Thursday, 30 October 2008
Biennale di architettura 2008: architecture without building.
Il problema fondamentale è che Betsky è uno storico dell'arte: il suo approccio è quello, a ragione ipercriticato, che fa dell'architettura un'arte figurativa sottostante alla logica dell'ars gratia artis. Di conseguenza, le installazioni tendono all'autoreferenzialità, sottraendosi in gran parte dei casi a ragionamenti progettuali in favore di figurazioni più o meno riuscite, ed il visitatore si trova a passare dalle monadi leibnitziane, critiche nei migliori dei casi, delle Corderie dell'Arsenale e del Padiglione Italia alle stratificazioni bulimiche di progetti ospitate dai padiglioni nazionali, illeggibili nei tempi compressi che la visita ad un'esposizione impone.
Eccezioni notevoli sono state in questo senso la città per macchine volanti presentata da MVRDV; s1ngletown, insieme di dispositivi spaziali per persone che vivono sole in un mondo sempre più popolato, ideata da un collettivo olandese, e la sempre olandese presa in giro delle ultime tendenze progettuali (sotto forma di fotomontaggio); apprezzabili (finché non se ne legge l'abstract) la megastruttura astronaviforme francese ed il canyon/caverna-teatro, forse perché giocando con le grandi dimensioni accendono l'immaginario dei sogni erotici proibiti di un architetto.
Le cose più fastidiose alla fine però non sono le installazioni dall'ermetismo programmatico, quanto quelle che sembrano voler gridare a squarciagola "Natura!", "Verde!", o "Sostenibile!", senza per questo porsi in modo riflessivo rispetto a questi temi, prediligendo una retorica del colore e dell'alberello facile.
** (*** solo perché in quanto Biennale stimola comunque la mente).
Wednesday, 22 October 2008
Vilayur S. Ramachandran, Che cosa sappiamo della mente
La materia è interessante, il taglio non dichiaratamente sensazionalistico nonostante la curiosità dei casi trattati: tutte le carte in regola per essere un libro abbastanza serio e piacevolmente leggibile.
Non mancano i risvolti inquietanti - uno fra tutti lo sfasamento temporale tra volizione a livello cerebrale e sua emersione cosciente, che forse avrebbe mandato in crisi il povero Schopenhauer.
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Wall-E
Wall-E è un robottino programmato per smaltire rifiuti su una Terra apocalitticamente ridotta a gigantesca discarica. La scoperta di una pianticella e l'incontro con la sonda EVE lo coinvolgeranno in un'avventura che porterà alla salvezza del genere umano, evacuato su un'astronave governata da un computer stile 2001 odissea nello spazio.
Wall-E è tenerissimo nonostante, o forse proprio perché dice 4 parole in tutto, il film intelligentissimo e divertente (anche se leggermente sotto le aspettative generate dalla critica); piuttosto inquietanti le immagini di fusione tra governo e commercio, umanità obesa immersa in apatiche comunicazioni virtuali e surrogati di natura, e completa automatizzazione conducente di fatto alla deresponsabilizzazione dell'individuo.
Come da tradizione, il film è preceduto da un corto. Quello di quest'anno, Presto, narra le peripezie di un prestigiatore alle prese con un cappello magico e il suo coniglio che non collaborerà finché non gli verrà data la sua carota - il tutto in stile Looney Tunes.
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Monday, 20 October 2008
Elena Colombo - Schopenhauer e l'antropologia della dissonanza
Il libro prosegue seguendo da un lato il percorso di emancipazione della dissonanza che tra Otto e Novecento portò al dissolvimento del sistema tonale e dall'altro il contributo filosofico schopenhaueriano e nietzscheano, risultando interessante soprattutto per l'analisi del movimento melodico e i passaggi più marcatamente musicologici in cui viene trattata la struttura armonica dell'accordo "consonante" skrabiniano.
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Friday, 17 October 2008
Vero come la finzione
Geniale film di Marc Forster, primo titolo della terza rassegna di cinema e psicanalisi tenuta presso la biblioteca civica.
