Tuesday, 6 May 2008

Kevin Lynch - The image of the city

Part of Leonardo Ciacci's Theories of Urbanism course bibliography; and yet again, a book which made me change the way I used to think. Lynch performs a smart analysis of three case studies - Boston, Jersey City and Los Angeles - abstracting from them the principles for a visual design of a city or, better, for an imageability of the city itself.
According to Lynch, for a citisen/dweller/worker/tourist to be pleasant, a city must help his orientation by offering him enough elements of visual, tactile, smelly and audio nature in order for him to be able to build his own mental image of the city, an usable map that will make him feel safe, secure and oriented.

Lynch isolates five core elements in the imageability of a city. Paths, Edges, Districts, Nodes, and Landmarks are the cathegories people most frequently use in their conscious and subconscious process of mental organisation of the information related to their relationship towards the place they find themselves in; hence, in order for them to be effective they must mutually reinforce and not contradict each other.

Saturday, 3 May 2008

Il padrino, parte II

Grande capitolo secondo, forse il più grande nella storia del cinema: sviluppa ed amplia i temi del primo film, costituendo allo stesso tempo un sequel ed un prequel, seguendo in parallelo Michael Corleone alla guida della famiglia negli anni Cinquanta e Sessanta e l'ascesa del padre Vito, dalla fuga da Corleone all'arrivo a New York agli inizi della sua carriera di padrino.

E se la storia di don Vito è dolce, commovente e segnata dalla grande umanità del personaggio (un grandissimo Robert de Niro, doppiato magistralmente), quella di Michael assume le tinte della tragedia. Michael non desiderava diventare il nuovo padrino: fu il corso degli eventi a costringerlo ad assumere la carica, e Michael lo fece con tutto l'impegno ed il senso di responsabilità a lui propri, fondando il proprio operato sui medesimi ideali di quello del padre - la famiglia, e cercando in tutti i modi di ricalcare la figura forte costituita dal padre, tenendo per sé i propri timori, le proprie paure, e rinunciando a tutte le proprie aspirazioni. Ma il suo più grande timore diventa realtà in una amara disconferma delle parole che sua madre invece pronuncia con serafica certezza: «Non puoi perdere la famiglia».
E invece il carattere introverso di Michael fa sì che né la famiglia né i protetti lo amino come amavano don Vito, bensì piuttosto lo temano. Il consigliere Tom si fa sempre più distante, il fratello Fredo arriva al tradimento, la moglie Kay abortisce pur di non avere altri figli da lui, la sorella lo odia. E Michael serba tutto nel suo cuore, ricorda e non perdona, va avanti nello sforzo di ottenere il meglio per coloro che lo circondano, mietendo successi dopo successi e diventando sempre più solo, costretto a confrontarsi con i fantasmi di un passato in cui sognava un futuro differente.

Cinematograficamente magistrale, come Il padrino; tuttavia, mentre il primo descrive un mondo idilliaca e colmo di gioia di vivere, Il padrino, parte II è cupo, triste, segnato dalla disperazione e tragicamente catartico.

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Wednesday, 30 April 2008

Ludovica Scarpa - L'arte di vivere felici e scontenti

Regalo di compleanno di Corinna, si tratta anche di uno dei testi fondamentali del corso di Teoria e tecnica della comunicazione e trattativa tenuto da Ludovica Scarpa al corso di laurea triennale in architettura. Si è trattato di un'incredibile coincidenza: Corinna infatti non sapeva che stavo seguendo il corso!

Il libro è di fatto una scatola di strumenti mentali mediante i quali affrontare situazioni problematiche dal punto di vista comunicativo e relazionale: il passaggio chiave è infatti quello della presa di coscienza, in cui l'individuo arriva a riconoscere la situazione in cui si trova e ad osservare con "sguardo etnografico" il proprio sé e le sue sensazioni, prendendone le distanze ed arginando in questo modo gli apporti negativi con lo strumento della conoscenza.
E' evidente un'impostazione di stampo buddhista ed un approccio filosofico di tipo sistemico e costruzionista, in cui il mondo vero diventa favola e non è la realtà vera a contare, in quanto inconoscibile, ma la realtà del secondo ordine come costruzione dell'individuo. Tuttavia, sapendo con cosa si ha a che fare si può anche stare al gioco, e usare nella pratica gli strumenti che un tale approccio teorico fornisce.

