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Sunday, 13 January 2013

Le immagini della fantasia 30


Appuntamento immancabile da anni, e questa volta una delle migliori mostre degli ultimi anni. Merito del tema scelto per le fiabe dal mondo: Nel bosco della Baba Jaga. Fiabe dalla Russia. Quale illustratore sa resistere al fascino immaginifico delle figure fiabesche russe? Il pesciolino d'oro, l'uccello di fuoco, Vassilissa, Baba Jaga e le oche-cigni, l'alfabeto cirillico: tutti soggetti ricchi e forieri di ispirazione. Ma neanche a farlo apposta, il lavoro migliore è fatto dagli stessi russi (i tre cavalieri della notte, dell'aurora e del giorno).

Ospite d'onore Roberto Innocenti, con le sue prospettive drammatiche a quadro inclinato, e illustrazioni a volte vagamente, a volte decisamente inquietanti (con ispirazioni hokusaiane e iterazioni monetiane): l'immagine più bella è interamente in grigi, e il soggetto è la deportazione degli ebrei.

Particolarmente interessanti Alenka Sottler dalla Slovenia (Zakaj je babica jezna, illustrato a silouhette e con tema alzheimeriano), l'iraniano Nooshin Safakhoo, il cui stile a tratti ricorda gli artisti della Cecoslovacchia anni '60-'70 per colori e collage (digitale). Jindra Čapek, altre volte una sicurezza, è invece in decadenza, la maggioranza dei soliti italiani non si schioda dallo stile Zavřel: per fortuna da alcuni anni a questa parte dall'estero tira aria nuova, stilisticamente e contenutisticamente.

L'apertura della Casa della Fantasia ha dato finalmente respiro all'esposizione, prima confinata agli stretti locali del municipio.

Friday, 15 June 2012

Klimt nel segno di Hoffmann e della Secessione - Museo Correr

È vero: è una di quelle mostre che usa il nome di un artista famoso scritto a caratteri cubitali per attirare pubblico, quando poi in realtà dell'artista famoso c'è poco. In questo caso, sostanzialmente tutto il Klimt che c'è proviene da Ca' Pesaro - in somma, una mostra fatta in casa; d'altronde, nel centocinquantenario dalla nascita era poco probabile che i musei viennesi prestassero in giro materiale klimtiano, specie con cinque mostre a lui dedicate nella capitale austriaca.

Tralasciando questa piccola grande delusione, si tratta ovviamente di una mostra splendida quanto il soggetto. È investigato il rapporto tra Klimt e Hoffmann, e la tensione verso il gesammtkunstwerk culminata probabilmente nella XIV esposizione della Secessione dedicata a Beethoven. A compensare ampiamente la mancanza di pezzi importanti c'è l'arte applicata: le spille (quadrate) di Hoffmann, piedistalli ed espositori (cubici), una libreria modulare (a modulo cubico), alcuni numeri della rivista Ver Sacrum (in formato quadrato) e le meravigliose cornici dei quadri curate fino al sottile ma determinante dettaglio: la doratura del bordo interno, inclinato a 45°, che crea vibrazione luminosa. D'altronde, nel design come in architettura, sono i dettagli a fare la differenza...

***+

Friday, 27 January 2012

Bernardo Bellotto. Il Canaletto delle corti europeee - Palazzo Sarcinelli, Conegliano

Dopo la splendida mostra di Cima da Conegliano, risalente ormai a due anni fa, l'aspettativa per le mostre di Palazzo Sarcinelli era cresciuta (e forse questo era anche uno degli obiettivi di chi gestisce il museo).

Peccato che quella di Bellotto non fosse una mostra altrettanto emozionante: già di per sé il vedutismo non mi dice molto, a meno che parli all'architetto urbanista che è in me come nel caso delle incisioni riguardanti il lungo Elba di Dresda. Se poi aggiungiamo l'ampiezza di spazio espositivo dedicata a tecniche un po' di nicchia come l'acquaforte, e l'inutilità dell'audioguida, l'unico momento veramente stendhaliano è stata la sala con le tre immense tele raffiguranti la città di Pirna. Che, complici i colori, la fortezza medievale, l'ambiente sorabo che in me evoca altri mondi tra lo slavo e il preussleriano (Il mulino dei dodici corvi!), mi ha completamente affascinato.


Per il resto, niente di che.
**+

Saturday, 14 January 2012

Le immagini della fantasia 29 - XXIX Mostra internazionale d'illustrazione per l'infanzia

Visione in extremis, permessa dal fatto che quest'edizione della mostra è stata prolungata al periodo postnatalizio.

