Showing posts with label *****. Show all posts
Showing posts with label *****. Show all posts

Wednesday, 6 February 2013

Yellow Submarine


Giustamente annoverato tra i capolavori del cinema di animazione e tra i più bei film musicali di sempre. La trama è ovviamente un canovaccio, un pretesto: “terra felice di Pepperland invasa dai blu meanies e salvata dai Beatles portati fin lì da Liverpool con un sottomarino giallo” potrebbe suonare come una scusa per mettere in scena un’autocelebrazione dei Fab Four, e invece non è così. I Beatles si prendono in giro, si divertono con il nonsense, i giochi di parole, i frammenti di testi di canzoni e l’atmosfera deliberatamente surreale esaltata dalle diverse tecniche di animazione; il tutto in un’atmosfera flower power che riesce a tenere a bada e stemperare i lati più oscuri insiti nel surrealismo fortemente presente nella declinazione visiva di ambientazioni e personaggi.
Altro punto di forza sono le canzoni integrate fluidamente nella storia (e a questo punto sono curioso di fare il paragone con Across the Universe), ancor più meravigliose se ascoltate in un impianto audio con dolby surround 5.1, incredibilmente fresche e ricche anche a distanza di quarantacinque anni. La grande assente è Help, evocata dai dialoghi per tutta la prima metà del film e mai messa in musica.
Due perle: il Nowhere man, genio universale più o meno umanoide seduto in mezzo al nulla, che parla in versi e cerca una sua identità; e i Beatles nei panni della mitica Sgt. Pepper's lonely heart club band, prima travestimento e poi autentico alter ego dei quattro di Liverpool nella terra di Pepperland.
Il film, nella sua stranezza quasi infantile, travolge (non a caso è diventato caposaldo per generazioni di bambini britannici), e alla fine viene davvero voglia di cantare All Together Now nel karaoke conclusivo, noncuranti della figura da scemi che si rischia di fare agli occhi del vicino di poltrona.

*****-

Yellow Submarine, di George Dunning, United Artists, United Kingdom 1968

Tuesday, 11 December 2012

J. R. R. Tolkien - Lo Hobbit o la Riconquista del Tesoro


Rilettura d'obbligo per evitare che la visione del primo episodio dell'adattamento cinematografico si impadronisca della mia immaginazione, e poter così conservare le immagini della mia fantasia accanto a quelle che mi saranno proposte da Peter Jackson.
E a più di otto anni di distanza dalla prima (e ultima) rilettura per la tesina di maturità, e a circa venti dalla scoperta della storia di Bilbo, ascoltata allora con impaziente attenzione e trepidazione sul divano rosso di Laggio, il libro rimane ancora stupendo.
Non è solamente bello come racconto: è ben scritto, ha un'alta qualità letteraria. E pur essendo sostanzialmente una fiaba per bambini, è stratificato nel modo che solo l'universo tolkieniano permette, e va ancora oltre, attingendo al patrimonio di saggezza custodito dai racconti di ogni tempo: lampante esempio è il tema del potere accecante - e in ultima analisi maligno - esercitato dal tesoro.
E la ricchezza dello Hobbit è riflesso della ricchezza interiore di Tolkien, quieto professore di Oxford, abitante di un'Inghilterra lontana dai riflettori, profondo conoscitore di lingue e culture scomparse quali quella norrena, quella finnica o quella antico e medio-inglese, capace di stendere testi dagli accenti profetici veterotestamentari, e di evocare luoghi epici che non sono mai fughe dalla realtà ma veri e propri paesaggi dell'anima, cristallizzazioni delle situazioni esistenziali in cui ognuno di noi prima o poi si trova.

*****

Friday, 24 August 2012

C'era una volta in America

Stavo per commettere l'imperdonabile errore di giudicare il film dopo aver visto solo tre ore del complessivo minutaggio di 3h49', facendo la stessa fine degli americani che lo stroncarono vedendone una versione massacrata dai tagli e dal rimontaggio in ordine cronologico. Gli rimproveravo mancanza di poesia, violenza, crudezza; e facevo paragoni con Il Padrino, che invece mi era piaciuto da morire. Avevo forse visto giusto nell'accostamento - due epopee cinematografiche a tema mafioso, con sullo sfondo la storia delle città d'America (e probabilmente le somiglianze finiscono qui); mi ero completamente sbagliato nel giudizio affrettato.

