Per la serie, bisogna conoscere il nemico. Dopo tre anni di architettura, finalmente mi azzardo a leggere l'iperosannata e superinfluente opera di quello che allo IUAV è considerato un dio dell'architettura. Sono rimasto sorpreso: al di là dell'impostazione e dell'iconografia evidentemente programmatica, volutamente polemica e rivoluzionaria (le cui vestigia si trovano ancora oggi in molte presentazioni di studenti bravi, pseudobravi e pseudointellettuali, o che semplicemente si sanno vendere), si tratta in effetti di un libro chiave, che taglia ogni ponte con l'architettura del passato (o che perlomeno finge che non siano esistiti precedenti tentativi), e cerca di affermare un nuovo punto di partenza. Non mancano idee pregevoli; il grandissimo difetto di Le Corbusier tuttavia resta l'arroganza con la quale impone la propria visione come se fosse l'unica possibile e degna di valore, affermando la superiorità del freddo raziocinio sia tecnico che compositivo, e dimenticando completamente (anche se programmaticamente) l'elemento emotivo, lo spirito del tempo e del luogo, ciò che rende in altre parole l'architettura amata dall'uomo che la vive.
***+
Wednesday, 17 October 2007
Wednesday, 10 October 2007
Hairspray
Un musical così mi mancava dai tempi di Chicago (che rimarrà comunque insuperato!). Brillante, frizzante, iperenergetico, con musiche travolgenti (arrangiamenti un po' scontati a volte, ma che importa?). Nikki Blonski è perfetta come protagonista, Zach Efron mi fa troppo High Scool Musical, John Travolta negli ingombranti panni di Edna è fondamentalmente inutile, mentre ho adorato fin dall'inizio Michelle Pfeiffer alias Velma von Tussle "Miss Baltimora Crabs", cattivissima ex reginetta di bellezza e direttrice TV - probabilmente il personaggio che più ha contribuito a far diventare Hairspray il mio nuovo film di culto. Simpatica anche la bigotta ed oppressiva mamma dell'amica di Tracy, Queen Latifah come Mama più calorosa e buona di quella di Chicago, Corny Collins novello Vince Fontain e divo canterino del piccolo schermo, e poi naturalmente Seaweed (Elijah Kelley), il più bel ragazzo nero che io abbia mai visto (e sa ballare, recitare, ed ha una splendida voce formata nel gospel!)
****+
****+
Tuesday, 9 October 2007
Vladislav Vančura - Konec starých časů
Vančura je Vančura. Je sice pravda, že jsem ještě neměl možnost setkati se s jeho dílem dříve, než jsem viděl jeho filmové provedení, ovšem přesto utvrzuje své postavení mezi mými nejoblíbenějšími českými spisovateli (má to něco společného se skutečností, že mé obzory jsou v rámci české literatury ještě ubohé?).
Nádherná, košatá čeština je vytříbeným nástrojem k vyprávění příběhu ze počátků první republiky, kdy se nové, majetkové elity prosazují na místa na výsluní která za Rakouska-Uherska patřila šlechtě. Staré časy jsou obměněny novými, avšak jako labutí píseň starého pořádku, již nenávratně smeteném republikou, přichází na zámek Kratochvíle kníže Megalrogov, plukovník ruských bělogardistů, se sluhou Váňou. Staří a noví obyvatelé Kratochvíle, ač na pochybách ohledně pravé totožnosti knížete (není to náhodou dobrodruh a prášil?), neodolají ódě hrdosti, veselosti, a vkusu - zkrátka šlechetnému šlechtickému duchu, jehož Megalrogov je ztělesněním. A když všechno dospěje opravdu ke konci, zůstává nostalgie, orosená brva nad koncem nejen jedné epochy, ale i celého jednoho pohledu na život.
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Nádherná, košatá čeština je vytříbeným nástrojem k vyprávění příběhu ze počátků první republiky, kdy se nové, majetkové elity prosazují na místa na výsluní která za Rakouska-Uherska patřila šlechtě. Staré časy jsou obměněny novými, avšak jako labutí píseň starého pořádku, již nenávratně smeteném republikou, přichází na zámek Kratochvíle kníže Megalrogov, plukovník ruských bělogardistů, se sluhou Váňou. Staří a noví obyvatelé Kratochvíle, ač na pochybách ohledně pravé totožnosti knížete (není to náhodou dobrodruh a prášil?), neodolají ódě hrdosti, veselosti, a vkusu - zkrátka šlechetnému šlechtickému duchu, jehož Megalrogov je ztělesněním. A když všechno dospěje opravdu ke konci, zůstává nostalgie, orosená brva nad koncem nejen jedné epochy, ale i celého jednoho pohledu na život.