Le due sezioni speciali sono la consueta porzione monografica dedicata ad un ospite d’onore, quest’anno Linda Wolfsgruber (che sinceramente preferivo nella sua fase giovanile, meno personale e meno malinconica - ai tempi dell'innocuo Pacchetto Rosso); e per il ciclo dedicato alle fiabe del mondo: Il Grande Albero delle Rinascite, fiabe delle Terre d’India. Ma alla fine ciò che rimane più interessante è la sezione principale della mostra, con la sua varietà di temi, di artisti e di tecniche - con una decisa rinascita del collage. E per il sempre gradito ciclo Come nasce un libro illustrato, il simpatico intervento di Simone Rea, illustratore delle Favole di Esopo.

***

Sunday, 14 December 2008

Palladio 500 anni - Palazzo Barbaran da Porto, Vicenza


Mostra del cinquecentenario dalla nascita del Palladio, allestita in pompa magna a palazzo Barbaran da Porto a Vicenza come produzione del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, della Royal Academy of Arts di Londra e del Royal Institute of British Architects, ed il contributo di una serie di personaggi eccellenti quali James Ackerman, Howard Burns, Mario Piana, Aldo Cibic e Giorgio Ciucci.

Divulgativa ma non superficiale, e specialistica ma non troppo, la mostra propone il classico percorso formazione-maturità-lascito attraverso media differenti: dai disegni autografi del Palladio alle ricostruzioni ed alle schede su ville, palazzi ed opere pubbliche, ad una quantità rilevante di modelli a grande scala (peraltro piuttosto terribili nella loro pedissequità, esclusa qualche luminosa eccezione quale lo spaccato di S. Giorgio Maggiore con evidenziata la bicromia tra parti intonacate e parti in laterizio dipinto di rosso). Non mancano infine, e sono forse le presenze più interessanti, disegni dei contemporanei del Palladio, medaglie, sculture, mappe e dipinti.

La mostra è stata occasione per ripassare la teoria di Burns sulla modularità del sistema spaziale palladiano, di confrontare la mano di Palladio con quella (più felice) di Antonio da Sangallo il giovane, ed ha permesso di scoprire un inedito Palladio creatore di disegni di strategia militare.

A cura di Guido Beltramini e Howard Burns. Ottimo logo (Cibic).

Thursday, 30 October 2008

Biennale di architettura 2008: architecture without building.

Architecture without building è lo slogan dell'undicesima mostra internazionale di architettura ospitata alla biennale di Venezia e curata da Aaron Betsky.

Il problema fondamentale è che Betsky è uno storico dell'arte: il suo approccio è quello, a ragione ipercriticato, che fa dell'architettura un'arte figurativa sottostante alla logica dell'ars gratia artis. Di conseguenza, le installazioni tendono all'autoreferenzialità, sottraendosi in gran parte dei casi a ragionamenti progettuali in favore di figurazioni più o meno riuscite, ed il visitatore si trova a passare dalle monadi leibnitziane, critiche nei migliori dei casi, delle Corderie dell'Arsenale e del Padiglione Italia alle stratificazioni bulimiche di progetti ospitate dai padiglioni nazionali, illeggibili nei tempi compressi che la visita ad un'esposizione impone.

Eccezioni notevoli sono state in questo senso la città per macchine volanti presentata da MVRDV; s1ngletown, insieme di dispositivi spaziali per persone che vivono sole in un mondo sempre più popolato, ideata da un collettivo olandese, e la sempre olandese presa in giro delle ultime tendenze progettuali (sotto forma di fotomontaggio); apprezzabili (finché non se ne legge l'abstract) la megastruttura astronaviforme francese ed il canyon/caverna-teatro, forse perché giocando con le grandi dimensioni accendono l'immaginario dei sogni erotici proibiti di un architetto.
Le cose più fastidiose alla fine però non sono le installazioni dall'ermetismo programmatico, quanto quelle che sembrano voler gridare a squarciagola "Natura!", "Verde!", o "Sostenibile!", senza per questo porsi in modo riflessivo rispetto a questi temi, prediligendo una retorica del colore e dell'alberello facile.

** (*** solo perché in quanto Biennale stimola comunque la mente).

Saturday, 15 March 2008

Egle Renata Trincanato. Venezia: forma e rinnovamento - Fondazione Querini Stampalia

La mostra, intitolata alla studiosa veneziana ed allestita in collaborazione con lo IUAV, rivaluta l'operato di una personalità decisamente sottovalutata nei tempi passati (basti pensare che il suo opus magnum, Venezia minore, non è stato ristampato dalla data della sua pubblicazione, nonostante sia un libro unico per contenuti e costituisca tuttora il testo più autorevole sull'edificato abitativo veneziano).

Egle Renata Trincanato è stata una personalità assolutamente di primo piano nella scena architettonica nazionale: allieva e poi collaboratrice di Samonà, direttrice di Palazzo Ducale e docente di disegno allo IUAV, è stata la guida di Wright durante la sua visita alla città lagunare.