C'era una volta in America è un film di grande umanità, e proprio per questo profondamente poetico: tocca i temi dell'amicizia, dei chiaroscuri di ogni amore, del tradimento, del rimorso, della nostalgia; il tutto montato in un grande affresco a quadri, i cui singoli pezzi acquistano significato dal contesto - al punto che le sequenze finali risemantizzano il tutto, facendo sì che il film presti il fianco a quelle letture e riletture non meramente speculative che sono rese possibili solo dalle grandi opere d'arte.
Sceneggiatura magistrale, grande interpretazione di De Niro (che conosco troppo poco), bella fotografia, splendide come sempre le musiche di Morricone. In somma, il capolavoro finale di Sergio Leone.

*****

Thursday, 14 June 2012

La Bella e la Bestia

A volte trovo una ragione in più per voler tenere un diario di questo tipo. Come per esempio La Bella e la Bestia, vista questa sera al cinema, per la seconda volta in assoluto. Me ne sono venuto a casa mentre mi risuonava dentro quel "...la felicità", con tanta voglia di silenzio, stupore per le stelle del cielo e la tiepida frescura della sera, e gratitudine al mondo, a Dio e agli uomini.


Non è una storia d'amore e basta: non è così banale. È la storia di come nasce un amore, di come si apprende ad amare chi si ha accanto, e di quanto alla fine dei conti sia labile il confine tra amicizia e amore, quando sono intesi nel senso più profondo, più puro e più vero. Il grande pregio della Bella e la Bestia, quello che mi ha fatto finalmente capire quanto effettivamente sovrasti l'intera schiera di splendidi film della Disney Renaissance, da La Sirenetta a Tarzan, non sono le canzoni, la colonna sonora da musical, gli sfondi dipinti a mano, la stilizzazione, la sceneggiatura serrata, la narrativa compatta: è invece la sua misura di verità. La Bella e la Bestia è vera quanto la vita, i suoi personaggi principali non sono maschere ma persone autentiche, con le loro emozioni - impercettibilmente, ma significativamente diverse dai buoni e cattivi sentimenti su cui si appiattisce generalmente un film di animazione. Ed è per questo che durante la scena del ballo, o al termine del duello con Gaston e nell'intervento di Belle, chi abbia visto tutto il film senza interruzioni può arrivare a versare qualche goccia di pianto: perché come nella tragedia greca, aristotelicamente intesa, ciò che viene rappresentato sono le nostre emozioni, i nostri rapporti interpersonali, e il modo in cui siamo (o non siamo) giunti fino a lì.
Ne è espressione poetica, e quindi sintesi estrema, la dedica al paroliere Howard Ashman (1950-1991), collocata al termine dei titoli di coda.
To our friend Howard, who gave a mermaid her voice and a beast his soul, we will be forever grateful.

Lascio stare il 3D - immagino che la digitalizzazione sia avvenuta utilizzando i vari piani della multiplane camera, per cui un presupposto di tridimensionalità ci fosse già in partenza, come per la maggior parte dei classici Disney.

*****

Wednesday, 25 April 2012

Jan Tschichold - La forma del libro

Regalo di laurea assolutamente geniale. Assolutamente. Se lo avessi letto prima di impaginare la tesi, la avrei impaginata diversamente. Perché Tschichold ha ragione su tutto: il numero di righe fisso per pagina, l'impaginazione compatta, il rientro all'inizio del paragrafo, l'utilizzo di un solo carattere tipografico per l'intero libro nell'intera varietà di corpi, la composizione del frontespizio, la struttura della messa in pagina - e potrei andare avanti per molto: la scuola tipografica svizzera nel suo minimalismo da questo punto di vista è insuperata. Tschichold è un classico che si appoggia a classici, e allo stesso tempo è incredibilmente moderno: guarda a Manuzio e impagina i Penguin.
Grazie Corinna, Niccolò e Olivia!

*****

Wednesday, 4 January 2012

Борис Леонидович Пастернак (Boris Leonidovič Pasternak) - Doktor Živago

Pasternak je básník. Však je také jeho próza těžká, nesoustavná, protkána metaforami a nerovnoměrná. Básnický cit zveličuje jednotlivé epizody do propracovaných obrazů a hned lakonicky přejde zásadní dějové pasáže, které tu a tam podtrhne několika výstižnými slovy.

