o Lucifero/Iblis, che è a sua volta la figura tessuta da Lawrence nel suo personale mito arabo.

In sottofondo aleggia ancora il tacito omoerotismo preraffaelita, ma l'esperienza tragica della guerra lo ha ormai iniziato a trasformare: in cameratismo, a volte in amicizia profonda, e in ogni caso in qualcosa di meno estetizzante e più doloroso, inserito nel fiume della vita.

Scena madre: Lawrence e Tolkien, all'Ashmolean Museum, commentano una teca in cui giacciono degli anelli. Lì il cuore ha un'accelerata: si è messo in moto qualcosa, che porterà agli Anelli per antonomasia, quelli del loro Signore. Non per niente Wu Ming 4 è uno studioso di Tolkien...

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Wu Ming 4, Stella del mattino, Einaudi, Torino 2008.

Friday, 2 May 2014

Umberto Saba – Consigli ai bibliofili

Brevissimo scritto edito in forma libraria a tiratura limitata, regalo di Olivia. Criterio di fondo per dare vita a una raccolta libraria che sia significativa: limitare il più possibile il campo di raccolta, trovando la giusta nicchia; a questa condizione anche una persona di limitate possibilità economiche può

E i libri raccolti devono essere in perfette condizioni, integri, non mancanti di nulla, possibilmente senza nulla scritto a inchiostro (nemmeno le note di possesso). Meglio un libro perfetto che venti imperfetti. Imperativo cui ho inconsapevolmente contravvenuto prima di leggere il volumetto, marchiandolo con l'ex libris.

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Umberto Saba, Consigli ai bibliofili, Edizioni Henry Beyle, Milano 2011

Monday, 28 April 2014

Hans Urs Von Balthasar - Teologia dei tre giorni


Testo letto come approfondimento del corso di trinitaria, con la somma soddisfazione aggiuntiva data dall'approcciare per la prima volta una stella di prima grandezza della teologia contemporanea. Risultato: innamoramento (definitivo?) di Balthasar. Perché il suo modo di procedere è rigoroso, metodico, e allo stesso tempo audace, caldo e contemplativo del mistero. Tutto ciò che afferma Balthasar lo fonda biblicamente, citando un versetto dietro l'altro in un modo che tradisce una profonda conoscenza della Scrittura - quasi di stampo patristico - e che allo stesso tempo riesce a non cadere mai nell'uso forzato di un passo a mo' di locus theologicus: il criterio è sempre quello della tota scriptura. Il suo procedere teologico è limpido, mai aggrovigliato; si fa più fatica a seguirlo quando corre dietro alle costruzioni di altri autori seguendo i loro circuiti per smontarli che quando espone la propria riflessione.
E dal punto di vista contenutistico il libro, nelle sue duecento paginette, è ricchissimo. Diviso in cinque capitoli (due introduttivi - Incarnazione e passione, La morte di Dio; tre sistematici - Il cammino verso la croce, Il cammino verso i morti, Il cammino verso il Padre), ha come punto nodale il coinvolgimento dell'intera Trinità nel processo kenotico che porta il Figlio, Verbo della vita, a svuotarsi incarnandosi, facendosi uomo, divenendo servo, fino a morire, per poi sfondare la morte e la storia, in una dinamica che in qualche modo rende Dio stesso passibile. Altra affermazione assolutamente centrale è quella della continuità del mistero pasquale: passione, morte, risurrezione e ascensione al Padre costituiscono un evento unico; e la passione del Figlio è tale innanzitutto nel suo sperimentare, pur in comunione d'amore col Padre nello Spirito Santo, cosa si provi nell'assoluta e definitiva distanza da lui.
Il testo è disseminato di passaggi che sono autentiche perle di teologia biblica/spirituale: la nozione veterotestamentaria di collera di Dio come presa di distanza radicale dal male, inaccettabile in quanto profondamente estraneo alla natura divina; il paragone della passione alle notti mistiche di chi ha sperimentato la vicinanza di Dio e lo ritrova lontano, inaccessibile; la passività di Gesù sprofondato nella morte (col riferimento alla nozione infernale di Sheol), la natura metastorica-escatologica della risurrezione, che pur lasciando tracce nella storia (il sepolcro vuoto), non potrà mai essere dimostrata intrastoricamente, in quanto i vari tasselli rimangono limitati e ambigui (storici!) e la loro somma non arriverà mai a comporre l'evento in sé.


