Tuesday, 3 June 2008

Contro Ratzinger

Libello anonimo, come si usava fare nel Seicento quando i rischi di inquisizione erano reali: l'autore, di medio-alta estrazione culturale, compone, un po' per gioco e un po' per davvero, una critica peraltro nemmeno eccessivamente fanatica del pensiero e dell'operato di papa Ratzinger, confrontandolo a tratti con il suo illustre predecessore e vivisezionandone le presunte e reali debolezze filosofiche.
La principale accusa mossa a Ratzinger è quella di essere un moderno critico della modernità, cioè di usare per la critica all'impianto scientista strumenti da esso stesso prodotti; la sua seconda debolezza sarebbe in estrema sintesi quella di agitare lo spauracchio di un futuro nefasto come principale argomentazione alle proprie tesi.

Il libretto è ben impostato, molte delle considerazioni sono fondate e ben sostenute; allo stesso tempo tuttavia presenta numerosi passaggi che rasentano la disonestà intellettuale, laddove l'autore tenta deliberatamente di forzare le parole per ridurle a sfere di significato a lui favorevoli (esemplare in questo senso la definizione di Ratzinger come di relativista, per il suo sostenere che l'essenza dell'uomo si manifesta in relazione con Dio).

In mancanza di un autore identificabile, l'editore (ISBN edizioni) si assume, la piena paternità delle idee espresse.

Monday, 12 May 2008

Шостакович, Dvořák, Martinů, Janáček - Teatro La Fenice

Terzultimo concerto della stagione cameristica alla Fenice, è stato un po' una delusione: attirato dallo spirito nazionalistico che, leggendo i nomi di Dvořák, Martinů, Janáček oltre a quello del mio amato Šostakovič si è buttato con entusiasmo in un'operazione di coltivazione delle radici culturali, mi sono scontrato con un programma che non ha reso giustizia ai compositori: si trattava infatti generalmente di brani minori. Notevole eccezione, le sei liriche di Марина Ивановна Цветаева (Marina Ivanovna Cvetaeva), cantate benissimo dal contralto Sara Mingardo, con meritatissime ovazioni del pubblico. Carini il Preludio, dissonante fino a risultare cacofonico, e lo scatenatissimo Scherzo; bello il Notturno, sostenuto dal pizzicato del contrabbasso e dalla nota tenuta di violoncello su cui spiravano ariosissimi violini; Martinů ha tutto lo spirito ceco di Smetana e Janáček, declinato in una serenità non compromessa dalle dissonanze novecentesche; deludente infine la Suite di Janáček, priva di personalità e classicheggiante - e me ne dolgo se non altro per il rispetto programmatico che devo al maestro moravo.


Interpreti:
  • Sara Mingardo - Contralto
  • Ilario Gastadello - Viola
  • Maurizio Valmarana - Violino
  • Camerata Marciana
Programma:
  • Дмитрий Шостакович (Dmitrij Šostakovič), Preludio e scherzo per ottetto d'archi Op. 11 ***+ (lo scherzo ++)
  • Antonín Dvořák, Notturno per archi in si maggiore, Op. 40 ****
  • Bohuslav Martinů, Divertimento per violino, viola e piccola orchestra. Serenata IV ****--
    Andante - Andante moderato - Allegretto
  • Дмитрий Шостакович, Sei liriche su testo di Марина Ивановна Цветаева, Op. 143 bis ****
    Ai miei versi - Da dove questa tenerezza? - Dialogo di Amleto con la coscienza - Poeta e zar - No! Rullava il tamburo - Per Anna Achmatova
  • Leoš Janáček, Suite per archi **
    Moderato - Adagio - Andante con moto - Presto - Adagio - Andante

Sunday, 11 May 2008

5° Festival Nazionale di Cori giovanili e di Scuole Superiori - Vittorio Veneto

Quarta partecipazione del laboratorio gospel tenuto da Andrea d'Alpaos a Vittorio Veneto da ormai 6 anni (lo scorso anno abbiamo saltato, in favore di una forse più gratificante esibizione ai Ss. Apostoli di Venezia, come opening act per gli Atlanta Inspirational Choir). Per correttezza non si può dire che qualcosa sia andato male, né che il tutto sia stato deludente: per la moltitudine di liceali è sicuramente stato un evento, come lo fu per me ai tempi; tuttavia il gioco, che mostrava già la corda lo scorso anno, è diventato per me sempre meno sostenibile.
Non è un caso che delle canzoni presentate, due siano state riciclate dall'anno precedente e che il giudizio della commissione, positivo, abbia sottolineato l'operazione simpatia più che la (mancante) tecnica vocale.
Per la prima volta non siamo stati i vincitori morali del festival, a dispetto - o forse proprio per - il ruolo istituzionale di cui siamo stati investiti con la collocazione in apertura ed in chiusura della rassegna.