Měl jsem příležitost setkat se s Pasternakovou prózou v Malé Luversové; přesto, největším úskalím v Živágovi bylo dostat se do díla. V tomto ohledu je Pasternak podobný Proustovi: jeho román se nedá přečíst přerušovaně po částech během delšího období, na druhé straně se nedá zhltnout jedním dechem, protože hustota poetického vyjadřování potřebuje dost času na to, aby ji čtenář vstřebal. Tím pádem dlouhá cesta vlakem do Česka byla dobrou příležitostí na to, abych se dostal do děje, a následující dny mi daly možnost nezůstat zavalen přemírou poetismu.

Živágo je krásně napsané dílo, hluboce ruské a přesto moderní. Básník je jediný, kdo může objektivně (ve své subjektivnosti) popsat atmosféru plnou očekávání, jenž provázela bolševickou revoluci, a zároveň vystihnout hrůzy občanské války která na ni plynule navázala. V Živágovi je láska silnější než smrt - a to bez předpojatosti a bez rétoriky, se strohou samozřejmostí. A v postavě doktora, který je vlastně alter ego autora, vidím můj vlastní očarovaný pohled na svět, a jsem rád, že jsou na světě duše spřízněné s mojí.

*****

Monday, 2 January 2012

Zkrocení zlé ženy - MDB


Výborná inscenace shakespearovské klasiky Městského Divadla Brno, které je na tom podstatně lépe, než NDB.  Krásně sehraný soubor, dobrý moderní překlad, smysl pro humor, minimalistická scéna, inscenace postavená na hereckých výkonech, často i fyzicky náročných, interakce s obecenstvem.


Autor: William Shakespeare
Režie Stano Slovák
Asistent režie Jakub Przebinda
Překlad Jiří Josek
Kostýmy Andrea Kučerová
Dramaturg Klára Latzková,Jan Šotkovský
Scéna Jaroslav Milfajt
Hudba Karel Cón
Pohybová spolupráce Martin Pacek

Battista Minola, bohatý šlechtic Zdeněk Junák
Kateřina, jeho dcera Radka Coufalová
Bianka, její mladší sestra Evelína Kachlířová
Petruccio, Kateřinin nápadník Martin Havelka
Grumio, jeho sluha Alan Novotný
Kurt a dalších pět Petrucciových sluhů, Krejčí a Kloboučník Jaroslav Matějka
Lucenzio, zamilovaný do Bianky Jakub Przebinda
Tranio, Lucenziův sluha Michal Isteník
Biondello, Lucenziův sluha Jakub Uličník
Vincenzio, Lucenziův otec Josef Jurásek
Gremio, Biančin nápadník Tomáš Sagher
Hortenzio, Biančin nápadník Rastislav Gajdoš
Starý pán Jan Apolenář
Vdova Eva Gorčicová

Wednesday, 16 November 2011

Tree of life

Regia di Terrence Malick
Con Brad Pitt, Sean Penn, Joanna Going, Fiona Shaw.
Splendida fotografia di Emmanuel Lubezki

Uno di quei film che lasciano senza parole, e qualsiasi commento, lì per lì a caldo, sembra di troppo.
Il mistero della vita raccontato in flashback e flash forward fra gli anni Cinquanta e il presente, in piccoli frammenti di grande poesia e significato. L'affetto e i limiti di un padre autoritario, che teme il mondo, e la dolcezza di una madre sognatrice. La morte del fratello. L'incanto della musica, del gioco nelle strade del quartiere. Genitori e figli alla ricerca di Dio, di quella fiammella oscillante nel buio, di quell'Essere che rende reale il reale, alla cui presenza, come direbbe Guardini, esistiamo.

*****

Thursday, 31 December 2009

Má malá zem

Vracím se k vám
vracím se k vám,
k malým vsím a božím mukám,
u vrat ťukám jako dřív.
Cestou, co znám
vracím se k vám,
přejte mír a klid mým rukám,
vždyť jsem doma, zdráv a živ.
Má malá zem,
plná hloží, plná ran
země boží
kde jak pták svá křídla složím
větrem hnán
Má malá zem,
kterou solí pláč i vzdor,
země polí, řek a hor,
i když stokrát prachem cest
těžký kříž musela nést,
zas a znova bude kvést,
má zem.