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Monday, 28 April 2008

Сергей Михайлович Ейзенштейн (Sergej Michajlovič Ejzenštejn) - Il montaggio

Libro in bibliografia base del corso di progettazione architettonica ed urbana tenuto da Alberto Ferlenga (nonché nelle bibliografie di molti altri corsi IUAV), presente sulla mia lista di libri da leggere e fin dal primo anno.

Ejzenštejn mi ha cambiato la vita: come ogni "grande" testo, ha introdotto una nuova prospettiva nel mio modo di guardare l'architettura - e in questo caso anche tutta una serie di altre arti, dalla poesia al cinema. Il saggio fondamentale della raccolta è sicuramente Il montaggio verticale, testo del 1940 in cui Ejzenštejn si occupa di teoria del colore, montaggio letterario (analizzando composizioni poetiche russe del XIX secolo), montaggio visivo e musicale, ed infine porta tutto nella pratica analizzando una scena del suo Aleksander Nevskij dal punto di vista del rapporto tra l'inquadratura, il commento sonoro e il messaggio veicolato.

Anche il resto dei testi presenta apporti interessanti, sebbene non della stessa densità ed organicità de Il montaggio verticale; il messaggio più utile, tuttavia, è quello in cui Ejzenštejn sottolinea come tutti gli artifici debbano essere interiorizzati in modo da produrli in automatico, focalizzandosi invece sulle caratteristiche intrinseche dell'opera - il poeta, il pittore, il compositore, l'architetto e il regista scrivono senza pensare a *come* stanno scrivendo, ma semplicemente fanno, e l'oggetto del loro fare si traduce in un'esplicitazione del loro apparato teorico senza che questo interferisca consciamente nel processo produttivo. Il giusto rapporto tra la teoria e la pratica.

Contenuti:
  • Fuori campo
  • Drammaturgia della forma cinematografica
  • La quarta dimensione nel cinema
  • L'errore di Georges Méliès
  • «Eh!» la purezza del linguaggio cinematografico
  • Montaggio 1938
  • Il montaggio verticale

  • Il montaggio delle attrazioni
  • Il montaggio delle attrazioni cinematografiche

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Sunday, 27 April 2008

Anna Karenina - Teatro Goldoni

Ultimo dei classici dal cartellone del Teatro Goldoni nell'ambito della rassegna IUAV Variazioni sul Mito: annullate le date del 23 e 24 aprile per indisposizione di Paolo Mazzarelli, oggetto del ripiego è stata la domenica pomeriggio successiva.

Lo spettacolo aveva fin dall'inizio un'aura di eccezionalità - se non altro per la durata, di 5 ore (tre atti della durata rispettiva di 1:15, 1:45, 1:20, con due pause da 15') Anna Karenina - evocata magistralmente dal magnifico manifesto in stile avanguardia russa, con la gigantesca A rossa mozza dei piedi ed il testo composto in un simil-Futura dalle linee orizzontali mediane ribassate in perfetto stile anni Venti-Trenta; la stessa fama che precedeva lo spettacolo era quella di una inscenazione ottima, vagamente sperimentale e dall'eccellente scenografia.

Tutto ciò non è stato disconfermato dalla visione dello spettacolo vero e proprio, quantunque il primo impatto sia stato decisamente sconcertante: Nekrošius infatti, lituano, si è formato alla scuola teatrale russa negli anni Settanta, e per la messa in scena ha riunito attorno a sé un collettivo del suo stesso ambiente: solamente gli attori erano italiani.
Čižas, curatore dell'adattamento, ha ridotto il romanzo di Tolstoj in una serie di quadri attraverso la cui alternanza vengono messe in scena le vicende parallele della coppia felice composta da Kitty e Levin da un lato e della tragica coppia composta da Anna e Vronskij dall'altro. Il dramma è affidato ad un'espressività pluridimensionale: il vocabolo parlato ne costituisce solamente una parte, e le componenti restanti sono date dai suoni, dal canto, dalla gestualità iperteatralizzata, dal simbolismo di gesti ed oggetti e dalla scenografia (eccezionale la rappresentazione fatale del treno effettuata attraverso la serie di bianche ruote cilindriche con una faccia decorata da orologio e l'altra semplicemente bianca e tesa per accogliere la percussione, a mo' di gigantesco tamburo).
Tutto ciò fa dell'Anna Karenina uno spettacolo d'alto livello (non per niente Nekrošius è uno dei più apprezzati registi teatrali della scena internazionale), di estremo impegno a livello attoriale per la intensa fisicità della recitazione da esso richiesta, ma comunque non eccessivamente pesante: le cinque ore infatti sono trascorse piuttosto facilmente. Mi spiace per tutti coloro che se ne sono andati alla fine del primo atto...
  • Adattamento: Таурас Чижас (Tauras Čižas)