****+


Hans Urs Von Balthasar, Teologia dei tre giorni, Queriniana, Brescia 1971 [1969]

Tuesday, 8 April 2014

Виктор Олегович Пелевин | Viktor Pelevin – Un problema di lupi mannari nella Russia centrale

Raccolta di racconti cui sono approdato alla ricerca della novella Il principe del Gosplan, scoprendo nel contempo l'esistenza e l'opera Viktor Pelevin.
Pelevin non si può inscatolare nella definizione di "autore russo": tra lui e altri scrittori russi c'è ben poco in comune, anche sotto il profilo tematico. Anzi, la Russia post-sovietica il cui caos è metaforicamente rievocato dai racconti, potrebbe essere in realtà un qualsiasi altro paese occidentale: gli unici elementi propriamente russi sono i riferimenti ai relitti dell'ex URSS, che però fungono da semplici quinte. La narrazione è onirica, il reale irreale, doppio, triplo, sfaccettato; pare di trovarsi nei sogni di una farfalla che sogna di essere un vecchio. E proprio questa deriva onirica alla lunga risulta pesante, pur nella varietà di registri letterari dei singoli racconti, che finiscono per essere di difficile lettura e rischiare di assomigliarsi comunque tutti. I più apprezzabili sono senza dubbio i due titoli che aprono e chiudono la raccolta – Un problema di lupi mannari nella Russia centrale, magico-realista in chiave russa anziché ispanoamericana, e Il principe del Gosplan, con la sua sovrapposizione di reale e giochi VGA in DOS (Prince of Persia in primis). Piacevoli anche Il sogno di Vera Pavlovna, con il bagno pubblico che continua a manifestare la propria natura primaria anche con il susseguirsi delle gestioni e delle destinazioni d'uso, e La liana di Tarzan, riflessione di un sonnambulo che sogna di vagare attraverso la città addormentata.
**++
Racconti:
  • Un problema di lupi mannari nella Russia centrale, **** 
  • Il nono sogno di Vera Pavlovna, ***- 
  • Dormi, ** 
  • Taishow Chuan Urss, ** 
  • La liana di Tarzan, ***- 
  • Ontologia dell'infanzia, **+ 
  • La Giornata del conducente di bulldozer, ** 
  • Il principe del Gosplan, ***+ 

Viktor Pelevin [Ви́ктор Оле́гович Пеле́вин], Un problema di lupi mannari nella Russia centrale, Mondadori, Milano 2000 [1994]

Saturday, 22 March 2014

Иосиф Александрович Бродский | Iosif Brodskij - Fondamenta degli incurabili

Un piccolo scritto in grande prosa, presentato per la prima volta a Venezia nel 1989, due anni dopo il conferimento del premio Nobel per la Letteratura allo scrittore russo esiliato in America: cinquantuno piccole tessere testuali, raggruppate lungo l'asse dei continui ritorni dell'autore a Venezia nel corso degli anni.
Venezia città della visione, dove lo specchio acqueo riflette e deforma; Venezia quintessenza della bellezza; Venezia la cui vita quotidiana e ciclica attraverso l'anno esula da quella di qualsiasi altra città; Venezia in cui uno straniero non potrà mai essere uno del posto, per quanto tempo ci viva.
Qua e là piccoli dettagli topografici - a iniziare dal titolo, forieri di nostalgia o semplicemente di ricordi per chi, come me, ha avuto il privilegio di vivere quotidianamente la città negli anni dell'università: ed è lo sguardo dell'ospite ricorrente, rassegnato a non essere mai autoctono, il più indicato per ricordare agli abitanti, autoctoni, per studio o per lavoro che siano, l'unicità della loro quotidianità.

Iosif Brodskij (Иосиф Александрович Бродский), Fondamenta degli incurabili, Adelphi, Milano 1991 [1989]

***+

Saturday, 28 December 2013

Neil Gailman – American Gods

Regalo di Corinna.
Premessa intrigante di sapore costruzionista per il romanzo di Gaiman, autore fra l'altro, di Coraline e Stardust: gli dèi esistono nella misura in cui si crede in loro. Così ogni gruppo immigrato negli Stati Uniti ha portato con sé, oltre alla lingua e alla cultura, un suo proprio pantheon, che è sopravvissuto più o meno bene a seconda di quanto la credenza più o meno esplicita in esso si è perpetuata. E così gli dei si riciclano, si sdoppiano, cambiano di identità, si trovano a dover lavorare, o a sostenere guerre per la propria sopravvivenza contro i nuovi dèi in cui via via gli uomini ripongono la loro fede: il digitale, anziché Wednesday/Odino, la tecnica anziché Czernobog o Polunochnaja Zarjia. Il tutto raccontato da Shadow, scammer uscito dal carcere e ritrovatosi alle dipendenze di Wednesday, coinvolto suo malgrado nella lotta per la sopravvivenza degli dèi in una terra, quella americana, che non è un paese per dèi.

