Sunday, 14 December 2008

Palladio 500 anni - Palazzo Barbaran da Porto, Vicenza


Mostra del cinquecentenario dalla nascita del Palladio, allestita in pompa magna a palazzo Barbaran da Porto a Vicenza come produzione del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, della Royal Academy of Arts di Londra e del Royal Institute of British Architects, ed il contributo di una serie di personaggi eccellenti quali James Ackerman, Howard Burns, Mario Piana, Aldo Cibic e Giorgio Ciucci.

Divulgativa ma non superficiale, e specialistica ma non troppo, la mostra propone il classico percorso formazione-maturità-lascito attraverso media differenti: dai disegni autografi del Palladio alle ricostruzioni ed alle schede su ville, palazzi ed opere pubbliche, ad una quantità rilevante di modelli a grande scala (peraltro piuttosto terribili nella loro pedissequità, esclusa qualche luminosa eccezione quale lo spaccato di S. Giorgio Maggiore con evidenziata la bicromia tra parti intonacate e parti in laterizio dipinto di rosso). Non mancano infine, e sono forse le presenze più interessanti, disegni dei contemporanei del Palladio, medaglie, sculture, mappe e dipinti.

La mostra è stata occasione per ripassare la teoria di Burns sulla modularità del sistema spaziale palladiano, di confrontare la mano di Palladio con quella (più felice) di Antonio da Sangallo il giovane, ed ha permesso di scoprire un inedito Palladio creatore di disegni di strategia militare.

A cura di Guido Beltramini e Howard Burns. Ottimo logo (Cibic).

Thursday, 11 December 2008

Carlo Aymonino - Lo studio dei fenomeni urbani

Testo in bibliografia del primo laboratorio integrato di architettura per la città.
Aymonino cerca di dare un taglio disciplinare allo studio delle trasformazioni sette e soprattutto ottocentesche di città capitali quali Londra, Parigi e Vienna (e, entro certi limiti, Berlino). Il libro è piuttosto deludente - sono argomenti che forse negli anni Settanta, all'epoca della pubblicazione del libro, saranno stati nuovi o addirittura rivoluzionari, ma che per me non fanno altro che confermare quanto già sapevo da altri testi (Aldo Rossi et alii ) e dai corsi di storia dell'urbanistica e dal corso di storia dell'architettura contemporanea parallelo al laboratorio integrato.
Interessante la premessa che viene fatta su Padova, accompagnata dai rilievi degli edifici sui lotti gotici; piuttosto utili le piante di città capitali nel loro sviluppo storico poste a confronto tra loro alla medesima scala.

***-

Monday, 24 November 2008

Dino Buzzati - 60 racconti

Buzzati è uno scrittore strepitoso. Al di là dell'aspetto inventivo e contenutistico, è la sua prosa a renderlo grande: complementare a quella dannunziana, essa scivola avanti senza fatica, con un'eleganza ed una ricchezza impareggiabili, mantenendosi allo stesso tempo sempre asciutta, essenziale, rigorosa.

Il valore come scrittore, poi, è dimostrato e confermato dalla maestria dei suoi racconti. Che si tratti di pezzi brevi, lunghi al più qualche pagina, frammenti brevissimi di un solo paragrafo infilati come perle su un filo tematico, o di racconti lunghi con uno svolgimento narrativo generoso, il soggetto non è quasi mai banale e basta un guizzo dell'inventiva buzzatiana a trasformare tutte le situazioni, anche le più consuete. I filoni perseguiti sono vari: spesso ha la meglio il Buzzati disperato che vede il destino segnato ed inesorabile fin dalla prima frase; più di rado la parabola del racconto segue una traccia dolceamara per culminare nella felicità pura (come nel racconto di Natale); sovente racconti della normalità sono sovvertiti da improvvise svolte grottesche, soprannaturali o fantastiche: ed in tutti questi casi Buzzati, da vero poeta, spalanca la porta della fantasia traghettando il lettore oltre la soglia in modo ugualmente potente e discreto.