Vracím se k vám,
vracím se k vám,
k starým zápražím a chýším
znova slyším hučet splav
Cestou, co znám
vracím se k vám,
zde se zkonejším a ztiším
vždyť jsem doma, živ a zdráv.
Má malá zem,
plná hloží, plná ran
země boží
kde jak pták svá křídla složím
větrem hnán
Má malá zem,
kterou solí pláč i vzdor,
země polí, řek a hor,
i když stokrát prachem cest
těžký kříž musela nést,
zas a znova bude kvést,
má zem

Země malá jako pěst
Má zem

*****
[Ze seriálu Píseň pro Rudolfa III, díl Betlém, 1968. Hudba:  Zdeněk Marat; Text: Zdeněk Borovec]

Jsem pro

Jsem jenom jeden z těch
co chtěli klidně žít
mít svou postel židli skříň
o nic víc a o nic míň

Jsem jenom jeden z těch
co chtěli klidně žít
Pak však přišel rozkaz abych šel
včera přítel dnes už nepřítel
Pušku v ruce kráčet zpívat střílet
všechno na povel

Jsem pro
aby válku ved tento svět
zbraně nesmějí nám zrezivět
tak hleď abys ten svět smet generále
Jsem pro
vždyť být proti nepomůže nic
neboť ten kdo má zbraní víc
má i právo pravdu recht a tak dále

Jsem jenom jeden z těch
co chtěli klidně žít
někdy slzy někdy smích
sem tam dobro sem tam hřích

Jsem jenom jeden z těch
co chtěli klidně žít
jenže dneska na klid není čas
půjdu půjdeš půjdem na rozkaz
z puškou v ruce bránit vlast
a zpívat jak učili nás

Jsem pro
aby válku ved tento svět
zbraně nesmějí nám zrezivět
tak hleď abys ten svět smet generále
Jsem pro
vždyť být proti nepomůže nic
neboť ten kdo má zbraní víc
má i právo pravdu recht a tak dále
a tak dále
a tak dál


*****

[Ze seriálu Píseň pro Rudolfa III, díl Betlém, 1968. Hudba:  Zdeněk Marat; Text: Zdeněk Borovec]

Přejdi Jordán

Tak jdi, nebo běž, nebo jeď
vezmi nohy na ramena
Jdi, nebo běž, nebo leť
Jsi-li hlava otevřená
Běž, raději hned, radši teď
Broď se třeba po kolena uzlík svůj zbal
Nečekej dál
Jdi pryč, všeho nech, cestu znáš
Přes ta pole neoraná
Jdi, nečekej na to, až
Krutě padneš za tyrana
Běž a když chceš tak se taž
Komu zvoní tato hrana
Tobě, tak zachraň co máš

Přejdi Jordán
Řeku všech nadějí
Ona smyje tvé stopy
I rány ti zkropí
A trest ti pomůže nést
Přejdi Jordán
Řeku všech nadějí
Snad tam na břehu druhém
Zas rozoráš pluhem
Tu step a sklidíš svůj chléb.

Chvátej, chvátej, chvátej vyhnanče z míst kde jsi žil,
chvátej, chvátej, chvátej na tisíc mil!

Přejdi Jordán
Řeku všech nadějí
Jednou najdeš snad
Místečko k spánku
Chleba a slánku,
Teplo a klid,
Vždyť musí se žít.

Přejdi Jordán
Řeku všech nadějí
Ona smyje tvé stopy
I rány ti zkropí
A trest ti pomůže nést
Přejdi Jordán
Řeku všech nadějí
Snad tam na břehu druhém
Zas rozoráš pluhem
Tu step a sklidíš svůj chléb.

Chvátej, chvátej, chvátej vyhnanče z míst kde jsi žil,
chvátej, chvátej, chvátej na tisíc mil!

Přejdi Jordán
Řeku všech nadějí
Jednou najdeš snad
Místečko k spánku
Chleba a slánku,
Teplo a klid,
Vždyť musí se žít!