****


Neil Gailman, American Gods, Mondadori, Milano 2003 [2001]

Thursday, 3 October 2013

Heinrich Böll - Opinioni di un clown

Libro caustico, corrosivo, e pure un po' triste. Böll prende di mira la società cattolica tedesca del secondo dopoguerra, denunciando come, con l'avanzare della ricostruzione, quella medesima classe borghese che aveva sostenuto Hitler si sia riciclata riproponendo lo stesso apparato moraleggiante di convenzioni sociali, circoli e impegno (anche politico) con il quale aveva supportato il nazismo.
Hans, il giovane clown del titolo, vive a Bonn; non si capisce bene se sia un artista di avanguardia o piuttosto la parodia di una artista di avanguardia; è un fallito. Ma la responsabilità del fallimento della sua esistenza è addossata in buona parte ai suoi genitori, familiari, conoscenti, ex fidanzata, ferventi cattolici dalla morale a doppio standard, disapprovatori delle sue scelte di vita e della sua Weltanschauung, ma in ultima analisi per molti versi peggiori dello stesso Hans. Riaffiora in filigrana la riflessione di Hannah Arendt sulla banalità del male: Hans è pienamente responsabile delle proprie scelte sbagliate e fallimentari, ma meno colpevole di coloro che le proprie scelte, opportunistiche e indifferenti, le hanno compiute ammantandosi ipocritamente di virtù.
Ma l'amaro in bocca è in definitiva lasciato da Hans stesso, che pur vedendo le incongruenze di quelli che erano i suoi cari e della società che lo circonda, non compie nulla per far germogliare la propria condizione di puro e decide di fallire fino in fondo. Una croce, se vogliamo, ma senza alcuna speranza di risurrezione: le opinioni espresse, in fondo, sono solo quelle di un clown.

***-

Heinrich Böll, Opinioni di un clown, Mondadori, Milano 2001 [1963]

Friday, 23 August 2013

Franco Farinelli - L'invenzione della Terra

Regalo di Natale di Corinna, ma a differenza di quanto avvenuto con altri suoi cadeaux librari non posso dichiararmene entusiasta.
Farinelli, geografo, cerca di tracciare una genealogia del concetto di Terra così come lo conosciamo e adoperiamo attualmente guardando in parallelo, con occhio prevalentemente letterario, alla storia della cultura occidentale. Attraversa così l'Enuma Elish, Genesi, l'Odissea, la vicenda di Giovanni il Battista, lo Spedale degli Innocenti e il Rinascimento tutto, Utopia di Thomas Moore, ripesca il Medioevo e si butta nell'era contemporanea con un affondo su Melville. Nel calderone finiscono Strabone, Tolomeo, i banchieri genovesi, l'illuminismo, il paesaggismo pittoresco, Conrad Lorenz, il concetto di villaggio globale: l'autore è uomo colto. Ma l'esposizione, pur brillante in alcune sue intuizioni, procede a colpi di passaggi cultural-letterari troppo arditi (diciamo pure metaforici!), cercando di far passare come pressoché scontato ciò che scontato non è affatto: non ho gradito affatto il tono assertivo delle affermazioni.
In somma, L'invenzione della Terra è un divertissement storico-geografico piacevole, forse interessante come tema seminariale a un corso di storia della geografia, ma un po' troppo fumoso ed eclettico anche per i miei momenti più engrammatici.

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Franco Farinelli, L'invenzione della Terra, Sellerio, Palermo 2012 [2007].

Tuesday, 30 April 2013

Eric-Emmanuel Schmitt - Oscar e la dama in rosa

Libello suggerito dal p.s., credo ancora sotto Natale. Oscar ha dieci anni, è in ospedale, sta morendo di leucemia, e non crede in Dio. Nonna Rosa è un'anziana signora, ex lottatrice di catch, che gli fa da dama di compagnia, come probabilmente ha fatto a molti altri ragazzini prima di lui. E gli propone un gioco: vivere ogni giorno come se fosse un decennio, e provare a scrivere a Dio per lettera.
Da queste premesse si dipana un libriccino esile, da bere di un fiato, con molti momenti di intensa poesia, come la storia d'amore con Peggy Blue, ragazzina dall'incarnato azzurro.
Bello, specialmente l'ultima lettera lunga di Oscar, e come coronamento la lettera di nonna Rosa.

