Wednesday, 2 April 2014

Infanzia clandestina

La lotta dei montoneros peronisti nella seconda metà degli anni Settanta, durante la "Guerra sporca" seguita al golpe che alla morte di Juan Peron aveva portato al potere l'esercito, vista dalla prospettiva del figlio dodicenne di una coppia di agitatori rientrata in segreto da Cuba.
Ampie sequenze oniriche, una struggente e nostalgica canzone cantata dalla madre rivoluzionaria con l'accompagnamento di un arpeggio do chitarra; uso deliberato e ricorrente della luce verde smeraldo; tavole da novella grafica animate alla Gray Matter per narrare visionariamente le sequenze più violente: tutto ciò fa di Infanzia clandestina un film ben girato, visivamente interessante e con un buon potenziale emotivo.
Il più grande ostacolo al suo apprezzamento per me è indubbiamente stata l'antipatia per tutti i personaggi principali - la madre Cristina, il padre Horacio, fanatici ideologizzati, e lo stesso amorfo Juan/Ernesto - con l'eccezione dello zio Beto, l'unico veramente innamorato della vita e capace di distinguere, quasi qoeleticamente, tra il tempo per lottare e il tempo per festeggiare (quantunque il compleanno in questione fosse, finto, legato all'identità fittizia di Juan/Ernesto).

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Infanzia clandestina, di Benjamín Ávila, Historias / Habitación 1520 / RTA, Argentina 2011

Wednesday, 26 March 2014

Monsieur Lazhar

Premesse ai limiti dell'irreale per un film ambientato in una scuola media canadese: un'insegnante (třídní učitelka?) di una classe viene trovata suicida, impiccata con un foulard al soffitto dell'aula; alla preside alla disperata ricerca di un sostituto si presenta Bashir Lazhar, rifugiato algerino, che ottiene il posto. Non vi è nulla di particolarmente notevole nel linguaggio cinematografico adottato, né nel racconto in sé; e i temi che si incrociano - scuola contemporanea, suoi rapporti con la famiglia, elaborazione del lutto - sono affrontati in modo semplice, privo di qualsiasi retorica. Eppure forse è proprio questa semplicità e concisione (90 minuti, in controtendenza rispetto alla voga attuale) ad essere punto di forza di un film molto umano, mai eccessivo, non immeritatamente premiato ai festival europei e nominato all'Oscar come miglior film straniero.

***++

Monsieur Lazhar, di Philippe Falardeau, Microscope Productions, Les Films Seville Pictures, Canada 2011

Saturday, 22 March 2014

Иосиф Александрович Бродский | Iosif Brodskij - Fondamenta degli incurabili

Un piccolo scritto in grande prosa, presentato per la prima volta a Venezia nel 1989, due anni dopo il conferimento del premio Nobel per la Letteratura allo scrittore russo esiliato in America: cinquantuno piccole tessere testuali, raggruppate lungo l'asse dei continui ritorni dell'autore a Venezia nel corso degli anni.
Venezia città della visione, dove lo specchio acqueo riflette e deforma; Venezia quintessenza della bellezza; Venezia la cui vita quotidiana e ciclica attraverso l'anno esula da quella di qualsiasi altra città; Venezia in cui uno straniero non potrà mai essere uno del posto, per quanto tempo ci viva.
Qua e là piccoli dettagli topografici - a iniziare dal titolo, forieri di nostalgia o semplicemente di ricordi per chi, come me, ha avuto il privilegio di vivere quotidianamente la città negli anni dell'università: ed è lo sguardo dell'ospite ricorrente, rassegnato a non essere mai autoctono, il più indicato per ricordare agli abitanti, autoctoni, per studio o per lavoro che siano, l'unicità della loro quotidianità.

Iosif Brodskij (Иосиф Александрович Бродский), Fondamenta degli incurabili, Adelphi, Milano 1991 [1989]

***+

Saturday, 28 December 2013

Neil Gailman – American Gods

Regalo di Corinna.
Premessa intrigante di sapore costruzionista per il romanzo di Gaiman, autore fra l'altro, di Coraline e Stardust: gli dèi esistono nella misura in cui si crede in loro. Così ogni gruppo immigrato negli Stati Uniti ha portato con sé, oltre alla lingua e alla cultura, un suo proprio pantheon, che è sopravvissuto più o meno bene a seconda di quanto la credenza più o meno esplicita in esso si è perpetuata. E così gli dei si riciclano, si sdoppiano, cambiano di identità, si trovano a dover lavorare, o a sostenere guerre per la propria sopravvivenza contro i nuovi dèi in cui via via gli uomini ripongono la loro fede: il digitale, anziché Wednesday/Odino, la tecnica anziché Czernobog o Polunochnaja Zarjia. Il tutto raccontato da Shadow, scammer uscito dal carcere e ritrovatosi alle dipendenze di Wednesday, coinvolto suo malgrado nella lotta per la sopravvivenza degli dèi in una terra, quella americana, che non è un paese per dèi.