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Sunday, 30 September 2007
L'era glaciale
Un buon film d'animazione, prevedibile dall'inizio alla fine ma senza che questo nuoccia eccessivamente alla gradevolezza. L'ambientazione glaciale dà la sensazione che manchino personaggi secondari (anche se c'è sempre l'esilarante Scrat ad ovviare). Il mio personaggio preferito, inutile dirlo, è la tigre sciabolata Diego (adoro i personaggi tormentati), magistralmente doppiato da un Pino Insegno, riguardo al quale non capirò mai da dove tiri fuori quella voce così bassa e roca.
Particolarmente simpatica la scena all'interno delle grotte ghiacciate.
***-
Particolarmente simpatica la scena all'interno delle grotte ghiacciate.
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Friday, 21 September 2007
Philip Pullman - La bussola d'oro
Non si tratta del solito romanzo-trilogia fantasy arrivato sull'onda del successo di Harry Potter, Il Signore degli Anelli e compagnia (è stato pubblicato prima). Concepito con grande intelligenza e cultura filosofica, linguistica e religiosa, non regge allo stesso modo per quanto riguarda trama e prosa: gli eventi si susseguono a rotta di collo, affastellando novità su novità (cosa adatta forse ad altri generi, ma non ad un fantasy di apertura trilogia, specialmente se anomalo nell'ambientazione) senza lasciare il tempo di rendersi conto di "sottigliezze" quali evoluzione e maturazione dei personaggi, e con un susseguirsi di eventi posti troppo spesso come se fosse l'unico modo di far progredire la storia. A questo proposito è particolarmente fastidioso come operazioni descritte come difficili vengano sempre risolte da Lyra con estrema semplicità. Geniale l'invenzione dei daimon e la teoria degli universi possibili.
**+
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Tuesday, 18 September 2007
Pret-a-porter
Apparentemente stroncato dalla critica al momento dell'uscita, si tratta in realtà di uno splendido film di Altman: corale, denso di eventi, ed allo stesso tempo con l'attenzione all'individuo. Cast stellare (Marcello Mastroianni, Sophia Loren, Kim Basinger, Julia Roberts, Rupert Everett, Anouk Aimée) ad interpretare il jet-set della moda, con stilisti veri nella parte di loro stessi (Ferré per Christian Dior), ed attori di calibro mondiale nella parte di eccentrici stilisti. Grottesche storie di coppie che scoppiano, triangoli e quadrati, macchiette gay e macchiette etero, furti di servizi fotografici il tutto in salsa noir: l'evento fulcro attorno cui tutto ruota, nella settimana della moda di Parigi, è la morte di un importante personaggio che si soffoca con un boccone di sandwich, ma la cui fine è subito ingigantita ad omicidio. Il finale con l'ultima collezione della maison Lo atterra imprevisto e liberatore. Delizioso.
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Friday, 7 September 2007
Alain de Botton - Architettura e felicità
Ecco un libro sul quale nutrivo dei pregiudizi fin dall'inizio. Regalo di compleanno della zia Pierangela, ero convinto che si sarebbe dimostrato inconsistente - una di quelle classiche pubblicazioni che parlano di tutto e di nulla, ed effettivamente dopo averlo iniziato a leggere la mia convinzione si rafforzava pagina dopo pagina: di rado avevo visto un'accozzaglia simile di banalità, specialmente considerando il fatto che appariva evidente che l'autore (un pensatore francese) non avesse la benché minima idea di che cosa fosse l'architettura e di che cosa significasse fare l'architetto. Poi, un poco oltre la metà, la svolta: pur continuando nel suo approccio semplice (a tratti anche semplicistico), l'autore ha iniziato ad infilare una considerazione acuta dopo l'altra sullo stile, sul ruolo dell'architetto, sulla buona e cattiva architettura, dicendo cose estremamente vere. La seconda metà sembrerebbe quasi una epistemologia dell'architettura, formulata non da un architetto, ma da un filosofo, e con il pregio di essere impregnata di buonsenso e scevra dei tecnicismi nei quali cade la letteratura per architetti fatta dagli architetti.
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