****

Eric-Emmanuel Schmitt, Oscar e la dama in rosa, Milano 2004 [2002]

Friday, 12 April 2013

Mauro Pesce - L'essenza del cristianesimo


Mauro Pesce appartiene alla corrente agnostica della scuola esegetica bolognese, e ciò caratterizza il suo approccio in modo determinante. Prima parte su Gesù - parole di Gesù, escatologia e remissione dei peccati, sacrificio giudaico. Seconda parte sulla nascita del cristianesimo - pratica di vita di Gesù, problemi di cui Gesù non aveva parlato tipo l'evangelizzazione dei non ebrei. Conclusione: Gesù un grande illuso, sperava l'avvento del regno di Dio, e invece muore (echi bultmanniani?).
La maggiore pecca del libro è l'eccessiva autoreferenzialità: Pesce cita continuamente i propri lavori precedenti, sia scritti in solitaria che in collaborazione con la Destro (sua compagna di vita oltre che di studio). La cosa alla lunga riesce fastidiosa, e soprattutto dà una sensazione di isolamento culturale, quasi che Pesce fosse il solo a portare avanti la sua linea storico-ermeneutica.

***-

Mauro Pesce, Da Gesù al cristianesimo, Morcelliana, Brescia 2011

Wednesday, 30 January 2013

Jaroslav Foglar - Dobrodružství v Zemi nikoho

Knížku jsem našel v antikvariátu s dalšíma foglarovkama: přepadla mě nostalgie a tak jsem si jich pár koupil s tím, že si je přečtu a přidám do knihovny vedle těch ostatních, a to přesto, že si vlastně pamatuji hlavně Stínadelskou trilogii, Hochy od Bobří řeky (s pokračováním), Modrou rokli a Pod junáckou vlajkou - ostatní jsem naprosto zapomněl. Ohromně jsem se bál, že se mi Foglar po tolika letech zprotiví, vzhledem k tomu, že hodně lpí na svých oblíbených tématech a že Dobrodružství v Zemi nikoho je vlastně vedlejší a netradiční dílo, i když dle ediční poznámky zdařilé; na druhé straně se neodvažuji vzít zpátky do ruky Rychlé Šípy ze strachu, že si zkazím idylickou vzpomínku. Nakonec jsem se strachoval celkem zbytečně.

Román je čtivý, místy dokonce napínavý, a má všechno to co má správná foglarovka mít: přátelství mezi hochy, klub (Ontario), město, krásný a dobrodružný kraj za městem, tajemství (jeskyně obřích trilobitů) i epický nádech: je vidět, že Foglar skautství skutečně prožíval celý svůj život a že v něm viděl naplněný ideál chlapeckého a dívčího života. Ve srovnání s dnešními dětmi a hochy, ti Foglarovi jsou o poznání šťastnější: pohybují se ve městě i v přírodě jako doma, neznají přeúzkostlivělé rodiče, ani nudu, ani přílišné množství organizovaného volného času. V tomto směru je i dnes Foglar příkladem a ideálem, asi již nedosažitelným.

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Monday, 31 December 2012

Marek 'Orko' Vácha - Tančící skály

Babička ve snaze mi vyjít vstříc mi neustále klade na srdce, abych rozšířil své obzory a abych mimochodem navázal nějaký kontakt na pana Halíka, který je inteligentní a vzdělaný a ne tak zkostnatělý jako zbytek katolické církve. Ona sama Halíka čítávala jíž delší dobu; teď objevila Marka Orko Váchu, chytrého, vzdělaného, zcestovalého, který byl ovšem nepochopen a zkostnatělou hierarchii odsunut někam na venkov aby neškodil, až si ho pan profesor Halík vzal k sobě do Prahy.
Já sám moc neznám ani prvního ani druhého; nějaké Halíkovy texty jsem přečetl, teď vzhledem k tomu, že to doma bylo a že mi to babička nabídla, jsem tedy zkusil i Váchu.