  • Анна Аркадевна Каренина (Anna Arkàdjevna Karenina): Mascia Musy
  • Алексей Александрович Каренин (Alekséj Aleksandrovič Karénin): Paolo Musio
  • Алексей Вронский (Alekséj Vronskij): Paolo Mazzarelli
  • Стива - Степан Аркадевич Облонский (Stiva - Stepan Arkadjevič Oblonskij): Alessandro Lombardo
  • Доллы - Даря Александровна (Dolly - Darja Aleksandrovna): Vanessa Compagnucci
  • Константин Димитрич Левин (Konstantin Dmitrič Levin): Paolo Pierobon
  • Николай Левин (Nikolaj Levin): Nicola Russo
  • Александр Щербатский (Principe Aleksandr Ščerbatskij): Gilberto Colla
  • Щербатская (Principessa Ščerbatskaja): Renata Palminiello
  • Китты - Катерина Александровна Щербатская (Kitty - Katerina Aleksandrovna Ščerbatskaja): Corinne Castelli
  • Варенька (Varen'ka): Gaia Zoppi
  • Бабышка, Вронская (Babuška e Vronskaja): Annalisa Amodio
  • Treno, Kornej, Portinaio: Nicola Cavallari
  • Destino: Alfonso Postiglione

  • Regia: Еимунтас Некрошиус (Eimuntas Nekrošius)

  • Scene: Мариус Некрошиус (Marius Nekrošius)
  • Costumi: Надежда Гултяева (Nadežda Gultiajeva)
  • Luci: Аудриус Яанкаускас (Audrius Jankauskas)
  • Musiche: Таурас Чижас
  • Suono: Marco Olivieri
  • Assistenti alla regia: Таурас Чижас, Daria Deflorian, Claudio Longhi
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Saturday, 26 April 2008

Il ritorno di don Camillo

Don Camillo per me ha sempre costituito un personaggio un po' strano: era il protagonista di quei film nazional-popolari in bianco e nero che la mia famiglia (pater familias in testa) si riuniva per anni a guardare ogni qual volta la televisione li proponesse. Io ho sempre avuto altro da fare, e ho sempre guardato con una certa supponenza a tutto ciò.

Poi sono capitato in salotto nel bel mezzo di una delle prime scene del film, secondo della saga cinematografica, e sono rimasto catturato dall'ironia dei temi, dall'esilarante accento emiliano di don Camillo e Peppone, e dalla sottile satira politica costantemente presente.
Don Camillo è sì un prete, ma è innanzitutto un abitante della sua terra: di carattere sanguigno, non ha nulla da invidiare al sindaco bolscevico Peppone, con il quale ha un rapporto di amore-odio che se da un lato porta a situazioni di grande tensione comica, dall'altro spesso si stempera in un piacevole buonismo da bassa padana che avevo riscontrato anche nel Centochiodi di Olmi. Sia Fernandel che Gino Cervi sono bravissimi nei panni dei loro personaggi, l'umorismo non è mai greve e il moralismo mai pesante. Belle le scene dell'alluvione; esilaranti le schermaglie attorno agli orlogi del campanile e della casa del popolo, simpatico l'episodio dell'acquisto dell'anima del Nero da parte del dottor Spiletti.

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Friday, 25 April 2008

Messa Gospel - S. Salvador (Venezia)

Terzo concerto da Joy Singer. E questa volta, nonostante gli errori (più o meno inevitabili, nel caso delle canzoni aggiuntive che ho imparato a braccio), è stato un trionfo. Due ore secche di palco, da rimanere senza voce, ma ne è valsa la pena: il pubblico in visibilio, la musica che riempiva l'aria, Pietro alla mia destra a dividermi da Alvise (e infatti, non abbiamo corso!)... mi sono finalmente sentito un vero Joy.

E la visita del parentado e del Golden Quartet, il fatto che fosse stato finalmente presenatato il CD con la messa gospel registrata a S. Andrea, sono state tutte cose che non hanno fatto che aggiungere emozione e gioia.

E pazienza per le sbavature - lo dico da perfezionista.

Programma:
  • Aquarius + Let the sunshine
  • Total praise medley

  • Messa gospel

  • We will rock you + Queen medley
  • Faithful
  • I go to the rock
  • Caribbean medley

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