Regalo di Natale di Corinna, ma a differenza di quanto avvenuto con altri suoi cadeaux librari non posso dichiararmene entusiasta.
Farinelli, geografo, cerca di tracciare una genealogia del concetto di Terra così come lo conosciamo e adoperiamo attualmente guardando in parallelo, con occhio prevalentemente letterario, alla storia della cultura occidentale. Attraversa così l'Enuma Elish, Genesi, l'Odissea, la vicenda di Giovanni il Battista, lo Spedale degli Innocenti e il Rinascimento tutto, Utopia di Thomas Moore, ripesca il Medioevo e si butta nell'era contemporanea con un affondo su Melville. Nel calderone finiscono Strabone, Tolomeo, i banchieri genovesi, l'illuminismo, il paesaggismo pittoresco, Conrad Lorenz, il concetto di villaggio globale: l'autore è uomo colto. Ma l'esposizione, pur brillante in alcune sue intuizioni, procede a colpi di passaggi cultural-letterari troppo arditi (diciamo pure metaforici!), cercando di far passare come pressoché scontato ciò che scontato non è affatto: non ho gradito affatto il tono assertivo delle affermazioni.
In somma, L'invenzione della Terra è un divertissement storico-geografico piacevole, forse interessante come tema seminariale a un corso di storia della geografia, ma un po' troppo fumoso ed eclettico anche per i miei momenti più engrammatici.
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Franco Farinelli, L'invenzione della Terra, Sellerio, Palermo 2012 [2007].
Friday, 23 August 2013
Monday, 27 May 2013
Vita di Pi
Molto è stato detto sull'uso del 3D in relazione alla fotografia, commentando in positivo gli esiti raggiunti da Ang Lee. In effetti, probabilmente spruzzi d'acqua e onde tridimensionali hanno un'ottima resa; ciò cui però penso si riferisse la critica è soprattutto l'aspetto più propriamente fotografico, relativo ai materiali di cui si compone l'inquadratura. E da questo punto di vista, ho trovato il linguaggio visivo un poco eccessivo, più appropriato all'illustrazione di una carta di Magic che al cinema, con le sue acque e nuvole dalle forme e dai colori esagerati, quasi kitsch.
Il finale è apertissimo, con la seconda interpretazione dell'esperienza di Pi in cui Richard Parker è di fatto una proiezione oggettivata di lui stesso ugualmente plausibile come la prima. Quale storia preferiamo? Quella con la tigre, o l'altra, disumana, spietata? La medesima risposta varrà per la fede in Dio, anche nel sincretismo indù-cristiano-musulmano che fa esclamare a Pi "Grazie Vishnu per avermi fatto conoscere Gesù Cristo!".
E sullo sfondo, non formulata apertamente, rimane l'ulteriore domanda, che in realtà una risposta ce l'ha (ma solo sul piano del senso, mentre quello della causalità resta eluso): perché è affondata la nave?
****
Vita di Pi, di Ang Lee, Rhythm & Hues / Fox 2000 Pictures, USA 2012
Il finale è apertissimo, con la seconda interpretazione dell'esperienza di Pi in cui Richard Parker è di fatto una proiezione oggettivata di lui stesso ugualmente plausibile come la prima. Quale storia preferiamo? Quella con la tigre, o l'altra, disumana, spietata? La medesima risposta varrà per la fede in Dio, anche nel sincretismo indù-cristiano-musulmano che fa esclamare a Pi "Grazie Vishnu per avermi fatto conoscere Gesù Cristo!".
E sullo sfondo, non formulata apertamente, rimane l'ulteriore domanda, che in realtà una risposta ce l'ha (ma solo sul piano del senso, mentre quello della causalità resta eluso): perché è affondata la nave?
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Vita di Pi, di Ang Lee, Rhythm & Hues / Fox 2000 Pictures, USA 2012
Friday, 24 May 2013
La casa degli spiriti
Trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo di Isabel Allende, servita soprattutto a riesumare dai cassetti della memoria il ricordo di quanto appassionante fosse stata la lettura del libro, ormai tredici - quattordici anni fa.