Je zajímavé, že už samotné jednoroční studium fundamentální teologie a trocha pastorační činnosti mi umožnili knihu číst zásadně jinýma očima než kdybych ji býval četl loni: mám totiž na ni interpretační kategorie. Vácha vystudoval molekulární genetiku, takže i jeho výuka náboženství na biskupském gymnáziu bere plnýma rukama z tohoto pole - snad s prospěchem, vzhledem k tomu, že naše generace vidí ve vědě měřítko téměř všeho. Cyklus přednášek (už označení 'přednáška' je mi protivné, to ovšem přejdu protože i Vácha si na samotném začátku bere od náboženství jako od předmětu vyučování energický odstup) vychází z údivu nad světem, nad přírodou a nad člověkem, a táhne dál teologické zamyšlení nad smyslem života, nad Bohem, nad životem samotným, vše prolínaje úvahami o evoluci, Aristotelem, vědeckými 'fakty' (v uvozovkách s ohledem na Poppera) a šetrnými citacemi z Písma. Je to vlastně  tradiční způsob, jak se i u nás snaží uvést mladé lidi na práh setkání s Bohem; rozdíl je ovšem - jako vždy - v intelektuálním a kulturním kalibru uvaděče.

Na druhé straně, právě lpění na intelektu mi jde trochu na obtíž. Já sám jsem velmi intelektuálně založená osobnost, a přesto moje setkání s Bohem se událo v úplně jiné rovině - bylo to osobní setkání (jinak můj první zážitek i ty další, více či méně zapuštěné do každodennosti, nemohu ani označit); jsem si také jist, že něco podobného prožili a prožívají i Vácha, Halík a většina těch, kdo se kněžími stali, i v Česku. Takže proč tolik váhy publikacím, akademickému působení, cestám na Antarktidu či do Argentiny? Toto všechno přece není to zásadní, není to důvod, proč odpovídáme 'ano' na Pánovo povolání žít jen pro něj. Možná, že je mi to nepříjemné proto, že já sám jsem se ještě nevyrovnal s obavami o tom, co bude s mým vlastním kulturním životem, že jsem se ho ještě nevzdal, abych ho znovu našel a přijal z rukou Pána. A tento kulturní deník je toho vlastně jakýmsi důkazem.

Marek Orko Vácha, Tančící skály. O vývoji života na Zemi, o člověku a o Bohu, Cesta, Brno 2003
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Tuesday, 11 December 2012

J. R. R. Tolkien - Lo Hobbit o la Riconquista del Tesoro


Rilettura d'obbligo per evitare che la visione del primo episodio dell'adattamento cinematografico si impadronisca della mia immaginazione, e poter così conservare le immagini della mia fantasia accanto a quelle che mi saranno proposte da Peter Jackson.
E a più di otto anni di distanza dalla prima (e ultima) rilettura per la tesina di maturità, e a circa venti dalla scoperta della storia di Bilbo, ascoltata allora con impaziente attenzione e trepidazione sul divano rosso di Laggio, il libro rimane ancora stupendo.
Non è solamente bello come racconto: è ben scritto, ha un'alta qualità letteraria. E pur essendo sostanzialmente una fiaba per bambini, è stratificato nel modo che solo l'universo tolkieniano permette, e va ancora oltre, attingendo al patrimonio di saggezza custodito dai racconti di ogni tempo: lampante esempio è il tema del potere accecante - e in ultima analisi maligno - esercitato dal tesoro.
E la ricchezza dello Hobbit è riflesso della ricchezza interiore di Tolkien, quieto professore di Oxford, abitante di un'Inghilterra lontana dai riflettori, profondo conoscitore di lingue e culture scomparse quali quella norrena, quella finnica o quella antico e medio-inglese, capace di stendere testi dagli accenti profetici veterotestamentari, e di evocare luoghi epici che non sono mai fughe dalla realtà ma veri e propri paesaggi dell'anima, cristallizzazioni delle situazioni esistenziali in cui ognuno di noi prima o poi si trova.

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Tuesday, 7 August 2012

Patricia Highsmith - Il talento di Mr. Ripley

Ero stato incuriosito dalla pubblicità radiofonica dei romanzi di Patricia Highsmith in allegato al Corriere della Sera, con la prima uscita al classico prezzo lancio di un euro. Se non avessi avuto familiarità con il titolo probabilmente non avrei fatto la fatica di andarlo ad acquistare, ma un po' la consapevolezza dell'esistenza dei due film (Anthony Minghella e Liliana Cavani) e un po' la voce roca dell'annunciatrice che definiva la Highsmith come la 'vera erede di Agatha Christie' mi hanno convinto.