Pur non essendo all'altezza del suo lavoro di studiosa, la sua opera architettonica comprende progetti di pregio, quali l'edificio dell'INAIL a S. Simeon Piccolo di fronte alla stazione di S. Lucia, una sistemazione del nuovo Danieli che non vinse il concorso, e numerosi edifici residenziali a nell'area lagunare (uno fra tutti, il complesso di Parco S. Giuliano).

La visita della mostra è stata in l'occasione per vedere finalmente la sistemazione della parte destra del pianterreno della Querini Stampalia e l'annesso giardino, opera di Carlo Scarpa.

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Saturday, 23 February 2008

Classico Manifesto. Pubblicità e Tradizione classica - Milano, Triennale, dal 13 febbraio al 24 marzo 2008

La rapida visita alla triennale nel corso del mio weekend milanese mi ha permesso di vedere l'esposizione organizzata dal centro studi civiltà e tradizione del classico (curatori: Monica Centanni, Katia Mazzucco, Alberto Ferlenga). Devo ammettere che, conoscendo la Centanni ed il materiale su pubblicità e tradizione classica presente all'interno dell'Originale assente, avevo grandi aspettative, che però sono state frustrate dalla visita dell'allestimento. Il suo grande difetto, a fronte di pregi quali la divisione sistematica e la compresenza di passato e modernità, riduce gli esempi a pochi casi dal sembiante trito, o troppo banali o eccessivamente macchinosi. E' probabile che la causa dietro a ciò siano ragioni organizzative e gestionali, tuttavia è un peccato che una mostra basata su un lavoro eccellente e di grande potenziale rinunci alle faville che sarebbero sue di diritto.

**

L'arte delle donne. Dal Rinascimento al surrealismo - Palazzo Reale, Milano

Ho approcciato questa mostra senza pregiudizi, ma non posso negare che nel corso della visita sia emersa una nausea di fondo che mi portava a domandarmi la ragione del vedere opere di medio valore artistico mentre nello stesso palazzo sono contemporaneamente esposti capolavori assoluti del mio amato Canova: forse avrei dovuto ascoltare mademoiselle e farmi guidare attraverso l'esposizione da un'audioguida che mi distraesse da riflessioni critiche.

Caratteristica peculiare dell'artista di sesso femminile è la differente sensibilità nella scelta del soggetto rispetto al suo corrispettivo maschile; inoltre, una vena che non esiterei a definire "psicologica" informa la sua opera della personalità del soggetto ritratto (oltre che, naturalmente, di quella dell'autrice), e lo fa in modo molto più chiaro e sintetico rispetto a come farebbe qualsiasi artista maschio, che invece tenderebbe a concettualizzare anche le emozioni.

Una conferma nelle mie preferenze artistiche: Tamara Lempicka.

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Wednesday, 13 February 2008

L'ultimo Tiziano e la sensualità della pittura - Gallerie dell'Accademia, Venezia

La mostra, originariamente al Kunsthistorisches Museum di Vienna, si incentra sull'ultimo ventennio della pittura tizianesca, dagli anni Cinquanta del Cinquecento fino alla morte nel 1576.

L'ultimo Tiziano opera una rivoluzione nell'uso del pennello: influenzato parzialmente dalle poetiche michelangiolesche del non finito si svincola definitivamente dal disegno, passando ad una pittura abbozzata, dalla pennellata ricca - "a macchie", come la definì il Vasari - , in cui la libertà e la matericità del gesto pittorico danno corpo e vibrazione all'immagine, ottenendo effetti che verranno ricercati dagli artisti solo molto più tardi, nell'Otto e Novecento; allo stesso tempo Tiziano non rinnega sé stesso e portata all'apice la propria padronanza della luce, così come l'innata maestria compositiva (e ne è la prova il fatto che mi sia rimasta impressa la maggioranza dei dipinti, cosa rara per un'esposizione di pittura).

Parte della mostra è l'indagine sui continui ripensamenti compositivi del pittore, che aveva l'abitudine di ritornare anche dopo anni su dipinti sia abbozzati che finiti, ritoccando, ridipingendo, o modificando l'intera composizione; condotta sui quadri esposti, associa ad ogni riproduzione del quadro una radiografia che ne mette in evidenza le fasi compositive precedenti. Si tratta di un percorso particolarmente prezioso in associazione con il confronto tra diverse versioni dello stesso quadro, sia esso il Tarquinio e Lucrezia (preferisco il viennese, con una Lucrezia più decisa rispetto a quello di Bordeaux), la Madonna con bambino (la versione londinese, più tarda di quella veneziana, mi ricorda quello che avrebbe fatto Jan Zrzavý negli anni Cinquanta dello scorso secolo), o la Maddalena penitente.