*****

[Ze seriálu Píseň pro Rudolfa III, díl Betlém, 1968. Hudba:  Zdeněk Marat; Text: Zdeněk Borovec]

Ukolébavka

Noc mávla kouzelnou hůlkou
Rázem vítr co vál přestal vát
A šel spát za komín nad stodůlkou
Usnul hájek i sad
i ty musíš spát
Jenom půlměsíc bdí jednou půlkou
aby hlídal tu svou hvězdnou říš
Nu a já hlídam s ním
hvězdičku svou
proto zpívat ti smím
svý houpy hou
Noc mávla kouzelnou hůlkou
A spí

Usnul hájek i sad
I ty musíš spát
Jenom půlměsíc bdí jednou půlkou
aby hlídal tu svou hvězdnou říš
Nu a já hlídam s ním
hvězdičku svou
proto zpívat ti smím
svý houpy hou
Noc mávla kouzelnou hůlkou
A spí

*****

[Ze seriálu Píseň pro Rudolfa III, díl Betlém, 1968. Hudba:  Zdeněk Marat; Text: Zdeněk Borovec]

Dary nesem

Do Betléma pospíchám
dobrá zpráva mě pohání
Neboť v slámě tam pod stání
Narodil se nám, narodil se nám!
Ať má tedy na čem spát
Utíkám k němu s kolíbkou
I s celou moji otýpkou
A tak se bude hřát
bude hřát
Dary nesem děťátku
Jen jemu pro radost
A ať má všeho dost
Dary nesem robátku
A zahrnem je vším
Že radujem se s ním

Přemýšlel jsem co mám dát
Až pak řek jsem si po chvíli
Čím to dítě se posílí
Až bude mít hlad, až bude mít hlad?
A tak nesu jehněčí
Není záhodno držet půst
Musí nám jako z vody růst
Ten zázrak člověčí
člověčí
Dary nesem děťátku
Jen jemu pro radost
A ať má všeho dost
Dary nesem robátku
A zahrnem je vším
Že radujem se s ním

Bude zima, bude mráz
Proto já tkala po chvilkách
Děcko v plátěných košilkách
Zahřeje se snáz, zahřeje se snáz
Ať to dítě nezná žal
Ať je andělé ochrání
Všeho zlého i zklamání
I hněvu, a tak dál
a tak dál
Dary nesem děťátku
Jen jemu pro radost
A ať má všeho dost
Dary nesem robátku
A zahrnem je vším
Že radujem se s ním


*****
[Ze seriálu Píseň pro Rudolfa III, díl Betlém, 1968. Hudba:  Zdeněk Marat; Text: Zdeněk Borovec]

Píseň herodesova

Jsem ohrožen,
cítím se ohrožen
Skupinou lidí
která chystá zvrat
Jsem ohrožen,
náš stát je ohrožen
Nepřítel nespí:
nedejme mu spát!

A proto najděte je jak vám bdělost káže
Vejděte do domů,
nevěřte nikomu
Zkoumejte pod zemí a vstupte do pasáže
Užijte vpádů a průlomů
Posaďte podovy a rozestavte stráže
Ten kdo je uloví se dočká mého vděku
A proto najděte je jak vám bdělost káže
Ode dneška až na věky věků

A proto donuťte je k spolupráci s námi
A hosté - nehosté
Slibte i pohrozte
Chcem vědět podrobnosti které jsou jim známy
Chcem jejich doznáni naprosté
Pak ať jdou do světa a šíří lživé fámy
I práce tahleta je hodna mého vděku
A proto donuťte je k spolupráci s námi
Ode dneška až na věky věků

A jdouce vypátrejte cest
K děťátku tomu královskému
A pak mi šťastni zvěstujte kde jest
Ať i já přídu a pokloním se jemu


*****

[Ze seriálu Píseň pro Rudolfa III, díl Betlém, 1968. Hudba:  Zdeněk Marat; Text: Zdeněk Borovec]

Píseň mudrců

My mudrcové od východu
zaslechli tu zvěst
že člověk moudrý ctného rodu
narodil se jest
Andělů zpěvy nové
prý z nebe mají znít
My od východu mudrcové
chceme při tom být

Vedla nás hvězda, ta souputnice odvěká
co září v temném nebi
Hledáme spravedlivého člověka
jehož je světu zapotřebí

Jen ukažte nám pravou cestu
kam se za ním brát
Buď tomu domu, tomu městu
sláva na stokrát
Dítěti královskému
vzdát chceme hold a čest
Jen ukažte nám cestu k němu
jestli vůbec jest