Non è il classico giallo alla Christie: è piuttosto un noir psicologico, che ha per protagonista il personaggio negativo. E come non identificarsi in Tom Ripley, venticinquenne di belle speranze, amante dello stile, dell'Italia e di quanto il Mediterraneo degli anni Cinquanta può offrire a un americano mediamente facoltoso, che dopo aver fatto diventare tragica realtà una delle sue potenti fantasie mette in piedi un castello di bugie, pur di non distruggere la propria immagine agli occhi del mondo, e di guadagnarne una nuova, se possibile migliore? E tutto ciò messo in atto con un'ansia somatizzata, con la nausea che sale alla bocca dello stomaco, con le periodiche maree della paura di essere stato finalmente scoperto; e tutto ciò con la pretesa egoistica e narcisista di bastare a se stesso, e l'illusione di poter nascondere a sé per primo lo strenuo bisogno di apprezzamento e di affetto, e l'inquieta identità affettiva.

Letto d'un fiato - e con la voglia di incontrare Tom Ripley di nuovo, negli altri romanzi.

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Monday, 6 August 2012

Antonia Arslan - La masseria delle allodole

Dopo averne sentito parlare ripetutamente, alcuni anni fa, l'ho trovato da Massimo in appartamento a Trieste, e ho deciso di leggerlo: si tratta, in fondo, di poco più di duecento pagine, stampate ampie.

Non è un brutto libro: Antonia Arslan(ian) cerca i toni dell'epopea familiare, della microstoria sullo sfondo della macrostoria, e riesce a tratteggiare, con forse eccessivo uso di aggettivi ed epiteti, un piccolo affresco ricco di figure e di destini. La profondità è data dalla durezza della verità sullo sfondo, che è quella del secondo genocidio armeno del 1915-1916. Il quadro familiare di prosperità e felicità si infrange all'improvviso: l'organizzazione governativa stringe silenziosamente la sua rete facendo sparire prima gli uomini armeni in vista, quelli che avrebbero potuto dare risonanza a quanto stava accadendo, e poi con precisione chirurgica agisce. Gli armeni sono un bubbone da eliminare per consentire la formazione dello stato nazionale turcodalle ceneri dell'impero ottomano in dissoluzione che sta perdendo la guerra. E così si susseguono le convocazioni dei capifamiglia e dei maschi, il loro sterminio senza sepoltura, la deportazione delle famiglie in carovane che attraversano l'Anatolia scortate dalle forze dell'ordine turche (che però tacitamente si dileguano ogni volta che c'è bisogno di lasciare mano libera alle violenze dei banditi curdi), e decimate dalla fame e dalle violenze lungo la via di Aleppo. E lì se alcuni membri della famiglia Arslanian si salvano grazie all'intervento dei familiari di Aleppo e delle loro conoscenze diplomatiche, gli altri aspettano, confluiti da ogni dove, di essere mandati ancora più a est, verso  Der-el-Zor, dal nome minaccioso. Sembra di sentire un'anticipazione di quanto toccherà agli ebrei in Germania vent'anni dopo: stesse pratiche, stessa meticolosità, solo tecnologia un po' meno avanzata e i brandelli dell'Ottocento che se ne va spazzato via dalla guerra.

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Sunday, 5 August 2012

Dino Buzzati - I sette messaggeri

La prima raccolta di racconti di Buzzati comparve nel 1942, dopo il successo del Deserto dei Tartari, e radunando materiale precedente.

È significativo che lo abbia preso in lettura perché mi accompagnasse a Trieste, che secondo me è un luogo eminentemente buzzatiano - ed ora ne ho finalmente compreso la ragione. Il motivo è che la scrittura di Buzzati è fortemente simbolica, metaforica e allusiva, per quanto stilisticamente asciutta: Buzzati cerca la trama nascosta che unisce i significati delle cose, e così luoghi, situazioni ed oggetti assumono agli occhi degli uomini protagonisti della narrazione una pregnanza quasi metafisica, dechirichiana. Spesso l'aura è fatale, vagamente maledetta, l'orizzonte ultimo è la morte; e tuttavia racconti come L'assalto al Grande ConvoglioIl dolore notturno, Cèvere, Il sacrilegio e Di notte in notte sono carichi di quella speranza tipica dell'uomo che guarda alle stelle confidando nel fatto che esiste un mondo dietro il mondo.