Il film, nonostante il cast di attori di prim'ordine (Jeremy Irons, Meryl Streep, Glenn Close e gli ancor giovincelli Winona Ryder e Antonio Banderas), non si regge in piedi troppo bene. Non solo non riesce (ovviamente!) a riassumere in modo soddisfacente la linea narrativa del libro, che attraversa quattro generazioni: si perde infatti nella sceneggiatura frammentaria, e pur cercando di strutturarsi episodicamente non trova la propria dimensione e i singoli quadri finiscono tendenzialmente per non avere né capo né coda; ma non riesce nemmeno a ricreare l'atmosfera senza tempo del romanzo, che pur disteso narrativamente attraverso tre quarti di Novecento, attinge a piene mani alla tradizione sudamericana del realismo mitico rappresentata da Márquez.
**
La casa degli spiriti, di Billie August, Constantin Film, Germania/Danimarca/Portogallo 1993.
Il film, nonostante il cast di attori di prim'ordine (Jeremy Irons, Meryl Streep, Glenn Close e gli ancor giovincelli Winona Ryder e Antonio Banderas), non si regge in piedi troppo bene. Non solo non riesce (ovviamente!) a riassumere in modo soddisfacente la linea narrativa del libro, che attraversa quattro generazioni: si perde infatti nella sceneggiatura frammentaria, e pur cercando di strutturarsi episodicamente non trova la propria dimensione e i singoli quadri finiscono tendenzialmente per non avere né capo né coda; ma non riesce nemmeno a ricreare l'atmosfera senza tempo del romanzo, che pur disteso narrativamente attraverso tre quarti di Novecento, attinge a piene mani alla tradizione sudamericana del realismo mitico rappresentata da Márquez.
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La casa degli spiriti, di Billie August, Constantin Film, Germania/Danimarca/Portogallo 1993.
Wednesday, 1 May 2013
Harry Potter e i doni della morte - Parte 2
Pensieri in libertà e osservazioni a
latere su quanto catalizzato dal mezzo cinematografico.
Le saghe letterarie e
cinematografiche di successo giungono a un certo punto alla conclusione, e
quello è il momento della resa dei conti, del pettine cui arrivano i nodi. Ci
sono saghe che falliscono la prova del finale, saghe che la reggono e saghe che
la superano con maestria: queste ultime si contano sulle dita di una mano.
Non voglio soffermarmi anche questa
volta sul concetto tolkieniano di eucatastrofe, né dare spazio a una sua
lettura in chiave etimologica che pure ritengo possa risultare fruttuosa in
quanto costringe a tenere conto del principio di sovvertimento, e di applicarlo
a personaggi, scopi, linee narrative. Voglio piuttosto annotare ciò che di
nuovo ho colto con questa prima visione post lettura.
Innanzitutto, la riabilitazione
totale e radicale del personaggio di Piton, capace di un amore vero, profondo,
disinteressato e fedele oltre la morte, incarnato nella difficoltà quotidiana
dell'amare nonostante i limiti, le antipatie, le ferite personali, nonostante
la scarsa stima da parte del mondo.
In secondo luogo, la risoluzione
(direi quasi psicanalitica!) del rapporto di Harry con il padre morto: è solo
nel momento in cui riesce ad accettare anche la limitatezza e le meschinità del
padre fino ad allora sempre idealizzato che Harry può finalmente crescere
davvero, diventare un uomo e prendere il proprio posto di adulto nel mondo.
La vicenda dei Malfoy suggerisce che
nessuno è veramente irrecuperabile, che l'umanità è debole e può compiere
scelte sbagliate per viltà, timore, egoismo; e ciò nonostante avere ancora
margine di recupero - e non è detto che, per essere credibile, si debba per
forza trattare di un recupero al cento per cento: anche un ottanta, o un
sessanta per cento sono sempre un recupero.
Harry Potter potrebbe di fatto essere
Signore della morte, avendo nelle mani tutti e tre i doni e la possibilità di
usarli, ma rinuncia deliberatamente alla pietra della risurrezione
lasciandosela cadere dalle mani nella foresta, e spezza la bacchetta di sambuco
impossibilitando la ricomposizione della triade: si tiene solo ciò che è sempre
stato suo - il mantello dell'invisibilità, il dono più prezioso e più saggio
secondo la leggenda.