Vedla nás hvězda, ta souputnice odvěká
co září v temném nebi
Hledáme spravedlivého člověka
jehož je světu zapotřebí

Ach pomozte nám najít synka
jenž je klenot sám
Snad v matrikách je o tom zmínka
že se zrodil nám
Jistě tu někde spinká
vždyť přišel jeho čas
Tak pomozte nám najít synka
který spasí nás

Vedla nás hvězda, ta souputnice odvěká
co září v temném nebi
Hledáme spravedlivého člověka
jehož je světu zapotřebí


*****

[Ze seriálu Píseň pro Rudolfa III, díl Betlém, 1968. Hudba:  Zdeněk Marat; Text: Zdeněk Borovec]

Tuesday, 23 June 2009

Friedrich Dürrenmatt - La morte della Pizia

Delizioso racconto in prosa scritto da un Dürrenmatt in stato di grazia: una Pizia vecchia, stufa e senza fede in un qualsivoglia ordine dell'universo profeta a casaccio per dimostrare al mondo l'insensatezza della consultazione oracolare, inventandosi le cose assurde come la predizione fatta ad Edipo sull'uccisione del padre e l'unione incestuosa con la madre. All'altro capo Tiresia, indovino cieco (per finta) da numerose generazioni, che macchina vaticini accuratamente premeditati allo scopo di instaurare ordine nel mondo; il tutto in una Grecia antica corrotta, venduta e bugiarda, in cui l'oracolo di Delfi è una macchina per fare soldi e politica, nessuno possiede la verità vera, l'ascendenza di Edipo viene ripetutamente rivelata e smentita in successive contraddittorie agnizioni. Le parentele e le varianti della storia cambiano vorticosamente ma la sostanza della profezia pitica rimane sempre la stessa, mentre Laio è via via un evirato o un invertito, Creonte un totalitario militarista come gli Spartani, Giocasta una donna facile e la Sfinge figlia di Laio ed Ippodamia. L'ironia pungente dell'autore non risparmia nessun mostro sacro in una quanto mai geniale riscrittura di uno dei più famosi miti tragici, riflettendo sulla natura elusiva della verità e sul contrasto tra ordine e caos nella natura delle cose.
Stizzita per la scemenza dei suoi stessi oracoli e per l’ingenua credulità dei Greci, la sacerdotessa di Delfi Pannychis XI, lunga e secca come quasi tutte le Pizie che l’avevano preceduta, ascoltò le domande del giovane Edipo, un altro che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere nei circoli aristocratici, dove, senza scherzi, donne maritate davano a intendere ai loro consorti, i quali peraltro finivano per crederci, come qualmente Zeus in persona si fosse giaciuto con loro. (...)
*****

Friday, 30 January 2009

Thomas Mann - Tonio Kröger

La lettura di questo libro è stata la quintessenza delle ragioni che mi hanno spinto alla stesura del diario culturale. Mi ero infatti completamente dimenticato di aver già letto il Tonio Kröger di seguito a Morte a Venezia ed al Tristano, qualche anno fa, così mi sono lanciato nella lettura del romanzo breve/racconto lungo per scoprire, pagina dopo pagina, che in realtà lo conoscevo già (in modo a dire la verità piuttosto vago): Tonio, giovane figlio dell'alta borghesia anseatica, crescendo diventa un artista, anelando però alla tranquilla, sobria e rispettabile vita dei suoi compatrioti dai capelli biondi, dagli occhi azzurri e dal cuore stolidamente sereno.

Il pregio maggiore di Mann, oltre alle sue doti di prosatore, è quello di aver compreso la natura del rapporto tra arte e sentimento. Persone sensibili scrivono versi in cui riversano i propri sentimenti, versi in cui credono, che tuttavia risultano penosi e goffi proprio a causa del loro sentimentalismo. L'artista vero invece è un professionista della poesia, uno che si distacca dal sentimento che egli stesso ha vissuto, per farne materiale da forgiare freddamente e razionalmente, alla ricerca dell'effetto che sia capace di suscitare i medesimi sentimenti. E mi accorgo quanto ciò sia vero riguardando ai versi di Leopardi, o alla scultura di Michelangelo, o alla musica di Beethoven (tanto per citare quelli unanimemente riconosciuti come grandi).