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  1. I sette messaggeri
  2. L'assalto al Grande Convoglio
  3. Sette piani
  4. Ombra del sud
  5. Eppure battono alla porta
  6. Eleganza militare
  7. Temporale sul fiume
  8. L'uomo che si dava arie
  9. Il memoriale
  10. Cèvere
  11. Il mantello
  12. L'uccisione del drago
  13. Una cosa che comincia per elle
  14. Il dolore notturno
  15. Notizie false
  16. Quando l'ombra scende
  17. Vecchio facocero
  18. Il sacrilegio
  19. Di notte in notte

Friday, 22 June 2012

Erasmo da Rotterdam - Elogio della Follia

La chicca erasmiana serviva a riempire una delle mie innumerevoli lacune in fatto di cultura classica, tuttavia devo ammettere che si tratta di un riempimento che non mi lascia affatto appagato. Il gioco di far parlare la Follia/Moria da principio è divertente; anche il sovvertimento/trasvalutazione dei valori che ne deriva non manca di simpatia; Erasmo, in somma, ha dalla sua la penna caustica, la conoscenza del genere umano, la grande cultura classica che comprende la padronanza del greco. Ma tutto questo non basta. Perché ben presto il troppo stroppia, la satira diventa aperta, e verso la fine il libello si trasforma in una deliberata presa in giro di principi, dottori, teologi, chierici e del loro malcostume; l'erudizione alla lunga diventa anch'essa sostenibile solo a fatica, perché presuppone una conoscenza della classicità pari a quella di Erasmo. Mi ha colpito il forte senso cristiano di Erasmo, ma in fondo preferisco la causticità di Dürrenmatt.

**++

Wednesday, 30 May 2012

Pierangelo Sequeri - Contro gli idoli postmoderni

Regalo di laurea / compleanno di don Alessio e Luca, suggerito anche da don Stefano Didonè durante il corso di Teologia Fondamentale I per il trattamento dei temi relativi alla realtà contemporanea. Libello sottile, riflessione solida. L'analisi di Sequeri è lucida: la nostra post-modernità è intrisa di idolatria culturale. Abbiamo fatto a meno del cristianesimo, salvo riversare gli atteggiamenti religiosi su altro, ottenendo nel processo infelicità cronica. Ma Sequeri non si limita a stendere un manifesto, non recrimina e non denuncia: propone direzioni per possibili vie di uscita (cosa di questi tempi assolutamente inedita, e sorprendente). Gli idoli sono la gioventù, la crescita, la comunicazione e la secolarizzazione: ognuno di essi ha caratteristiche proprie, e quindi condizioni di esistenza e di superamento proprie.

Di fronte alla tentazione velleitaria dell'aggrappamento a una gioventù sempre più artificialmente prolungata, in senso biologico e sociologico, Sequeri propone la restituzione di dignità e di attrattiva al processo di ominizzazione che conduce all'essere adulti, gente matura che tiene al prossimo come a se stessa.

Contro l'apparentemente onnipotente altare della crescita economica, su cui in tempi di crisi si bruciano risorse finanziarie e umane per cercare di mantenere se non altro lo status quo, Sequeri muove la proposta di un umanismo etico, di scelte, non solo politiche, che rimettano al centro l'uomo.

Il tritacarne mediatico televisivo da una parte, e delle reti sociali dall'altra, esige sforzi sempre più prolungati e più intensi da parte degli utenti-protagonisti per garantire loro, se non i cinque minuti di notorietà, perlomeno la rilevanza nella comunicazione. E succhia tutto, buttando via la scatola. Di fronte a ciò l'unica difesa possibile è probabilmente interdire il luogo comune, servirsi di dispositivi non banalizzati, e allo stesso tempo continuare ad avere un luogo e un tempo "segreti" dove parlare per davvero, e non solo per non perdere il posto sulla piazza della rete.

Secolarizzazione imperante, con rischio di scivolare nell'irreligione agnostica e arroccamenti confessionali. La risposta dell'aggiornamento mediatico non è sufficiente: il cristianesimo in salsa pop rischia di stancare, se non altro per il fatto di essere sullo stesso mercato di concorrenti ben più smaliziati. Forse una risposta più difficile, ma più fruttuosa e alla fine dei conti più autentica, sarà quella di un rinnovato impegno nel ridisegnare la chiesa (in particolare, sostentamento economico e comunicazione devono scompaginare la semantica del mondo contemporaneo), cercare innanzitutto la fedeltà al Signore e al Vangelo, ricordarsi che i discepoli Gesù se li sceglie ma non li coccola troppo, e lavorare sodo sui giovani, con i giovani e per i giovani, per dare loro un'alternativa migliore di quella che il mondo oggi riserva loro.