*****

Sunday, 16 November 2008

Cornelia Funke - Il re dei ladri

2 Milioni di copie vendute per un libro di cui al principio della lettura non comprendevo il senso.
Si tratta infatti essenzialmente di un romanzo per bambini, con due fratellini orfani scappati a Venezia per non venire separati dai progetti di adozione della zia, una banda di ragazzini senzatetto che dorme in un vecchio cinema, il loro capo che si fa chiamare Re dei ladri, un improbabile investigatore privato giocondo e una fotografa filantropa.
La trama si dipana da principio in modo stanco e un po' forzoso; è solo quando il Re dei ladri viene ridotto a ciò che effettivamente è - il gioco avventuroso di un ricco bambino vivente in una prigione dorata - che l'elemento misterioso prende il sopravvento, rendendo interessante la storia. Felice è l'elemento soprannaturale della giostra che permette di ringiovanire ed invecchiare, e felice è anche il corollario di personaggi tratteggiati con i colori decisi e spensierati delle avventure per ragazzi.

Meno felice è la scelta di ambientare la storia a Venezia, che non diventa mai veramente protagonista nonostante l'ostentazione dei toponimi cerchi di mascherare una conoscenza puramente turistica della città, e che come sfondo del racconto potrebbe essere intercambiabile con qualsiasi altro luogo.

***-

Saturday, 15 November 2008

Vacanze romane

Primo ruolo da protagonista per Audrey Hepburn, che con un provino strepitoso strappò la parte a Liz Taylor. La storia è quella, rovesciata, di Cenerentola: dopo un esaurimento nervoso dovuto alle pressioni suscitate dalla lunga serie di visite di stato, la principessa di un non nominato paese, sedata, scappa dal palazzo dov'è ospitata a Roma e si addormenta su una panchina dell'Urbe. Viene recuperata ed ospitata controvoglia da un giornalista, che una volta intuita la sua identità, fiutando lo scoop, le organizza una lunga giornata di vacanza, finendo per innamorarsene.

Supercarismatico Gregory Peck (per me nuova scoperta cinematografica), indimenticabile Audrey Hepburn (assai più affascinante che nel successivo Sabrina); i toni sono sempre garbati, la trama bilanciata, ed il finale dolceamaro segnato dal ritorno ai rispettivi doveri e dalla lealtà reciproca prima di uscire per sempre l'una dalla vita dell'altro è perfetto.

****+

Wednesday, 12 November 2008

Gianni Fabbri - Venezia, quale modernità. Idee per una città capitale.

Suggeritomi da Ciacci in seguito alla mia richiesta di bibliografia che dia un taglio meno usuale alle questioni veneziane, il libro è un'analisi dei territori della Grande Venezia. Non si tratta però di un'analisi fine a se stessa: Fabbri ragiona con mentalità progettuale, individuando gerarchie, sistemi spaziali e funzionali, e presupponendo una certa conoscenza dello status quaestionis da parte del lettore, cosa che gli permette una scrittura più agile.
La migliore intuizione è probabilmente l'individuazione dell'asse Marghera - S. Giuliano - Canale della Giudecca - Bacino di S. Marco - Lido come polarità di concentrazione delle trasformazioni, e la conseguente necessità di ragionare su di esso come su di un sistema unitari anche a livello progettuale.

Un grande pregio del libro è inoltre la sua relativa novità: pubblicato nel 2005, a distanza di 3 anni permette ancora un approccio relativamente fresco alla problema veneziano ed alle sue dinamiche presenti e future.

***++

Giù al nord

Bienvenue Chez Les Ch'tis è il titolo originale di questo film sui pregiudizi approdato da noi dopo aver sbancato la Francia. Les Ch'tis sono gli abitanti della regione Nord-Passo di Calais, dove viene spedito in sanzione disciplinare un direttore delle poste residente nell'assolata Provenza. Le voci che circolano sul Nord sono terribili: freddo, neve, gente rozza e dalla parlata incomprensibile (e tutto il film si regge su una serie di gag a questo proposito), ma ben presto Philippe stringe amicizia con i locali, ed è conquistato dalla loro dolcezza ed ospitalità. E il momento più accorato, ancorché previsto fin dall'inizio, è il nuovo trasferimento: perché chi viene al Nord piange due volte: di disperazione quando arriva, e di nostalgia quando se ne va.

L'eccellente scuola di doppiaggio italiana ha fatto un magnifico lavoro nella traduzione: un film praticamente intraducibile a causa dei suoi giochi di parole tra il francese e lo Ch'ti-mi è stato reso costruendo parola per parola la lingua del Nord, inventando di fatto un nuovo idioma assemblando pezzi dialettali italiani e conservando la dolcezza della pronuncia ed i discostamenti dalla lingua ufficiale - nel nostro caso l'italiano.

Il regista, Dany Boon, originario del Nord-Passo di Calais e convertito all'ebraismo, recita la parte di Antoine.

*****-