*****--

Monday, 24 November 2008

Dino Buzzati - 60 racconti

Buzzati è uno scrittore strepitoso. Al di là dell'aspetto inventivo e contenutistico, è la sua prosa a renderlo grande: complementare a quella dannunziana, essa scivola avanti senza fatica, con un'eleganza ed una ricchezza impareggiabili, mantenendosi allo stesso tempo sempre asciutta, essenziale, rigorosa.

Il valore come scrittore, poi, è dimostrato e confermato dalla maestria dei suoi racconti. Che si tratti di pezzi brevi, lunghi al più qualche pagina, frammenti brevissimi di un solo paragrafo infilati come perle su un filo tematico, o di racconti lunghi con uno svolgimento narrativo generoso, il soggetto non è quasi mai banale e basta un guizzo dell'inventiva buzzatiana a trasformare tutte le situazioni, anche le più consuete. I filoni perseguiti sono vari: spesso ha la meglio il Buzzati disperato che vede il destino segnato ed inesorabile fin dalla prima frase; più di rado la parabola del racconto segue una traccia dolceamara per culminare nella felicità pura (come nel racconto di Natale); sovente racconti della normalità sono sovvertiti da improvvise svolte grottesche, soprannaturali o fantastiche: ed in tutti questi casi Buzzati, da vero poeta, spalanca la porta della fantasia traghettando il lettore oltre la soglia in modo ugualmente potente e discreto.

*****

Wednesday, 12 November 2008

Giù al nord

Bienvenue Chez Les Ch'tis è il titolo originale di questo film sui pregiudizi approdato da noi dopo aver sbancato la Francia. Les Ch'tis sono gli abitanti della regione Nord-Passo di Calais, dove viene spedito in sanzione disciplinare un direttore delle poste residente nell'assolata Provenza. Le voci che circolano sul Nord sono terribili: freddo, neve, gente rozza e dalla parlata incomprensibile (e tutto il film si regge su una serie di gag a questo proposito), ma ben presto Philippe stringe amicizia con i locali, ed è conquistato dalla loro dolcezza ed ospitalità. E il momento più accorato, ancorché previsto fin dall'inizio, è il nuovo trasferimento: perché chi viene al Nord piange due volte: di disperazione quando arriva, e di nostalgia quando se ne va.

L'eccellente scuola di doppiaggio italiana ha fatto un magnifico lavoro nella traduzione: un film praticamente intraducibile a causa dei suoi giochi di parole tra il francese e lo Ch'ti-mi è stato reso costruendo parola per parola la lingua del Nord, inventando di fatto un nuovo idioma assemblando pezzi dialettali italiani e conservando la dolcezza della pronuncia ed i discostamenti dalla lingua ufficiale - nel nostro caso l'italiano.

Il regista, Dany Boon, originario del Nord-Passo di Calais e convertito all'ebraismo, recita la parte di Antoine.

*****-

Friday, 17 October 2008

Vero come la finzione

Geniale film di Marc Forster, primo titolo della terza rassegna di cinema e psicanalisi tenuta presso la biblioteca civica.

Harold Crick (Will Ferrel) è un ispettore delle tasse del governo americano con comportamenti fobico-ossessivi che ad un certo punto della propria vita inizia a sentire nella sua testa un narratore onnisciente in terza persona raccontare le sue azioni. Parallelamente, nella stessa città, una scrittrice in preda a blocco creativo, tallonata dall'assistente inviatole dalla casa editrice, cerca il modo di far morire Harold Crick, l'ispettore delle tasse protagonista del suo ultimo romanzo. Il film verte interamente sulle ossessioni di Harold (che alla fine sono ossessioni proiettate da Kay Eiffel, a sua volta ossessionata e tabaccomane scrittrice in crisi), sul suo progressivo aprirsi al mondo affettivo grazie all'incontro con la bella fornaia Ana Pascal, e sulla sua ricerca della "storia" in cui si trova con l'aiuto di un professore di letteratura - il tutto in chiave tragicomica. Il cast (stellare: Dustin Hoffman, Maggie Gyllenhaal, Queen Latifah ed Emma Thompson) pare essersi divertito a calarsi nei rispettivi ruoli, e così il film scivola via leggero ed ammiccante, finendo per avere come protagonisti il soggetto e la sceneggiatura. Superarchitettonici gli effetti con cui viene rappresentata l'ossessione numerica e misuratrice di Harold.

*****