I migliori
  • Cristo crocefisso e il buon ladrone
    Pinacoteca nazionale, Bologna
    Non ci sono parole per descrivere il dipinto. Dorato, glorioso, vivo, senza un solo particolare in eccesso o di maniera.
  • Santa Margherita con il drago
    Museo del Prado, Madrid
    I lineamenti della santa sono assolutamente moderni: non si tratta di una bellezza cinquecentesca, morbida ed ovale: lo sguardo è intenso, "spigoloso", di un volto che ricorda quello di Cate Blanchett. Superba composizione formale e cromatica, con sulla sinistra, al di là del mare, la città illuminata dai fuochi notturni.
  • Annunciazione
    S. Domenico Maggiore, Napoli
    Apoteosi della luce. In particolare, squisito il velo luminoso posto sul leggio della Madonna.
  • Martirio di S. Lorenzo
    Chiesa dei Gesuiti, Venezia
    Uno dei miei quadri cromaticamente preferiti. Il rosso delle fiamme, la luce emanante dalla graticola, il taglio arditissimo della composizione.
  • La Religione soccorsa dalla Spagna
    Museo del Prado, Madrid
    Pur trattandosi di una rappresentazione allegorica, e per giunta su commissione - presupposti per il più anonimo dei dipinti, il quadro è molto personale, non eccessivamente affollato, e naturalmente ben composto, con la Religione che perde per strada i suoi attributi, insidiata da un groviglio di serpi.
***+

http://www.ultimotiziano.it

Friday, 28 December 2007

Slavné jihomoravské vily - Dům Umění Města Brna

Výstava, kterou jsem navštívil se Jamesem, navazuje na předchozí výstavu brněnských vil, a je také podobně uspořádána. Provází návštěvníky moderní českou architekturou, specificky potom architekturou na jižní Moravě se zaměřením na rodinné bydlení. Na vybraných příkladech, bohatých informacích, fotografiích, plánech slavných vil a literárně zpracovaných příbězích o architektech, stavebnících, stavitelích a lidech kolem moderní české architektury prezentuje vývoj vilové architektury v tomto regionu od konce 19. století po současnost.

V prvním patře, tam kde se v předchozím díle výstavy nacházel model vily Tugendhat, byla postavena rekonstrukce tzv. Husákova 3+1 - panelového třípokojového bytu s dobovým zařízením, ve kterém jsem poznal nespočet předmětů z mého dětství v Brně a připomněl jsem si neopakovatelnou atmosféru, pro mne velice šťastnou, dýchající z jíž celkem dalekých normalizačních sedmdesátých a osmdesátých let.

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Wednesday, 21 November 2007

Visita alla collezione Peggy Guggenheim

Dopo ben tre anni ho adempito ad uno degli obblighi culturali ignominiosamente ignorati da quando mi sono stabilito in laguna: la visita della collezione Peggy Guggenheim.
Al di là del fatto che già l'ingresso a Cà Venier dei Leoni sia di per sé un'esperienza (specialmente arrivandoci dal ponte votivo della Salute), ho trovato meravigliosi e bizantini echi di Pikionis nel giardino delle sculture, ed in generale ho apprezzato ogni parte dell'edificio, non ultima la terrazza sul Canal Grande.
Il tour attraverso l'esposizione stabile è stata una serie di conferme e nuove scoperte: Picasso, Kandinskij, Chagall, Mirò, Mondrian, Klee, Braque, De Chirico, Sironi e Carrà; i miei amati surrealisti Duchamp e Magritte, cui ora dovrò aggiungere la nuova scoperta Max Ernst, sorta di novello Füssli nonché secondo marito di Peggy Guggenheim, e Victor Brauner (Květa Pacovská credo gli debba molto). Tra le scoperte devo aggiungere il Boccioni pittore, e qualche raro momento particolarmente ispirato di Pollock, Morris Hirschfield e Willem de Kooning, che però non posso dire di aver inserito direttamente nell'olimpo dei miei preferiti. Un punto interrogativo (in senso positivo) su Jean Arp (collages e gamma cromatica terrosa) e Francis Picabia.
Tra le conferme ci sono naturalmente anche le repulsioni: Dalì, i futuristi (Balla e compagnia, ad eccezione per il sopra citato Boccioni pittore), e Pollock, che per quanto mi abbia affascinato cromaticamente con un quadro, come detto prima, rimane un imbrattatele.

Utile la piccola conferenza tenuta in giardino dalla guida per permetterci di collocare storicamente Peggy e la sua collezione; assolutamente inutile invece la mostra Rosso. La forma instabile dedicata allo scultore impressionista Medardo Rosso, che aveva la cattiva abitudine di fotografare le sue brutte opere, rifotografare le fotografie per poi ritagliarle e fotografarle nuovamente.