La maestria del finale si esplicita
nel modo in cui gli archi narrativi dei singoli personaggi e dei singoli
elementi della trama giungono al loro punto di coronamento, allo stesso tempo
nuovo e naturale, appropriato per ognuno di essi. E in tutto questo gli
incastri, spesso arditi e serrati delle linee narrative individuali non
appaiono mai macchinosi.
****+
Harry Potter e i doni della morte - parte 2, di David Yates, Heyday Films, Warner Bros, United Kingdom 2011
Tuesday, 30 April 2013
Eric-Emmanuel Schmitt - Oscar e la dama in rosa
Libello suggerito dal p.s., credo ancora sotto Natale. Oscar ha dieci anni, è in ospedale, sta morendo di leucemia, e non crede in Dio. Nonna Rosa è un'anziana signora, ex lottatrice di catch, che gli fa da dama di compagnia, come probabilmente ha fatto a molti altri ragazzini prima di lui. E gli propone un gioco: vivere ogni giorno come se fosse un decennio, e provare a scrivere a Dio per lettera.
Da queste premesse si dipana un libriccino esile, da bere di un fiato, con molti momenti di intensa poesia, come la storia d'amore con Peggy Blue, ragazzina dall'incarnato azzurro.
Bello, specialmente l'ultima lettera lunga di Oscar, e come coronamento la lettera di nonna Rosa.
****
Eric-Emmanuel Schmitt, Oscar e la dama in rosa, Milano 2004 [2002]
Da queste premesse si dipana un libriccino esile, da bere di un fiato, con molti momenti di intensa poesia, come la storia d'amore con Peggy Blue, ragazzina dall'incarnato azzurro.
Bello, specialmente l'ultima lettera lunga di Oscar, e come coronamento la lettera di nonna Rosa.
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Eric-Emmanuel Schmitt, Oscar e la dama in rosa, Milano 2004 [2002]
Thursday, 25 April 2013
Harry Potter e i doni della morte - parte 1
A distanza di molti mesi dall'uscita
cinematografica dell'ultimo episodio anch'io finalmente ho iniziato a
riprendere il filo delle trasposizioni filmiche della saga potteriana,
interrotto ormai anni fa con la visione del Prigioniero di Azkaban di
Cuaron, prima soddisfazione dopo i deludenti episodi girati da Chris Columbus.
Il primo dei due film in cui è stato
adattato Harry Potter e i doni della morte risulta nel complesso un po'
lento e discontinuo: i singoli momenti della trama hanno natura episodica,
quasi si snodassero indipendentemente l'uno dall'altro per creare movimento in
una situazione di sfondo che ha come costante l'assenza di idee sul da farsi da
parte di Harry & compagnia; e ciò si nota molto più a livello
cinematografico rispetto al libro, dove il lascito di Silente sembra fungere
meno da deus ex machina per l'avanzamento della storia. Bello
ripercorrere il romanzo mentalmente, visto che il film gli è sostanzialmente
fedele, e visivamente molto ben concepito, con tutti gli interpreti credibili
nelle loro parti.
****-
Harry Potter e i doni della
morte - parte 1, di David Yates, Heyday Films, Warner Bros, United Kingdom 2010
Friday, 12 April 2013
Mauro Pesce - L'essenza del cristianesimo
Mauro Pesce appartiene alla corrente agnostica della scuola esegetica bolognese, e ciò caratterizza il suo approccio in modo determinante. Prima parte su Gesù - parole di Gesù, escatologia e remissione dei peccati, sacrificio giudaico. Seconda parte sulla nascita del cristianesimo - pratica di vita di Gesù, problemi di cui Gesù non aveva parlato tipo l'evangelizzazione dei non ebrei. Conclusione: Gesù un grande illuso, sperava l'avvento del regno di Dio, e invece muore (echi bultmanniani?).
La maggiore pecca del libro è l'eccessiva autoreferenzialità: Pesce cita continuamente i propri lavori precedenti, sia scritti in solitaria che in collaborazione con la Destro (sua compagna di vita oltre che di studio). La cosa alla lunga riesce fastidiosa, e soprattutto dà una sensazione di isolamento culturale, quasi che Pesce fosse il solo a portare avanti la sua linea storico-ermeneutica.
***-
Mauro Pesce, Da Gesù al cristianesimo, Morcelliana, Brescia 2011
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