Harold Crick (Will Ferrel) è un ispettore delle tasse del governo americano con comportamenti fobico-ossessivi che ad un certo punto della propria vita inizia a sentire nella sua testa un narratore onnisciente in terza persona raccontare le sue azioni. Parallelamente, nella stessa città, una scrittrice in preda a blocco creativo, tallonata dall'assistente inviatole dalla casa editrice, cerca il modo di far morire Harold Crick, l'ispettore delle tasse protagonista del suo ultimo romanzo. Il film verte interamente sulle ossessioni di Harold (che alla fine sono ossessioni proiettate da Kay Eiffel, a sua volta ossessionata e tabaccomane scrittrice in crisi), sul suo progressivo aprirsi al mondo affettivo grazie all'incontro con la bella fornaia Ana Pascal, e sulla sua ricerca della "storia" in cui si trova con l'aiuto di un professore di letteratura - il tutto in chiave tragicomica. Il cast (stellare: Dustin Hoffman, Maggie Gyllenhaal, Queen Latifah ed Emma Thompson) pare essersi divertito a calarsi nei rispettivi ruoli, e così il film scivola via leggero ed ammiccante, finendo per avere come protagonisti il soggetto e la sceneggiatura. Superarchitettonici gli effetti con cui viene rappresentata l'ossessione numerica e misuratrice di Harold.
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Friday, 19 September 2008
I dolori del giovane Werther
Werther è - come bene dice Mann - il prototipo di ogni poeta, privato però di quel fuoco sacro che gli permette di volgere l'impulso autodistruttivo del πάθος in forza creativa, liberandosene attraverso la scrittura. Werther è sensibile, colto, intelligente e pieno di amore: la sua tragedia (e la sua grandezza) è quella di non aver saputo imbrigliare il proprio temperamento a favore di una sicurezza quotidiana; la sua debolezza quella di non essere stato in grado di vivere il proprio dolore fino in fondo.
Io la vedrò! - così dico al mattino, quando mi desto e con tutta letizia rivedo la bella luce del sole - io la vedrò!
E per tutto il giorno non desidero altro.
Tutto, tutto naufraga in questa speranza.
Sì certo, io sono un viandante, un pellegrino sulla terra. E che siete di meglio, voi?
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Sunday, 14 September 2008
Tromba e organo - Salsa
Commovente la serenità olimpica di Händel, meno felice il Mozart organistico, una conferma l'inappuntabile Telemann, forse eccessivamente veloce il bis - la cantata di Bach. L'organo Ferrari dimostra una piacevole pastosità nel suono, messa a frutto principalmente con Bossi, mentre una registrazione più attenta ne avrebbe dimostrato meglio la versatilità in ambito barocco. La vera scoperta però è stato Jehan Alain, entrato di prepotenza tra i miei beniamini musicali (nel cui novero non si è accreditato il finora da me misconosciuto Schumann, i cui brani erano decisamente *brutti*).
Tromba: Diego Cal
Organo: Elisa Fontana
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Programma:
- Georg Friedrich Händel, Suite in re maggiore per tromba e organo: Ouverture - Air (Minuetto) - Gigue - Bourrée - Marcia
- Robert Schumann, Studî in forma di canone, op. 56: #1 Nicht zu schnell - #3 Andantino - #5 Nicht zu schnell - #6 Adagio
- Johann Sebastian Bach, Aria "Seufzer Trännen, Kummel, Not"
- Johannes Brahms, Preludio e fuga in sol minore
- Wolfgang Amadeus Mozart, Alleluia dal mottetto "Exultate, Jubilate" K 165
- Maurice Duruflé, Prélude sur l'Introït
- Jean Alain, Postlude pour l'Office de Complies
- Marco Enrico Bossi, Stunde der Freude, Op. 132 n. 5
- Georg Philip Telemann, Concerto in re maggiore: Adagio - Allegro - Grave - Allegro