Non avete idea di che cosa sono capaci i cuccioli, anche quelli con i fili nelle orecchie, se offrite loro - con la più scrupolosa onestà intellettuale e la passione più sincera che sostiene voi stessi - cose che sapete veramente e cose che credete veramente buone anche per loro.

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Wednesday, 23 May 2012

Alice Miller - Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé. Riscrittura e continuazione

Molte esperienze traumatiche vissute da bambini rimangono avvolte nell’oscurità: non affiorano nei ricordi della memoria cosciente – se vogliamo, sono censurate. Sconosciute restano quindi anche le chiavi per comprendere tutta la vita successiva; lo stesso Sé a volte rischia di essere in realtà un falso Sé, strutturato per dare voce a determinate istanze andate rimosse dallo strato cosciente, e che nasconde il vero Sé con tutte le conseguenze del caso.
Una situazione esemplare in questo senso può essere considerata quella dei bambini ‘dotati’, che agiscono esattamente secondo le aspettative dei genitori: essi sono di fatto bambini che dei genitori riescono a cogliere i bisogni inconsci, adattandovisi e mettendo a tacere quei  sentimenti, per lo più negativi, che ai genitori sono inaccettabili. Ma in questo modo, il vero Sé viene soffocato nel suo sviluppo, e il bambino, insicuro in campo affettivo, traghetta le proprie difficoltà in campo adulto mettendo in atto tutta una serie di strategie per nasconderle a se stesso e agli altri e difendersi da esse; divenendo magari a sua volta un genitore incapace di autentica disponibilità, e creando così un circolo vizioso.

Il testo è suddiviso in tre sezioni tematiche, tra loro propedeutiche. La prima analizza il contesto e le situazioni che fanno sì che un bambino, sensibile nei confronti dei bisogni inconsci delle persone amate (in primis i genitori), elabori un comportamento di corrispondenza ai loro bisogni, sviluppando un Sé inautentico che non dà voce ai sentimenti negativi. La seconda sezione guarda poi al bambino diventato adulto, mostrando le due più comuni forme in cui si struttura la negazione dei bisogni infantili inespressi: la depressione, da una parte, e la grandiosità dall’altra, e il modo in cui queste emergono nel corso della psicoterapia in rapporto agli episodi infantili rimossi. La terza sezione si concentra infine sulle dinamiche del disprezzo, frutto della mortificazione infantile e seme generatore, nell’esercizio manipolatorio inconscio, di nuova mortificazione che produrrà altro disprezzo; rileva infine la necessità di vivere le emozioni negative a livello conscio, anche con l’aiuto della terapia, allo scopo di esaurirne l’energia attraverso l’espressione e di avere consapevolezza del loro impatto sul prossimo.

Il testo costituisce la riscrittura e continuazione – una sorta di seconda edizione riveduta e ampliata – di un libro pubblicato per la prima volta nel 1979, ed è frutto di vent’anni di attività psicanalitica dell’autrice. Il taglio è decisamente psicanalitico, cercando nell’inconscio e nel passato rimosso dalla coscienza le ragioni del comportamento presente. L’esposizione, divulgativa, alterna passaggi analitici e argomentativi a numerosi e vari esempi provenienti dalla pratica dell’autrice, facilitando la comprensione e permettendo al lettore di riconoscere in se stesso eventuali meccanismi analoghi a quelli descritti. Il limite più grande del libro sta forse nella sua (per altri aspetti pregevole) stringatezza: apre infatti su un campo che per il lettore medio è inesplorato, e in cui ogni informazione che permette di definire meglio l’ambito risulta preziosa e di grande interesse.

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Sunday, 29 April 2012

Alexander Lernet-Holenia, Il Barone Bagge

Non conoscevo Alexander Lernet-Holenia, che a quanto pare invece è uno dei più importanti autori austriaci del secolo scorso. Il Barone Bagge, inatteso regalo di compleanno, è un racconto lungo che ben dimostra le doti narrative e poetiche di Lernet-Holenia. Situato in un'epoca ormai definitivamente perduta - quella dell'ultimo impero Austro-Ungarico - onirico e poetico, con un intreccio di amore e morte, e con riferimenti mitologici nordici ben precisi ma mai scontati(emblematico il ponte d'oro che separa i morti dai vivi). Piacevolissimo.

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