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Neil Gailman, American Gods, Mondadori, Milano 2003 [2001]

Thursday, 3 October 2013

Heinrich Böll - Opinioni di un clown

Libro caustico, corrosivo, e pure un po' triste. Böll prende di mira la società cattolica tedesca del secondo dopoguerra, denunciando come, con l'avanzare della ricostruzione, quella medesima classe borghese che aveva sostenuto Hitler si sia riciclata riproponendo lo stesso apparato moraleggiante di convenzioni sociali, circoli e impegno (anche politico) con il quale aveva supportato il nazismo.
Hans, il giovane clown del titolo, vive a Bonn; non si capisce bene se sia un artista di avanguardia o piuttosto la parodia di una artista di avanguardia; è un fallito. Ma la responsabilità del fallimento della sua esistenza è addossata in buona parte ai suoi genitori, familiari, conoscenti, ex fidanzata, ferventi cattolici dalla morale a doppio standard, disapprovatori delle sue scelte di vita e della sua Weltanschauung, ma in ultima analisi per molti versi peggiori dello stesso Hans. Riaffiora in filigrana la riflessione di Hannah Arendt sulla banalità del male: Hans è pienamente responsabile delle proprie scelte sbagliate e fallimentari, ma meno colpevole di coloro che le proprie scelte, opportunistiche e indifferenti, le hanno compiute ammantandosi ipocritamente di virtù.
Ma l'amaro in bocca è in definitiva lasciato da Hans stesso, che pur vedendo le incongruenze di quelli che erano i suoi cari e della società che lo circonda, non compie nulla per far germogliare la propria condizione di puro e decide di fallire fino in fondo. Una croce, se vogliamo, ma senza alcuna speranza di risurrezione: le opinioni espresse, in fondo, sono solo quelle di un clown.

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Heinrich Böll, Opinioni di un clown, Mondadori, Milano 2001 [1963]

Friday, 23 August 2013

Franco Farinelli - L'invenzione della Terra

Regalo di Natale di Corinna, ma a differenza di quanto avvenuto con altri suoi cadeaux librari non posso dichiararmene entusiasta.
Farinelli, geografo, cerca di tracciare una genealogia del concetto di Terra così come lo conosciamo e adoperiamo attualmente guardando in parallelo, con occhio prevalentemente letterario, alla storia della cultura occidentale. Attraversa così l'Enuma Elish, Genesi, l'Odissea, la vicenda di Giovanni il Battista, lo Spedale degli Innocenti e il Rinascimento tutto, Utopia di Thomas Moore, ripesca il Medioevo e si butta nell'era contemporanea con un affondo su Melville. Nel calderone finiscono Strabone, Tolomeo, i banchieri genovesi, l'illuminismo, il paesaggismo pittoresco, Conrad Lorenz, il concetto di villaggio globale: l'autore è uomo colto. Ma l'esposizione, pur brillante in alcune sue intuizioni, procede a colpi di passaggi cultural-letterari troppo arditi (diciamo pure metaforici!), cercando di far passare come pressoché scontato ciò che scontato non è affatto: non ho gradito affatto il tono assertivo delle affermazioni.
In somma, L'invenzione della Terra è un divertissement storico-geografico piacevole, forse interessante come tema seminariale a un corso di storia della geografia, ma un po' troppo fumoso ed eclettico anche per i miei momenti più engrammatici.

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Franco Farinelli, L'invenzione della Terra, Sellerio, Palermo 2012 [2007].

Monday, 27 May 2013

Vita di Pi

Molto è stato detto sull'uso del 3D in relazione alla fotografia, commentando in positivo gli esiti raggiunti da Ang Lee. In effetti, probabilmente spruzzi d'acqua e onde tridimensionali hanno un'ottima resa; ciò cui però penso si riferisse la critica è soprattutto l'aspetto più propriamente fotografico, relativo ai materiali di cui si compone l'inquadratura. E da questo punto di vista, ho trovato il linguaggio visivo un poco eccessivo, più appropriato all'illustrazione di una carta di Magic che al cinema, con le sue acque e nuvole dalle forme e dai colori esagerati, quasi kitsch.
Il finale è apertissimo, con la seconda interpretazione dell'esperienza di Pi in cui Richard Parker è di fatto una proiezione oggettivata di lui stesso ugualmente plausibile come la prima. Quale storia preferiamo? Quella con la tigre, o l'altra, disumana, spietata? La medesima risposta varrà per la fede in Dio, anche nel sincretismo indù-cristiano-musulmano che fa esclamare a Pi "Grazie Vishnu per avermi fatto conoscere Gesù Cristo!".
E sullo sfondo, non formulata apertamente, rimane l'ulteriore domanda, che in realtà una risposta ce l'ha (ma solo sul piano del senso, mentre quello della causalità resta eluso): perché è affondata la nave?

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Vita di Pi, di Ang Lee, Rhythm & Hues / Fox 2000 Pictures, USA 2012