***

Programma:
  • Swing low, sweet chariot
  • Never alone
  • I want to thank you
  • Faithful
  • Giants

Saturday, 10 May 2008

Notte brava a Las Vegas

Film approcciato con un forte pregiudizio di partenza: se Maddalena non avesse avuto i biglietti gratis non mi sarei certamente dato la pena di andare fino al cinema per vederlo.

Mi sono dovuto ricredere: l'ora e mezza trascorsa in preda alla banale formula "i due si odiano, sono costretti a convivere e scoprono di amarsi" è stata piacevole, e in certi momenti anche piuttosto divertente. Cameron Diaz in versione broker in carriera sarebbe potuta entrare di diritto nel cast del Diavolo veste Prada: fisico mozzafiato e non un errore in fatto di stile; Ashton Kutcher dal canto suo ha dimostrato di essere il tipico ragazzone americano sotto tutti gli aspetti, e che non c'è una seria ragione verosimile per cui Demi Moore lo abbia eletto principe consorte.

Umorismo a tratti un po' fisico, buoni sentimenti, un pizzico di cattiveria, e grazie al cielo niente eccessiva volgarità all'americana.

**++

Thursday, 8 May 2008

Marco Toso Borella - Padroni e pedine (Scacchi a chi?)

Seconda fatica letteraria, da me ottenuta come parte del pacchetto autoriale contenente anche 1989.

Il libro consiste in una raccolta di racconti incentrati ciascuno su un pezzo della scacchiera - pedone, cavallo, re, torre, alfiere e donna - e tenuti insieme da una rete di rimandi intertestuali che fanno da ordito a trame paradigmatiche esplicanti il destino implicito in ogni pezzo: in questo modo prendono corpo Corinne Dame, Dorian White, Al "King", personaggi-esplicitazione del proprio alter ego scacchistico. Ogni racconto è preceduto da erudite citazioni da libri editi in luoghi impossibili -da Münchausen a Flatlandia -, composto in un carattere diverso (il gusto dell'editore tuttavia lascia a desiderare: caratteri e progetto tipografico avrebbero potuto essere molto più curati, data la loro particolare importanza) e corredato da illustrazione di pugno dell'autore.

Più difficile di 1989, e parimenti migliore: pur a tratti appesantito da stereotipi da action fiction, si mantiene al di sopra di essi grazie alla notevole erudizione ed alla sofisticata costruzione del gioco letterario. Si va da rivisitazioni iliadiche a gangster e spy story, passando per incontri (im)possibili tra Maximilien (de) Robespierre e Luigi XVI, pendolarismi orwelliani e concludendo con due brani tra il poetico e il metaletterario sul concetto di nero verso bianco, strizzando continuamente l'occhio al lettore in una sorta di sfida che, alla fine dei conti, fa parte della fenomenologia di ogni partita di scacchi.

Notevole la copertina.

****--

Marco Toso Borella - Venezia impossibile - 1989: il serenissimo principe fa sapere che...

Immeritato regalo da parte dell'autore a fronte dei più o meno reali pregi di questo diario. :)

Opera prima in ambito narrativo, consiste in un romanzo piuttosto breve ambientato in una ipotetica Repubblica Veneziana del 1989, sopravvissuta alla conquista napoleonica, alla consegna all'Austria (qui mai avvenuta) e all'unità d'Italia, trasformatasi in un grottesco stato totalitario che fa del turismo, del vetro e della neutralità internazionale sfruttata dal punto di vista finanziario le proprie ragioni di sopravvivenza.
Protagonista è Leonardo Rizzi, vedovo, padre di due figli, e provveditor capo della quarantia al civil e al criminal incaricato di indagare sugli omicidi di tre mastri vetrai nella blindatissima isola di Murano.

La trama si sviluppa in modo piuttosto prevedibile, attingendo alla tradizione del romanzo avventuroso e di quello poliziesco in continui giochi di specchi e rivelazioni per cui nessun dettaglio è ciò che sembra, in una sorta di Dan Brown ante litteram. Il punto di forza letterario è nella realtà parallela immaginata e descritta, una Venezia stravolta eppure, paradossalmente, possibile, nella cui descrizione Marco Toso attinge a piene mani alla propria conoscenza della città in quanto muranese, artista e storico, arrivando a formulare una precisa accusa nei confronti della falsità di una città moralmente di cartapesta, ridotta ad essere un castello di Disneyland ad uso e consumo dei turisti.

L'autentico pregio del libro è però costituito dalle belle illustrazioni, incisioni dallo stile personale e pure senza tempo, vero luogo dove emerge la cultura e la sensibilità dell'autore. Si potrebbe fin dire, esagerando, che il romanzo non sia altro che un divertissement narrativo di corredo alle illustrazioni, vere protagoniste del libro.

***++

Wednesday, 7 May 2008

Orestiade - Teatro greco di Siracusa

Grande sconfitta della Centanni, alla cui peraltro molto pregevole traduzione dell'Orestea di Eschilo è stata preferita quella di Pasolini, redatta per l'inscenazione siracusana del 1960 curata da Vittorio Gassman, che in quell'occasione rifiutò di assegnare l'incarico della traduzione a Salvatore Quasimodo. (A questo proposito, non è un caso se tra gli argomenti caldi del convegno Vendetta e giustizia nell'Orestea tenuto presso la sede dell'Istituto Nazionale per il Dramma Antico a Palazzo Greco gli animi si siano arroventati proprio sulla delicata questione dei tradimenti pasoliniani e di quali di essi fossero deliberati e di quali invece frutto di errori e scarsa conoscenza del greco e del francese). La Centanni faceva parte comunque del team organizzatore, e ha funto da consulente al regista Pietro Carriglio.
Al di là delle beghe accademiche, tuttavia, lo spettacolo è stato per me un'occasione più unica che rara: assistere alla messa in scena di una intesa trilogia tragica, e per giunta al teatro greco, non è cosa da capitare tutti gli anni. Se poi aggiungiamo la dotta compagnia della Centanni, il posto d'eccezione in una serata di anteprima dedicata alle autorità ed alla stampa, l'idillio è completo.

L'inscenazione era di buona qualità, scevra della lettura politica suggerita dalla versione pasoliniana e focalizzata invece sul dramma del sangue che chiama altro sangue: di primissimo piano in questo senso il ruolo di Clitemnestra, probabilmente principe di una compagnia di attori complessivamente di assai buon livello. Il coro ha giocato un ruolo importante, soprattutto in Coefore ed Eumenidi, agendo come entità autonoma sulla scena in perfetto senso classico e contrappuntando all'azione recitante interventi musicali, accompagnati da musicisti dal vivo presenti in scena, e coreografici in senso stretto - apprezzabilissima in questo senso l'interpretazione delle Erinni tutte e della loro corifea.


Scenografia vagamente postmoderna, alla Aldo Rossi, di notevole impatto visivo; peccato per la torre con scala a chiocciola, dominante la scena ma poco utilizzata nel concreto.

Difficile da giudicare per la sua unicità, nonostante qualche sporadica caduta di stile in senso pop si è trattato di un'esperienza eccezionale e di assoluto rilievo.

Splendido il manifesto; peccato solo che l'Oreste recitante non fosse e probabilmente non potesse essere quello il cui volto intenso campeggiava sulla gigantografia del fotografo Ferdinando Scianna.

*****

Traduzione: Pier Paolo Pasolini
Regia, scene e costumi: Pietro Carriglio

Musiche: Matteo D'Amico
Luci: Luigi Saccomandi
Movimenti coreografici: Leda Lojodice
Registi assistenti: Umberto Cantone, Luciano Roman
Scenografo assistente: Giuseppe Accardo
Costumista assistente: Marcella Salvo
Assistente alla regia: Tatiana Alescio
Assistente alle coreografie: Simona Gatto
Musiche dal vivo: Palermo Art Ensemble Sestetto - Michele Mazzola (sax soprano), Carmelo Sacco (sax contralto - sax basso), Alfonso Vella (sax tenore), Vincenzo Salerno (sax baritono), Giorgio Garofalo (violoncello), Francesco Prestigiacomo (fisarmonica- percussioni)

Guardiano: Luciano Roman
Clitennestra: Galatea Ranzi
Messaggero: Maurizio Donadoni
Agamennone: Giulio Brogi
Cassandra: Ilaria Genatiempo
Egisto: Luciano Roman
Capocoro (Agamennone): Stefano Santospago

Oreste: Luca Lazzareschi
Pilade: Claudio Mazzenga
Elettra: Galatea Ranzi
Un ragazzo (Portinaio): Aurora Falcone
Balia: Simonetta Cartia
Servi di Egisto: Francesco Alderuccio, Francesco Biscione, Luigi Mezzanotte
I Capocoro (Coefore): Cristina Spina
II Capocoro (Coefore): Elena Polic Greco
Corifee (Coefore): Valentina Bardi, Ilaria Bottiglieri

Religiosa: Liliana Paganini
Apollo: Maurizio Donadoni
Ombra di Clitennestra: Galatea Ranzi
Atena: Elisabetta Pozzi
Capocoro (Eumenidi): Cristina Spina
Corifee (Eumenidi): Elena Polic Greco, Ilaria Bottiglieri, Valentina Bardi

Costumi: Laboratorio di sartoria Fondazione INDA Siracusa
Scenografie: Laboratorio di scenografia Fondazione INDA Siracusa